TEOFILO BARLA.
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IL CONFETTURIERE, L'ALCHIMISTA, IL CUCINIERE PIEMONTESE DI REAL CASA SAVOIA.
CENTO RICETTE PERDUTE CHE VALGONO PI DELLA SCOPERTA DI ALTRETTANTE NUOVE STELLE.
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1854. AUGUSTA TAURINORUM (TORINO).
2011. Arnaldo Forni Editore, Sala Bolognese.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Testo curato dal "Progetto Manuzio", iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber".
Ulteriori informazioni sul sito: http://www.liberliber.it/
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Indice.
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Prefazione.  di Giancarlo Roversi.
CENTO RICETTE PERDUTE CHE VALGONO PI DELLA SCOPERTA DI ALTRETTANTE NUOVE STELLE.
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Presentazione. di Roberto Rabachino.
UN FORTE LEGAME FRA CUCINA E VISSUTO.
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INTRODUZIONE. di Bruno Armanno Armanni.
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NOTE AL TESTO.
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Prefazione Autoriale.
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IL CONFETTURIERE PIEMONTESE DI REAL CASA SAVOIA.
Ricetta n. 1. L'Ordinaria Bunt di Sua Maest.
Ricetta n. 2. La Sublime Bunt di Sua Maest.
Ricetta n. 3. L'Ordinaria Confettura d'Arancia n. 1.
Ricetta n. 4. La Sublime Confettura d'Arancia n. 1.
Ricetta n. 5. L'Ordinaria Confettura d'Arancia n. 2.
Ricetta n. 6. La Sublime Confettura d'Arancia n. 2.
Ricetta n. 7. L'Ordinaria Confettura di Caco.
Ricetta n. 8. La Sublime Confettura di Caco.
Ricetta n. 9. L'Ordinaria Confettura di Castagna.
Ricetta n. 10. La Sublime Confettura di Castagna.
Ricetta n. 11. L'Ordinaria Confettura di Cioccolato Gerolamo.
Ricetta n. 12. La Sublime Confettura di Cioccolato Gerolamo.
Ricetta n. 13. L'Ordinaria Confettura di Giuggiola.
Ricetta n. 14. La Sublime Confettura di Giuggiola.
Ricetta n. 15. L'Ordinaria Confettura di Limone n. 1.
Ricetta n. 16. La Sublime Confettura di Limone n. 1.
Ricetta n. 17. L'Ordinaria Confettura di Limone n. 2.
Ricetta n. 18. La Sublime Confettura di Limone n. 2.
Ricetta n. 19 .L'Ordinaria Confettura di Patata Dolce.
Ricetta n. 20. La Sublime Confettura di Patata Dolce.
Ricetta n. 21. L'Ordinaria Confettura di Pepperoncino.
Ricetta n. 22. La Sublime Confettura di Pepperoncino.
Ricetta n. 23. L'Ordinaria Confettura di Pera Madernassa.
Ricetta n. 24. La Sublime Confettura di Pera Madernassa.
Ricetta n. 25. L'Ordinaria Confettura di Pomidoro Verde.
Ricetta n. 26. La Sublime Confettura di Pomidoro Verde.
Ricetta n. 27. L'Ordinaria Confettura di Rabarbaro.
Ricetta n. 28. La Sublime Confettura di Rabarbaro.
Ricetta n. 29. L'Ordinaria Confettura di Rosa Canina.
Ricetta n. 30. La Sublime Confettura di Rosa Canina.
Ricetta n. 31. L'Ordinaria Confettura di Zucca.
Ricetta n. 32. La Sublime Confettura di Zucca.
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L'ALCHIMISTA PIEMONTESE DI REAL CASA SAVOIA.
Ricetta n. 1. L'Ordinario Elixir d'Alquermes.
Ricetta n. 2. Il Sublime Elixir d'Alquermes.
Ricetta n. 3. L'Ordinario Elixir d'Arancia.
Ricetta n. 4. Il Sublime Elixir d'Arancia.
Ricetta n. 5. L'Ordinario Elixir d'Archebuse.
Ricetta n. 6. Il Sublime Elixir d'Archebuse.
Ricetta n. 7. L'Ordinario Elixir di Cola e di Coca.
Ricetta n. 8. Il Sublime Elixir di Cola e di Coca.
Ricetta n. 9. L'Ordinario Elixir di Dattero.
Ricetta n. 10. Il Sublime Elixir di Dattero.
Ricetta n. 11. L'Ordinario Elixir di Finocchio Selvatico.
Ricetta n. 12. Il Sublime Elixir di Finocchio Selvatico.
Ricetta n. 13. L'Ordinario Elixir di Ginepro.
Ricetta n. 14. Il Sublime Elixir di Ginepro.
Ricetta n. 15. L'Ordinario Elixir di Latte di Capra.
Ricetta n. 16. Il Sublime Elixir di Latte di Capra.
Ricetta n. 17. L'Ordinario Elixir di Lauro.
Ricetta n. 18. Il Sublime elixir di Lauro.
Ricetta n. 19. L'Ordinario Elixir di Limone.
Ricetta n. 20. Il Sublime Elixir di Limone.
Ricetta n. 21. L'Ordinario Elixir di Limonina.
Ricetta n. 22. Il Sublime Elixir di Limonina.
Ricetta n. 23. L'Ordinario Elixir di Lunga Vita.
Ricetta n. 24. Il Sublime Elixir di Lunga Vita.
Ricetta n. 25. L'Ordinario Elixir di Noce.
Ricetta n. 26. Il Sublime Elixir di Noce.
Ricetta n. 27. L'Ordinario Elixir d'Ovo di Gallina.
Ricetta n. 28. Il Sublime Elixir d'Ovo di Gallina.
Ricetta n. 29. L'Ordinario Elixir di Sanbuco.
Ricetta n. 30. Il Sublime elixir di Sanbuco.
Ricetta n. 31. L'Ordinario Elixir di Vino Abbruciato.
Ricetta n. 32. Il Sublime elixir di Vino Abbruciato.
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IL CUCINIERE PIEMONTESE DI REAL CASA SAVOIA.
Ricetta n. 1. L'Ordinaria Cottura d'Anitra Selvatica.
Ricetta n. 2. La Sublime Cottura d'Anitra Selvatica.
Ricetta n. 3. L'Ordinaria Cottura di Bas de Soie di Majale.
Ricetta n. 4. La Sublime Cottura di Bas de Soie di Majale.
Ricetta n. 5. L'Ordinaria Cottura di Bollito di Langa.
Ricetta n. 6. La Sublime Cottura di Bollito di Langa.
Ricetta n. 7. L'Ordinaria Cottura di Filetto alla Gabetti.
Ricetta n. 8. La Sublime Cottura di Filetto alla Gabetti.
Ricetta n. 9. L'Ordinaria Cottura di Finanziera alla Benso.
Ricetta n. 10. La Sublime Cottura di Finanziera alla Benso.
Ricetta n. 11. L'Ordinaria Cottura di Trito di Manzo all'Asburgo.
Ricetta n. 12. La Sublime Cottura di Trito di Manzo all'Asburgo.
Ricetta n. 13. L'Ordinaria Cottura d'Aquila Reale.
Ricetta n. 14. La Sublime Cottura d'Aquila Reale.
Ricetta n. 15. L'Ordinaria Cottura di Beccaccino.
Ricetta n. 16. La Sublime Cottura di Beccaccino.
Ricetta n. 17. L'Ordinaria Cottura di Fagiano.
Ricetta n. 18. La Sublime Cottura di Fagiano.
Ricetta n. 19. L'Ordinaria Cottura di Nibbio Reale.
Ricetta n. 20. La Sublime Cottura di Nibbio Reale.
Ricetta n. 21. L'Ordinaria Cottura d'Acciuga in Bagna Calda.
Ricetta n. 22. La Sublime Cottura d'Acciuga in Bagna Calda.
Ricetta n. 23. L'Ordinaria Cottura di Carpa.
Ricetta n. 24. La Sublime Cottura di Carpa.
Ricetta n. 25. L'Ordinaria Cottura di Luccio.
Ricetta n. 26. La Sublime Cottura di Luccio.
Ricetta n. 27. L'Ordinaria Cottura di Merluzzo.
Ricetta n. 28. La Sublime Cottura di Merluzzo.
Ricetta n. 29. L'Ordinaria Cottura di Rana.
Ricetta n. 30. La Sublime Cottura di Rana.
Ricetta n. 31. L'Ordinaria Cottura di Testuggine.
Ricetta n. 32. La Sublime Cottura di Testuggine.
Ricetta n. 33. L'Ordinaria Cottura di Bodino.
Ricetta n. 34. La Sublime Cottura di Bodino.
Ricetta n. 35. L'Ordinaria Cottura di Pizza Ludovica.
Ricetta n. 36. La Sublime Cottura di Pizza Ludovica.
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POSTFAZIONE. di: Vittorio Ubertone.
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FINE Indice.
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Prefazione.  di Giancarlo Roversi.
CENTO RICETTE PERDUTE CHE VALGONO PI DELLA SCOPERTA DI ALTRETTANTE NUOVE STELLE.
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C' un fantasma che si aggira sulla scena della grande cucina italiana, un fantasma che finora aveva un volto corrucciato, che se ne stava lontano dai clamori, anzi era atterrito al solo pensiero di affacciarsi alla ribalta, di declinare la propria identit terrena.
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E questo perch il suo spirito, quando era ancora incastonato nel suo corpo vivente, aveva dovuto subire tali e tante umiliazioni e un destino cos crudele da rimanere annientato e vagante in un'altra dimensione cosmica in attesa di un'improbabile revanche.
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 il fantasma di un grande e sfortunato cuoco che un giorno conobbe i fasti di corte, le adulazioni di nobiluomini e gentildonne e che poi, per uno di quei tiri mancini che una sorte infame sa rifilare, cadde nella polvere fino a fare perdere di s ogni memoria.
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Ma di lui, scampato al dileguamento della sua impronta umana e pervenuto a noi per uno di quei casi fortuiti che fanno gridare al prodigio, restava un unico esemplare - ignorato da tutti - della raccolta di ricette che aveva dato alle stampe, dedicandola al proprio sovrano per potere rientrare nelle sue grazie. E che invece fin per marcire in una lurida stalla dove lo sventurato era stato relegato a vivere e ad accudire alle bestie per guadagnarsi il pane.
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Un'opera che, se non fosse stata condannata all'oblio e alla dissoluzione, avrebbe meritato al cuoco sabaudo di sedere nella eletta schiera dei maestri cucinieri famosi. Ma il destino a volte ha dei ravvedimenti, seppure tardivi, e d via libera alla nemesi, facendo uscire dall'ombra quell'unico libro superstite che torna a dare una sembianza, a connotare la figura, a materializzare l'infelice cuoco di casa Savoia.
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Il suo nome  Teofilo Barla e il libro  questo, seppure esemplato sull'originale, perch le sue condizioni di conservazione non consentivano una ristampa anastatica pena la sua polverizzazione e perdita definitiva.
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"La scoperta di un piatto nuovo  pi preziosa per il genere umano che la scoperta di una nuova stella", scrive Anthelme Brillat-Savarin nella Fisiologia del gusto, apparsa nel 1825. In queste pagine i piatti "scoperti" sono ben 100, quindi valgono pi del ritrovamento di altrettante nuove stelle! Sono ricette che ignoravamo di possedere e che invece abbiamo ritrovate,  proprio il caso di dire, cammin facendo. .
Infatti  proprio presso una bancarella di libri d'antiquariato che  stato acquistato il misterioso libretto originale.
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Misterioso perch per rintracciare il fortunato possessore di quella che  quasi certamente la sola copia serbatasi fino a noi  stata un'impresa complessa, ma coronata felicemente.
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 un oggetto misterioso perch il proprietario lo custodisce gelosamente sottraendolo agli sguardi concupiscenti di studiosi e cultori dell'arte della tavola. Ma il motivo c'.
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Le traversie incontrate dal suo autore, lo sventurato Barla, di cui Bruno Armanno Armanni traccia un profilo preciso e vibrante, e quindi anche quelle del suo libro, hanno nuociuto drammaticamente alla sua conservazione. E, come mi ha confessato il suo possessore, basta una mossa maldestra per sfaldarne irrimediabilmente le pagine con una perdita perci irreparabile.
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Quindi solo grazie all'amorevolezza di Armanno Armanni suo custode e trascrittore, che l'ha maneggiato con estrema delicatezza,  stata possibile la sua fedele riproduzione e la successiva ricomposizione in caratteri moderni. Questa soluzione forse deluder qualche incallito bibliofilo integralista, ma era l'unica maniera per porgere al godimento di tutti questo singolare unicum della tradizione culinaria piemontese dei primi anni del secondo '800.
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Certo che a leggere le scarne e tormentate vicende della vita di Teofilo Barla, cos attentamente rievocate nel saggio introduttivo, si prova un profondo senso di tristezza che accresce il valore intrinseco dell'opera recuperata.
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Specialmente di fronte all'incidente di una polenta concia, presentata con incapace e inetta irruenza sul desco di affamati cavallerizzi, atto forse intollerabile per la vita di corte di un tempo, ma pur sempre involontario e sproporzionato al castigo inflitto manu regis allo sfortunato maestro pasticcere, degradato prima a sguattero e infine giubilato dalle cucine reali e spedito a fare lo stalliere. A evitargli questa umiliazione a nulla valsero l'amicizia e le premure del grande Vialardi il cuoco monstre dell'epoca al servizio dei Savoia.
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In particolare lascia sgomenti la coincidenza della drammatica morte del Barla avvenuta lo stesso giorno di quella del suo maestro e amico, il Vialardi appunto: il primo inghiottito dai flutti dopo un inseguimento dei gendarmi che lo avevano colto a pescare di frodo, il secondo morto nel suo letto circondato dall'affetto di famigliari e amici.
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E lascia sbigottiti la crudelt del sovrano che non volle mai accettare, come gesto riparatore di un atto di insignificante sventatezza commesso dal Barla, il libro che per ingraziarsi di nuovo il suo favore il cuoco aveva fatto stampare a sue spese, attingendo a tutti i risparmi di una vita di lavoro fra i fornelli. Un libro dove aveva raccolto il frutto della sua lunga esperienza presso le cucine della stessa casa Savoia.
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Per fortuna il tempo fa sempre giustizia e oggi l'opera esce di nuovo alla luce, facendo finalmente sbocciare un sorriso sulle labbra del fantasma del Barla, cui dobbiamo chiedere venia di eventuali errori di trascrizione delle sue ricette.
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Giancarlo Roversi.
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Presentazione. di: Roberto Rabachino.
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UN FORTE LEGAME FRA CUCINA E VISSUTO.
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Indubbiamente la cucina  lo specchio della cultura di un determinato territorio in un periodo specifico. L'opera culinaria poi potrebbe essere definita come un'operazione nel linguaggio scritto che coinvolge contemporaneamente pi livelli di realt: un livello teorico, un livello pratico e uno emozionale.
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Quest'opera ha il privilegio di racchiudere tutti i tre livelli perch non  di fattura comune e credo che costituir un avvenimento importante nella vita culturale gastronomica piemontese e non solo.
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Il presentare un personaggio come Teofilo Barla, Matre Ptissier et Confiseur e collaboratore di Giovanni Vialardi, propone una quantit di informazioni che conferiscono un'importanza che va oltre il semplice ambito culinario o storico e coloro che avranno la curiosit di immergersi nella lettura converranno che la mia non  semplice retorica.
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Storia particolare quella del Barla. Declassato a sguattero per colpa di una polenta, non fu mai reintegrato nel ruolo che gli competeva. Autore di un pregiato ricettario da lui solo editato, trova solo nel rogo il suo lettore pi attento.
Riscoprire i legami forti tra la cucina e il vissuto  la peculiarit di questo volume.
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Roberto Rabachino.
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INTRODUZIONE. di Bruno Armanno Armanni.
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Era il dicembre 2004 e visitai presso la Fiera di Milano, padiglione 3 se ben ricordo, il 1 Salone del libro usato.
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Fra i numerosissimi libri esposti, uno attrasse in particolar modo la mia attenzione anche se, o forse perch, era in deplorevole stato di conservazione, sbrindellato, privo di numerose pagine, con veste tipografica dimessa e di insolito formato.
Titolo? Il Confetturiere, l'Alchimista, il Cuciniere piemontese di Real Casa Savoia. Autore? Teofilo Barla. Luogo e anno di pubblicazione? Torino, 1854.
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Lo acquistai e, complici i miei molteplici interessi, mi appassionai nel leggere le ricette riportate nel volume - alcune in verit molto insolite - e quindi mi posi all'opera per ricercare informazioni sull'autore, sconosciuto ai pi.
Poche e frammentarie notizie si hanno su Teofilo Barla: oltre a quanto egli talvolta accenna circa le sue vicende nel corso del citato libro,  grazie a quanto scrisse in 18 lettere indirizzate alla madre Margherita Occhiena che  possibile tracciare a grandi linee la storia della sua vita.
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Queste missive, facenti forse parte di un plico ben pi consistente e smembrato, furono ritrovate alla fine del 1930 sotto le piastrelle del pavimento della cucina della casa dove la madre trascorse la vita, in seguito ad alcuni interventi edilizi effettuati nel quartiere San Rocco di Asti e successivamente pubblicate su un libricino intitolato Lettere a mamma Margherita dalla Corte Sabauda edito in esiguo numero di copie presso la Tipografia Vinassa (Asti, anno 11 e.F., s.i.p.) a cura del geometra e storico Niccola Gabiani e che ho avuto modo di consultare grazie alla cortesia del suo possessore Giovanni Angelo Maria Burini, bibliofilo astigiano.
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Infatti il cosiddetto Fondo Niccola Gabiani - acquisito dalla Biblioteca Civica di Asti nell'anno 1940 alla morte dello storiografo, gi conservatore della medesima - purtroppo non contempla la raccolta di queste lettere, al pari di molte altre sue pubblicazioni di piccolo formato.
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Come detto, ho potuto visionare il volumetto, ma di esso riporto solo due brevissimi stralci. Il gentile collezionista mi ha infatti lasciato intendere che forse potrebbe ripubblicare il testo a seguito dell'edizione del presente libro e ci sarebbe una cosa veramente meritoria perch in esso sono riportate molte curiosit circa la vita della Corte Sabauda del tempo: una storia minima che viene narrata alla madre da un insolito testimone oculare.
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Ho rintracciato poche altre informazioni su Teofilo Barla successive al 1854, anno dell'edizione del suo libro, nelle brutte copie di alcune lettere da lui inviate quasi certamente a Giovanni Vialardi e allegate agli atti dell'inchiesta sulla morte per annegamento del nostro autore (cfr. AA.VV., Almanacco dei principali eventi accaduti in Torino nell'anno 1872, Torino, Tipografia eredi Botta, s.d., s.i.p.) e poche altre ancora in una breve notizia di cronaca in merito a tale disgrazia apparsa sul settimanale astigiano Il Cittadino.
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Come da Prefazione Autoriale al suo libro, Teofilo nacque ad Asti il 29 marzo 1796 nel quartiere di San Rocco e rimase orfano all'et di due anni quando suo padre, il nizzardo Jean Baptiste Barla, per nel corso di una rissa causata da presunte violazioni di diritti di pesca alla carpa nel vicino fiume Tnaro.
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Fu allevato dalla madre Margherita Occhiena e con lei rimase fino a quando la vedova conobbe nel 1810 un ufficiale che prestava servizio nel Corpo Reale degli Ingegneri di Casa Savoia, tale Filiberto Bodritti, che era stato inviato ad Asti da Torino con il compito di progettare la destinazione d'uso a caserma di tre antichi edifici di culto dismessi che sorgevano nel quartiere astigiano: il monastero di Sant'Anna e i conventi del Carmine e di San Giuseppe.
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Filiberto Bodritti si adoper affinch l'orfano trovasse impiego presso la Corte Reale e in effetti, nel corso dello stesso anno, il giovane Teofilo venne accolto in qualit di guattero presso le cucine di Casa Savoia: da notare che a quei tempi il termine guattero (o sguattero) non aveva l'odierno significato spregiativo, ma stava a indicare uno dei numerosi e invidiati Ajutanti che collaboravano con il Capo di Cucina di Casa Reale.
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Barla ricopr questo incarico per 37 anni, regnanti Vittorio Emanuele Primo, Carlo Felice e Carlo Alberto fintanto che quest'ultimo, in seguito alla preparazione di una confettura da lui ideata che gust con enorme piacere, gli confer nel 1848 l'incarico di Matre Ptissier et Confiseur Royal e lo pose alle dirette dipendenze del Capo di Cucina Giovanni Vialardi che in quell'occasione fu promosso Capo Cuoco e Pasticcere, grazie alla ricetta del suo collaboratore.
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Il lavorare a fianco di un superiore che pi che tale era un amico da lunga data, e forse maggiormente abile di lui nel far valere a Corte il proprio operato, segn l'esistenza lavorativa di Barla, specie quando Vialardi evit che il suo sottoposto fosse allontanato con ignominia dalle cucine reali in seguito a un serio incidente occorso nel febbraio 1851 durante un banchetto che ebbe luogo nel castello di Garessio.
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In  occasione di una battuta di caccia condotta in prima persona da Vittorio Emanuele Secondo, Barla insistette per preparare una polenta alla moda della Valle di Aosta, ma la present maldestramente in tavola rovesciandone in parte sulle gambe di sette commensali, fortunatamente ancora in tenuta da cavallerizzi.
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Declassato seduta stante a guattero, cerc di superare la cocente esperienza e, sperando di ritornare nelle grazie reali, decise di pubblicare un trattato di cucina: Il Confetturiere, l'Alchimista, il Cuciniere piemontese di Real Casa Savoia, come scrisse all'anziana madre (... al pari di quanto si narra circa il Santo di cui porto il nome m'adoperer fintanto che diverr il siniscalco di questa Real Corte ...).
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E in effetti nel 1854 - prosciugando i propri risparmi - diede alle stampe un migliaio di copie del libro, suddiviso in tre tomi, presso un anonimo tipografo che era quasi con certezza qualcuno che ricopriva un incarico di alto rango nella stamperia reale di Torino.
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Implorando di essere riconfermato nell'incarico che gli era stato revocato tre anni prima, dedic l'opera a Sua Altezza Reale Vittorio Emanuele, Re di Sardegna (poi d'Italia) e all'Aiutante Capo Cuoco e Pasticcere di Real Casa Savoia Giovanni Vialardi, pi volte citato nel corso di alcune ricette, che poco tempo prima si era ritirato a vita privata.
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Non si sa quali furono le reazioni da parte di Casa Savoia, salvo quella di mandare al rogo un centinaio di copie che erano state destinate da Barla alla biblioteca reale e soprattutto non  dato sapere di come il libro venne accolto dai lettori, ammesso che ne abbia avuti, in quanto risulterebbe che quasi tutte le copie residue siano state ritrovate nell'ultima dimora dell'autore.
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Per  noto che in quello stesso anno, pochi mesi prima e forse a insaputa di Barla, Giovanni Vialardi aveva pubblicato il suo Trattato di Cucina, Pasticceria moderna, Credenza e relativa Confettureria contenente oltre 2.000 ricette. Questo libro, effettivamente moderno e innovativo rispetto ad analoghi del tempo, ebbe grande successo e le sue numerose ristampe inducono a ritenere che in quel periodo non vi fosse molto spazio commerciale per altri testi su analoghi argomenti.
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Teofilo Barla, che aveva sperato di rinverdire i favori reali con la sua pubblicazione, non raggiunse lo scopo prefissosi e il suo carattere, da riservato e solitario quale era, divenne abulico, indolente e litigioso e ci caus il suo allontanamento dalle cucine dei Savoia come risulta da una delle brutte copie di alcune lettere forse inviate a Giovanni Vialardi e da un Regio Biglietto del settembre 1865: L'accidia e la superbia con le quali il guattero Barla ammesso nel 1810 al Nostro Servizio attende al disimpegno dei propri doveri ha incontrato la Nostra riprovazione, eppertanto egli sia destinato quale stalliere di lettiera presso la Nostra Reale Palazzina di Caccia di Stupinigi coll'annuo stipendio di lire trecentosessanta.
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Se si considera che nel 1816 Barla percepiva 400 lire annue che divennero 1.050 quando ricopr l'incarico di Matre Ptissier et Confiseur (per poi essere ridotte prima a 560 e poi a 360 quando fu declassato), che il cibo e l'alloggio erano ben diversi da quelli cui era abituato e soprattutto che la sua mansione lo portava ad annusare profumi che certo non erano quelli delle amate cucine, si pu comprendere quale potesse essere il suo stato d'animo dopo sette anni di servizio con l'incarico di stalliere di lettiera quando, in una torrida giornata dell'agosto 1872 (gioved 29), si rec sulle rive del fiume Sangone per praticare l'abituale pesca di frodo alla carpa con cui integrava l'esiguo stipendio.
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Scoperto, inseguito e catturato da due Carabinieri Reali, anzich arrendersi ingaggi una furibonda e tanto immotivata quanto drammatica colluttazione con le forze dell'ordine. Come riportato sul settimanale astigiano Il Cittadino, una delle guardie inciamp in un arbusto e, perso l'equilibrio, spinse involontariamente in acqua Teofilo Barla che, inabile al nuoto, per tra i flutti.
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Nell'articolo si dice inoltre che con sommo stupore degl'inquirenti tra i miserrimi beni del malandrino furon rinvenute molte centinaia di copie d'un identico libro di cucina a suo nome o di un suo omonimo, tutte in pessimo stato di conservazione in quanto rose dai ratti e dalle muffe per cui la Gendarmeria reput necessario dar loro le fiamme.
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Dopo vent'anni, il 29 agosto 1872, i destini dell'ex Matre Ptissier et Confiseur e dell'ex Capo Cuoco e Pasticcere di Casa Savoia si incrociarono nuovamente: infatti nello stesso giorno Giovanni Vialardi si spegneva serenamente nella sua casa di Brusasco munito dei conforti religiosi, ricco, famoso e circondato dall'affetto dei sette figli e di oltre un centinaio fra nuore, generi, nipoti e pronipoti.
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Come accennato, il libro di Teofilo Barla consta di tre tomi: Il Confetturiere piemontese di Real Casa Savoia ovverosia del modo di confettare frutti diversi in diverse maniere, L'Alchimista piemontese di Real Casa Savoia ovverosia del modo d'ottenere diversi elixir in diverse maniere e Il Cuciniere piemontese di Real Casa Savoia ovverosia del modo di cucinare diverse carni di terra, di aria e di aqua in diverse maniere seguito da: il modo d'approntare quattro bianco mangiare in quattro diverse maniere. Le ricette contemplate sono cento, 32 per ognuno dei primi due tomi e 36 per il terzo, di cui 4 espressamente dedicate al bianco mangiare.
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Lo stato di conservazione del volume, probabilmente uno dei pochi esemplari che sono scampati ai due roghi che hanno perseguitato la pubblicazione, non  dei migliori: vi sono pagine mancanti o parzialmente strappate, nicchie e gallerie di anobidi, muffe, polvere ecc.
Purtroppo del I tomo sono intelligibili solamente 18 ricette e analogamente accade per quanto riguarda il Secondo; del terzo tomo, 20 ricette su 36.
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Quest'ultimo  a sua volta suddiviso in: carni di terra (sono salve 10 ricette su 12), carni di aria (mancano le pagine di tutte e otto le ricette), carni di aqua (sono salve 6 ricette su 12) e bianco mangiare (salve 4 su 4).
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Secondo quanto  riportato in alcune brevi notazioni poste dall'autore all'inizio di qualche ricetta,  possibile attribuire a esse i seguenti anni di riferimento in base a questi accadimenti:
1815 - nn. 11 e 12, tomo 1: Gioachino Bellone e Giovan Battista Sales sono alla Corte dei Savoia;
1824 - nn. 7 e 8, tomo 1: Carlo Alberto ritorna a Torino con la moglie e il figlio Vittorio Emanuele;
1826 - nn. 3, 4, 15 e 16, tomo 1: Henri Braconnot divulga la sua scoperta della pectina;
1831 - nn. 7 e 8, tomo 3: Giuseppe Gabetti compone la Marcia Reale d'Ordinanza;
1840 - nn. 27 e 28, tomo 2: Gian Battista Pezziol ottiene il brevetto per il suo Vov;
1847 - nn. 19 e 20, tomo 2: Michele Novaro compone la musica de Il Canto degli Italiani, detto anche Inno di Mameli;
1848 - nn. 1 e 2, tomo 1: Teofilo Barla  promosso Matre Ptissier et Confiseur Royal;
1848 - nn. 1 e 2, tomo 3: Vittorio Emanuele II e Rosa Vercellana cenano alla Reale Palazzina di Caccia di Stupinigi;
1848 - nn. 7 e 8, tomo 2: Gino Ferrero viene internato presso il Cottolengo;
1850 - nn. 11 e 12, tomo 3: Maria Anna di Savoia, esule a Praga, si reca a Torino;
1851 - nn. 9 e 10, tomo 1: Teofilo Barla viene declassato alla mansione di Guattero;
1852 - nn. 23 e 24, tomo 2: Giovanni Nepomuceno Maria di Asburgo-Lorena viene alla luce;
1852 - nn. 9 e 10, tomo 3: Giovanni Vialardi viene declassato alla mansione di Aiutante Capo Cuoco e Pasticcere;
1853 - nn. 35 e 36, tomo 3: Maria Clotilde di Savoia si comunica per la prima volta.
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Per le restanti ricette  difficile individuare con certezza a quali anni si possano riferire, anche perch quando Teofilo Barla accenna a Sua Maest, a Sua Altezza Reale, al Sire, ecc. non specifica mai il nome del regnante.
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Per quelle in cui Giovanni Vialardi  citato con la qualifica di Aiutante di Cucina, il periodo temporale  compreso tra il 1824 - 1845; Aiutante Capo di Cucina, tra il 1845 - 1847; Capo di Cucina, 1847 - gennaio 1848; Capo Cuoco e Pasticcere, 1848 - fine 1852.
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A proposito della carriera di Vialardi, la ricetta 9, tomo 3 svela un piccolo mistero: molte delle sue biografie accennano al fatto che rassegn nel 1853 le dimissioni dal suo incarico presso Casa Savoia con la qualifica di Aiutante Capo Cuoco e Pasticcere e in effetti quando pubblic l'anno successivo il suo libro Trattato di cucina, pasticceria moderna, credenza e relativa confettureria, si definisce tale pur avendo ricoperto per 5 anni un ruolo gerarchicamente superiore.
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Che cosa mai era accaduto? Grazie al libro di Barla ora  noto che nel 1852 e molto probabilmente verso la fine dell'anno, tenuto conto del tipo di ricetta eseguita, Vialardi fu declassato per ordine di Vittorio Emanuele Secondo, come gi capitato l'anno prima a Barla, a causa di un'affermazione giudicata dal Re pi consona a un capo popolo che a un capo cuoco e forse  anche in seguito a questo fatto che, non ancora cinquantenne, decise di lasciare Casa Savoia e di ritirarsi a vita privata.
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Per quanto riguarda Barla, si pu notare che, forse ancora addolorato e adirato per quanto accadutogli, cita nella ricetta 9, tomo 1, i nomi di coloro che ritiene essere stati la causa della sua disgrazia e sempre a proposito di consapevoli o inconsapevoli delazioni - salvo che si tratti di un errore di stampa - si veda la ricetta 23, tomo 2 in cui afferma di essere stato autorizzato da Vialardi al pagamento di 7.000 lire d'argento per conoscere gli ingredienti di una ricetta definita segreta e poche righe dopo si pu leggere che il Re loda Vialardi per averne spese solo 9.000.
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Per contro, un'apparente bont d'animo (o rassegnazione?) trapela leggendo alcune ricette, a esempio quelle in cui egli afferma di essere orgoglioso che la sua preparazione  stata apprezzata a Corte e di essere felice di quanto accaduto anche se il merito, e talora il conseguente compenso economico,  stato attribuito ad altri.
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Sar ingenuit o malizia quando narra nella ricetta 2, tomo 3, di aver giurato che non avrebbe mai parlato con alcuno di una scappatella di Sua Maest, ma nel contempo informa il lettore di quanto accaduto alla Palazzina di Caccia di Stupinigi. In ogni caso,  molto probabile che fu a causa di ci - e forse anche di quanto  riportato nella ricetta 7, tomo 1 - che le copie del suo libro destinate alla biblioteca reale siano state mandate al rogo per ordine di Vittorio Emanuele Secondo.
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Sempre nella ricetta 2, Barla accenna di supporre che l'amante del Re sia miope (le cronache e i pettegolezzi di Corte ci informano invece che a quel tempo era analfabeta) e di essere stato mosso al sorriso da alcune parole del sovrano, ma non specifica se la causa sia stata dovuta a un lapsus del re, alla sua vanteria amatoria o al fatto che il cibo coadiuvante d'Afrodite sia stato ritenuto erroneamente quello cucinato da Vialardi.
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Vi sarebbero altre piccole curiosit e molti pettegolezzi narrati da Barla circa la convivialit della Corte Sabauda, ma lascio al lettore il piacere di rintracciarli.
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Le ricette di Barla hanno una caratteristica peculiare e insolita, cio la duplice versione di una medesima preparazione: quella ordinaria e quella sublime, cosa che non si riscontra in alcun trattato di cucina precedente e successivo al suo. L'esposizione di ogni ricetta ordinaria termina facendo riferimento a quella successiva (sublime) con l'esplicita menzione che si tratta di una preparazione afrodisiaca: in effetti viene suggerito l'utilizzo di una miscela di spezie ed erbe alcune delle quali oggi potrebbero essere sicuramente definite come stupefacenti e/o psicotrope, ma che nel corso del 19esimo secolo non erano considerate tali.
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Secondo quanto afferma Barla, queste ricette riscossero un notevole successo presso la Corte Sabauda e talvolta accenna ad alcuni effetti collaterali indesiderati ma conseguenti allo scopo cui era destinata la loro esecuzione.
Oltre alle due versioni di una medesima ricetta, si pu anche notare che ve ne sono alcune simili fra loro e, quasi per prevenire una critica a tale proposito, Barla ne fa cenno nella sua Prefazione Autoriale.
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Da notare anche che sia in tale prefazione, sia nel corso di qualche ricetta compaiono alcune frasi che Barla presenta come proprie, ma che in realt altro non sono che citazioni di varia fonte non menzionata.
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Questa particolarit pu far ritenere che avesse letto molte opere di carattere letterario, filosofico e religioso, come d'altronde scrisse in diverse occasioni alla madre, a esempio in una lettera del febbraio 1848 con cui comunica alla settuagenaria congiunta la sua promozione a Matre Ptissier et Confiseur (...  da lunga pezza che m'applico su qualsivoglia libro io riesca a rinvenire e tanta  la mia brama del sapere che, come digi ammannii al Regio Bibliotecario Michele Saverio Provana del Sabbione, oggi ammannisco al Regio Bibliotecario Domenico Casimiro Promis i pi ghiotti bocconi pei suoi pasti al fine che mi sieno procurate pel tramite suo acconce opere per lenire tale brama e eziandio trascuro Morfeo per questo studio matto e disperatissimo avendo disio di arrampicarmi vieppi sull'albero della conoscienza...).
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Barla e Vialardi pubblicarono nello stesso anno i loro libri, ma quanta differenza nella stesura delle ricette! A parte il numero (100 dell'uno contro le oltre 2.000 dell'altro, corredate da pi di 300 incisioni), Vialardi  il primo autore di un ricettario in lingua italiana che utilizza il sistema metrico decimale, adottato dai Savoia nel 1845, per esprimere i pesi e le misure degli ingredienti.
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Il suo linguaggio, pur superato col trascorrere degli anni,  quanto meno coerente con quello del suo tempo - anche se su questo punto quell'Olindo Guerrini citato da Pellegrino Artusi non sarebbe stato d'accordo - mentre quello di Barla, forse anche a causa dei suoi tanto volenterosi quanto disordinati studi da autodidatta,  impregnato di arcaicismi lessicali, di alcuni errori grammaticali e di numerose ripetizioni.
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Da rimarcare anche che nel testo di Barla si raccomanda pi e pi volte di porre particolare attenzione all'igiene nell'eseguire le preparazioni alimentari, cosa abbastanza rara per analoghi trattati dell'epoca, ma tralascio ulteriori considerazioni per non privare chi mi ha seguito fin qui del piacere e della curiosit che pu riservare la lettura di quel che resta di 100 ricette che il nostro sfortunato autore aveva sperato di tramandare ai posteri e per qualcuna di esse si potrebbe anche avere la fondata impressione che sia giunta fino ai nostri tempi, seppure con altro nome e diversa attribuzione.
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E si potrebbe anche fondatamente ipotizzare che Teofilo Barla abbia conosciuto personalmente Alexandre Dumas (pre) come accenna, senza citarne il nome, al termine della sua Prefazione Autoriale e che fra loro si sia concordata una collaborazione editoriale, peraltro mai realizzata.  assodato che lo scrittore si trovava a Torino nell'agosto 1852 e una tenue traccia a suffragio di questa tesi pu essere data dalla citazione che si trova all'inizio dell'elenco alfabetico del suo Grande Dizionario di Cucina, pubblicato postumo: l'homme ne vit pas de ce qu'il mange, mais de ce qu'il digre, come gi perentoriamente affermato da Teofilo Barla.
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Un'ultima curiosit: sia il padre, sia la madre di Giovanni Vialardi e di Teofilo Barla hanno lo stesso nome.
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Bruno Armanno Armanni.
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NOTE AL TESTO.
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Con Regio Editto dell'11 settembre 1845 Carlo Alberto stabil di uniformare nel Regno Sabaudo le numerose e differenti unit di peso e di misura allora in uso con l'adozione del sistema metrico decimale, obbligatorio dal 1 gennaio 1850. Il termine venne spostato con la legge del 6 gennaio 1850 al 1 aprile dello stesso anno.
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Teofilo Barla, a differenza di Giovanni Vialardi, menziona ancora nelle sue ricette le vecchie unit di massa e di capacit utilizzate nell'area torinese, per cui si ritiene utile fornire la loro equivalenza con quelle decimali:
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1 oncia = 31,10 grammi; 12 once = 1 libbra; 1 libbra = 373,24 grammi;
1 brenta = 49,32 litri = 36 pinte; 1 pinta = 1,37 litri = 2 boccali;
1 boccale = 0,68 litri = 2 quartini; 1 quartino = 0,34 litri.
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(cfr. Tavole di ragguaglio degli antichi pesi e misure degli Stati di S. M. in terraferma coi pesi e misure del sistema metrico decimale compilate dalla Commissione dei Pesi e Misure e pubblicate dal Ministero di Agricoltura e Commercio secondo il prescritto dell'art.11 del R. Editto 11 settembre 1845, Torino, dalla Stamperia Reale, 1849).
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Per quanto riguarda gli emolumenti percepiti da Teofilo Barla nel corso della sua carriera presso i Savoia - tenuto conto che non esistono fonti da cui attingere per poter quantificare quanto abbia inciso la svalutazione della moneta prima dell'Unit d'Italia - si pu affermare con sufficiente approssimazione che la paga annuale potesse essere nel periodo 1816 - 1848, in qualit di guattero e al compimento dei vent'anni, pari a 1.800 euro; quale Matre Ptissier et Confiseur Royal, a 4.700 euro; nuovamente quale guattero, dal 1851 al 1865, a 2.500 euro per poi ridursi a 1.600 euro quando divenne stalliere di lettiera. Come termine di paragone, nel 1831 Giovanni Vialardi venne nominato con Regio Biglietto aiutante di cucina coll'annuo stipendio di lire novecento sessanta, quasi 4.500 euro (cfr. ISTAT - Coefficienti per tradurre valori monetari del 1861 e seguenti in valori attuali).
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Circa le et della vita, pi volte citate da Teofilo Barla nella sua Prefazione Autoriale e nel corso del libro, sappiamo che esse sono il frutto della sestupla partizione fatta in merito da Sant'Isidoro di Siviglia e che qui si riassume: prima et = infanzia (da 0 a 7 anni), seconda et = puerizia (da 8 a 14), terza et = adolescenza (da 15 a 28), quarta et = giovinezza (da 29 a 45), quinta et = maturit (da 46 a 59), sesta et = vecchiaia (oltre 60 anni).
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Nel trascrivere il testo di Teofilo Barla, grazie anche al discreto stato di conservazione degli indici dei tre tomi, si  potuto rispettare la numerazione delle pagine - cos come voluta dall'Autore - e il loro formato originale. A tal fine sono stati utilizzati dei caratteri tipografici simili per corpo a quelli impiegati nell'edizione ottocentesca, anche per quanto riguarda sia la copertina del libro, sia quelle riferentesi alle tre parti di cui  composto. In questa edizione sono anche riportati i titoli delle ricette mancanti o intelligibili e la relativa numerazione delle pagine.
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Dall'inconsueto Indice alfabetico dei nomi di coloro che son citati nella presente Opera - che inaspettatamente segue la Prefazione Autoriale - sono stati espunti quelli menzionati nelle ricette mancanti.
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Alcune ricette andate parzialmente perdute avrebbero potuto gi essere riportate in questo libro, ma si  ritenuto opportuno escluderle essendo ancora necessario sottoporre a verifica la correttezza filologica della loro ricostruzione: si  preferito editare in tal modo il testo di Teofilo Barla in occasione del 150 anniversario dell'Unit d'Italia, seppure in veste incompleta.
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Bruno Armanno Armanni.
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Dedica:
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Dedico questo mio innovativo Ricettario
e il mio pluriennale e silente operare
a Sua Altezza Reale Vittorio Emanuele
Maria Alberto Eugenio
Ferdinando Tommaso di Savoia
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Principe di Piemonte
Duca di Savoia
Re di Sardegna
certo della Sua benevolenza
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a Giovanni Vialardi
Ajutante Capo Cuoco e Pasticciere di Real Casa Savoia
pria discepolo
poscia maestro
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Sire! dedico a Voi questo mio scritto
e spero che sar di buon diletto:
da esso io non vo' trarre alcun profitto,
ma che deso? questo  presto detto.
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Agogno di tornare quel ch'io fui,
ovverosia Maestro Pasticciere,
spero che cessin questi tempi buii
e possa il mio valore far valere.
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Sublime cosa  la perdonanza!
che solo il Rege e Iddio puote donare.
Sire! esaudite questa mia speranza:
nel rango che fu mio bramo rientrare.
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Prefazione Autoriale.
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L'uomo savio si riconosce da poche parole e io sar quell'uomo e pertanto parafraser volutamente il sommo Vate: nella citt d'Asti in Piemonte, il d 29 di marzo dell'anno 1796, io naccui da plebei, poveri e onesti parenti nel popolare e popoloso quartiere di San Rocco.
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Vaghi ricordi conservo del Padre mio inquantoch io era infante quand'egli per miserrimamente tra i flutti del fiume che ci procurava sostentamento e fu l'amatissima Madre mia che mitig la di lui assenza col suo sorriso, talora triste, talaltra radioso e col suo inesausto amore fintanto che accadde che per causa della nostra indigenza Ella ebbe l'impellenza d'accoglier nella nostra casa quale pensionante un Uffiziale del Regio Esercito che mi disse esser suo congiunto e che era pervenuto in Asti dalla capitale del Regno quand'io era al termine della seconda et di mia vita, ovverosia quella della puerizia.
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La Madre mia diletta e costui ritennero pel mio bene esser d'uopo ch'io abbandonassi gli studii ch'intrattenea con gran profitto in qualit di unico orfano maschile appo l'Opera Pia Caissotti fondata da quel Paolo Maurizio che Casa Savoia fece Principe del Regno e il Pontefice nomin Vescovo d'Asti, e che migrassi alla volta delle Cucine di Corte Reale quale Servente Ajutante di Cucina ovverosia guattero e in tale mansione trascorsi la terza, la quarta e sette anni della quinta et di mia vita e nel corso di tale periodo forgiai il mio carattere, molto appresi e compresi e molto insegnai senza nulla pretendere.
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A tal proposito esplico a uso dei profani ch'io faccio dei periodi di mia vita una sestupla partizione e tale enumerazione promana da quello che imparai vuoi da molteplici antichi filosofi ellenici vuoi da gran congerie di successivi eruditi e infra essi menziono il Santo Isidoro di Siviglia il quale divulg il suo pensiero nel mezzo del primo secolo poscia la nascita di nostro Signore Ges Cristo e ch'io feci mio.
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Nel periodo in cui fui guattero non feci sciupo della mia vita e pertanto non dissipai il mio vigore e i miei stipendi con baldracche e al giuoco d'azzardo siccome si costuma da parte di molti di coloro che prestan opera appo le Regie Cucine, e neppur caddi nel peccato di trar piacere da me medesimo su me medesimo, oppur di cedere a quelle pratiche cui le malelingue dissero fosse talora dedito il Principe della Chiesa e Vescovo d'Asti Filippo Artico che ebbi l'onore di servire allorquando egli fu ospite di Sua Maest nel Castello Reale di Racconigi nell'anno in cui io divenni Matre Ptissier et Confiseur Royal.
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In quel lungo periodo unico mio piacere fu quello di sorbire un ebdomadario bicerin recandomi nella bottega del caff che trovasi innanzi al Santuario detto della Consolata a breve distanza dal Palazzo Reale e ivi ebbi a frequentare personaggi di gran vaglia che saputomi guattero talvolta mostravan maraviglia di com'io potessi discettare con cognizione di molteplici argomenti e tale svago  mio costume eziandio nel tempo presente.
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In effetti in tale periodo che perdur per trentasette anni proseguii da me medesimo negli studii ch'io avea dovuto abbandonare obtorto collo e accadde infra l'altre cose che ebbi a stringere amicizia con un mio pari a nome Giovanni Vialardi d'alcuni anni pi giovin di me.
Egli merc i miei insegnamenti divenne tempo per tempo Ajutante di Cucina, Ajutante Capo di Cucina e Capo di Cucina e mentr'io venia elevato al rango di Matre Ptissier et Confiseur Royal egli fu nominato Capo Cuoco e Pasticciere a cagion del fatto che egli avea sovrinteso di persona alla preparazione d'una mia Confettura che piaccue sommamente alla Sua Altezza Reale e io di ci ne fui lieto assai, ma poscia per sua sventatezza torn a esser Ajutante Capo Cuoco e Pasticciere e ci mi dispiaccue del pari.
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Mentr'egli era indaffarato sia per causa del suo uffizio, sia per causa della sua numerosa prole, io m'applicai nell'assimilare qualsivoglia aspetto dello scibile umano, non trascurando punto quello afferente al mio dovere e or che son pervenuto nella V et di mia vita mi son risolto nel divulgare alcune delle mie Ricette con cui deliziai i palati di numerose Altezze Reali e di numerosissimi Commensali di Real Casa Savoia e donai loro allegrezza col mio operare nell'approntare sfarzosi convivi, valendo ancor la regola per la quale per star lieti si fan banchetti e il vino allieta la vita e pertanto chi vuol esser lieto sia, di doman non v' certezza.
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E  per causa del mio uffizio che  giuocoforza che io approvi la letizia e l'allegrezza poich non v' altra felicit sotto il sole che il mangiare e il bere e stare allegro e mi son da lunga pezza accorto che nulla v' di meglio per l'uomo che il goder delle sue opere, inquantoch questa  la sua sorte.
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E io che godetti delle mie opere, di esse ne divulgo cento puranco se al par di Scerazade potria narrarne millanta e una e se puote apparire che in questi miei Tomi sienvi Ricette che paion simili, confermo che ve ne sono inquantoch s'io a mo' d'esempio ho disio di saper di come s'apparecchia l'Ordinaria Confettura d'Arancia n. 1 oppur il Sublime Elixir di Limonina, per qual motivo dovria legger quella di Limone n. 1 oppur quella di Limone?
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Le preparazioni appaion simili, ma diversi son gl'elementi per approntarle e a tale proposito al Lettore io chieggo: di quanti d'essi abbisogna un confetturiere, un alchimista o un cuciniere al fine di realizzare le sue preparazioni?
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Tempi orsono principiai a enumerarli e annotarli per celia e pervenni al numero d'oltre ottocento e per tedia posi termine al fruttuoso svago seppur io sapendo che ve n'eran numerosi d'altri che avea incolpevolmente trascurato e ben d'altri che avea volutamente tralasciato inquantoch utilizzati da altre genti e che non sarebber giammai stati stimati quali nostri cibi e a tal fine sien d'esempio il cane, la locusta, il serpente, et cetera.
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Suppongasi pure che gl'elementi che compongon gl'alimenti sieno ben di pi e in effetti son tali, ma nella storia dell'uomo si son cumulate nella forma orale e in quella scritta millanta e millanta ricette e ci promana dal fatto che tali elementi son usati nelle preparazioni in tal fatta che essi si combinano senza sosta gli uni cogl'altri.
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La maestria d'un confetturiere, d'un alchimista o d'un cuciniere s'appalesa dal modo con cui egli appronta le sue preparazioni.
Tale cosa s'ottiene solamente coll'inesausto studio del come saper coniugare incessantemente tali combinazioni allo scopo d'aver confetture, elixir e cotture che sieno di gran novit e del pari migliori o quanto meno al pari di quelle digi note.
E se qualcheduno ha l'ardire d'affermare che non v' nulla di novo sotto il sole, io lo debbo tacciar d'ignoranza oppur di mala fide e in effetti per quanto attiene al mio operare quando mai puotesi da parte di qualsivoglia persona l'affermare che pria dell'anno 1815 potesse gustarsi l'Ordinaria Confettura di Cioccolato Gerolamo e quando mai s'appales che pria dell'anno 1831 l'Ordinaria Cottura di Filetto alla Gabetti potesse esser portata sul desco e quando mai accadde che qualcun altro all'infuori di me medesimo avesse sperimentato il modo di render l'aqua ptillant al pari del vino di Sciampagna pria dell'anno 1848?
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E a proposito della Confettura pocanzi citata, mi corre obbligo di segnalare a chi di dovere che due anni orsono il signor Michele Prochet in combutta col signor Ernesto Alberto Caffarel han principiato a realizzare e a porre in vendita in Torino e con gran lucro d'entrambi tale mia preparazione senz'alcun Regio Brevetto di Commercio.
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Eglino con tutt'evidenza e non so in qual fatta e con quali artifizi han potuto far plagio della mia Ricetta n. 11 che trovasi nel primo Tomo di questo Libro e non sonsi fatti scrupolo alcuno d'impiegare i medesimi elementi ch'io principiai a utilizzare pi di sette lustri orsono appo le Cucine di Real Casa Savoia.
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 pur vero che ci che  stato sar e che ci che si  fatto si rifar, ma reputo tale cosa essere sommamente disdicevole.
E a proposito della Cottura che pria citai, debbo notiziare che mi crea somma stizza il sapere che essa viene menzionata da altri cucinieri col nome d'un musico giudeo che, seppur di gran vaglia, non  sicuramente colui pel quale l'approntai.
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A ogni buon conto ambisco che sia la storia e non la cronaca a giudicare, come del pari ambisco che sia mio solo giudice il Lettore nel sentenziare la validit, la bont e l'eccellenza di queste mie Ricette quand'egli s'adoperer nell'eseguirle pedissequamente al fine d'approntare le cento preparazioni alimentari al pari d'un valente confetturiere, d'un provetto alchimista o d'un cuciniere di gran vaglia.
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Se  vero com' vero che noi non siam Tantalo e che non v' miglior cibo di quel che dissipa la fame e miglior bevanda di quella che placa la sete  puranco vero che l'approntar cibi e bevande  fuor di dubbio opera altamente meritoria inquantoch Domine Iddio dot l'uomo e altres la donna dei sensi del gusto, dell'olfatto, della vista e del tatto e  pel tramite d'essi che s'apprezzan maggiormente talune preparazioni in luogo d'altre, puranco se tutte han il fine di por fine alla fame e alla sete e a tal proposito ritengo esser cosa veramente buona e giusta ch'io rimembri al Lettore che il nutrimento del corpo ha da avvenire sempre con moderazione senza giammai cedere a quell'ignobile vizio capitale che  di detrimento per l'anima.
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E sempre a tal proposito dico che l'uomo rimpinzato di cibo e avvinazzato difficilmente concepisce la notizia di cose spirituali, ma nel contempo non son punto dell'opinione di coloro che, poscia lunghi e ostinati digiuni, credon di penetrare pi a fondo nella contemplazione delle cose celesti.
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Oh Lettore, in verit, in verit ti dico: fai che il cibo sia la tua medicina e che tale medicina sia di tuo sostentamento e datosi che in medio stat virtus e est modus in rebus fai che il tuo scopo sia la ricerca di un'aurea mediocritas ovverosia di un'ottimale morigeratezza e che il tuo fine ultimo sia il goder dei piaceri della vita senza abusarne.
Pertanto non cedere alle insidie di Bacco, non soggiacere alla crapula e non esser schiavo della libidine pur non rifuggendo da essa inquantoch se ne rifuggi appieno giammai tu ne sarai libero ma ne diverrai schiavo nella tua mente.
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Che dire di questo mio Libro?
Che in esso le Ricette che compongono ciascun Tomo appaiono in ordine alfabetico, eccezion fatta per la n. 1 del Tomo I merc la quale divenni Matre Ptissier et Confiseur Royal e che pertanto ritengo meritevole d'esser la prima inter pares.
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Che con esso, per primo infra tutti i confetturieri, gl'alchimisti e i cucinieri che mi han preceduto, io propongo qualsivoglia Ricetta in duplice e audace versione, ovverosia quella che definisco Ordinaria e quella che ho battezzato Sublime essendo questa ultima null'altro che l'elaborazione di quella che la precede e nella cui preparazione debbono esser aggiunti degl'elementi che chiamer ingredienti che han da esser combinati mirabilmente infra di loro in tal fatta che essi apportino alla Confettura, all'Elixir e alla Cottura maggior vigore che sar trasmesso al corpo umano merc la loro assunzione: questa  la missione che deve esser portata innanzi e senza tema da chiunque ambisca divenire un moderno e abile facitore di ricette ovverosia il saper approntare con gran perizia quel che offre la natura al fine di assecondare la natura umana.
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Che in esso non intendo per ora far uso del novissimo sistema dei pesi e delle misure che s'appella metrico decimale inquantoch reputolo non esser ancor consono ai tempi pur avendolo digi appreso un lustro or  merc gli scritti del Geometra Misuratore Pietro Bassano d'Asti pei tipi di Raspi e Riba, ma ligio al Regio Editto ne far uso nella pubblicazione di questo Libro che sar successiva a questa e pur necessaria al fine di soddisfare la pletora di coloro che che ne faran di certo gran richiesta.
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Che con esso intendo render edotto il Lettore di quanta importanza abbia l'operare d'un confetturiere, d'un alchimista e d'un cuciniere e in effetti a quale pro il cacciatore s'inoltra nell'intricata selva per uccider la preda, il villano pasce con fatica le bestie, il pescatore trae dai flutti del procelloso mare il pesce, l'agricoltore s'abbrutisce nel coltivar la terra per coglierne i frutti se costoro poscia non sanno punto di come s'approntino una confettura, un elixir e una cottura e non han alcuno che in lor vece possa render edibile tutto quello che essi han procacciato?
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Che con esso intendo affermare senza tema di smentita alcuna che qualsivoglia persona la quale appronta per necessit o per mestiere o per diletto cibo e bevande, si fa capezzolo per coloro i quali nella prima puerizia han dovuto, come accadde, accade e accadr per l'umanit tutta, abbandonare il seno materno al fine di intraprendere il faticoso e periglioso cammino delle loro et.
Che con esso pertanto intendo divulgare di come debba essere condotta la preparazione di taluni cibi e di talune bevande che son necessari affinch l'essere prosegua nella sua esistenza inquantoch  d'uopo che egli mangi quanto meno due fiate pro die poich  da lunga pezza evidente che  merc il quotidiano e diuturno processo digestivo e purificativo che l'uomo e eziandio la donna divengon tali e posson pervenire alla VI et di lor vita.
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E  in virt di tale processo che essi permangono in vita e quando cessa il processo, cessa pure la loro vita e quando questa cessa, cessa del pari il processo: l'uomo e eziandio la donna non vivon di quel che mangiano, bens di quel che digeriscono per poscia purificarsi.
E se tale cosa  vera come  vera, affermo a fortiori che l'uomo e eziandio la donna non son quel che mangiano, siccome il saccente Jacopo Molescott stoltamente afferma e di tale concetto a lungo discettai con un pingue letterato francese di gran cultura e celebrit, non ostante egli fosse privo del nostro incarnato, che ebbi la ventura di conoscere nell'estate di due anni orsono appo la gi menzionata bottega del caff e col quale si  deciso di compilare congiuntamente e dare alle stampe un dizionario di cucina e pertanto abbiamo principiato a essere vicendevolmente in contatto epistolare.
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Oh Lettore, pi non ti tedio col mio ragionare e spero che questo mio Ricettario in cui eziandio ho profuso l'arte del bello scrivere ti sia di dilettevole ajuto ma se in vece fossi riuscito a annoiarti, credi che non s' fatto apposta inquantoch questo Libro non  punto scritto al pari di quello che l'Ispettore in Capo di tutti gli Uffizii di Bocca e Cucina di Real Casa Savoia e di cui fui guattero, ebbe a compilare allorquando ottenne tal nomina e poscia un anno lo stamp in Torino e in Milano senza spendere il suo nome e traendo da tale misfatto laute prebende.
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E che fece costui?
Egli fece plagio di gran parte di quel che fu scritto in un ricettario dato alle stampe in Parigi e di poi in Torino oltre venti lustri or sono, di esso ne fece due riscritture e in una d'esse apport nuove aggiunte di ricette digi divulgate a uso della Lombardia ed ecco di come un soi disant cuoco piemontese pubblic in Torino e Milano, e altres ebbe l'ardire di voler insegnare il vero metodo pel pasticciere e pel confetturiere!
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A quel tempo io feci mie e puranco al presente io f mie le sagge parole che allora lessi nell'Annotatore Piemontese e oggid sprono il Lettore a far tesoro di quanto  stato or ora narrato.
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Ma a qual fine il narrai?
Perch puranco al presente avviene tal riprovevole costumanza, ovverosia quella per la quale son posti nel commercio libri truffaldini che trattan di cucina ma che altro non son che rubarizio d'altrui opera e che recan enorme nocumento a coloro che son al par mio probi Autori.
Vi  chi s'accaparra a man salva dell'altrui lavoro e da esso trae gran profitto e tal cosa accadde per talune mie Ricette come ebbi digi a narrare, e al presente pavento che tal cosa accada parimenti a talaltre di questo mio Libro.
Sii tu oh Lettore il mio strenuo difensore e in qual fatta potrai esser tale?
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Sarai tale se farai sfoggio della tua erudizione e pertanto spronerai tutti color i quali ti sono amici a possedere questo Libro nel quale  stata profusa la miglior scienza e conoscienza dei tempi nostri circa la cucina e l'arte del ben mangiare e a negligere le altre opere a essa simili.
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QUI TERMINA LA PREFAZIONE AUTORIALE.
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IL CONFETTURIERE PIEMONTESE DI REAL CASA SAVOIA.
ovverosia del modo di confettare frutti diversi in diverse maniere.
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Solamente Domine Iddio Onnipotente puote render incorruttibile ci che per sua natura  soggetto a putrescenza e ne sien prova mirabile i cadaveri immarcescibili della Beata Margherita di Savoia nella citt d'Alba, del Beato Pacifico Ramati nella citt di Cerano, del Beato Angelo Carletti nella citt di Cuneo, della Beata Marianna Fontanella nella citt di Moncalieri che son esposti in bella vista all'adorazione dei fideli e ognun puote vedere che il putridume e la decomposizione non alligna in essi.
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Per contro, da tempo immemore l'uomo s'ingegna a conservare quanto ha massimamente a core e sien d'esempio le mummie d'Egitto oppur le reliquie di nostro Signore Ges Cristo quali il Sacro Lino che Lo avvilupp per due giorni e che  custodito in Torino ove fu portato dal Duca Emanuele Filiberto di Casa Savoia e digi Conte d'Asti o il Santissimo Prepuzio che residu dalla Sua Circoncisione e che  stato venerato e smarrito in Calcata.
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Siffatta cosa avviene pure pei cibi e per contrastare la lor naturale putrefazione essi vengon posti al gelo, sotto il sale, in salamoja, sotto l'olio e l'aceto di vino, essiccati, fumigati, cucinati et cetera ma questa ultima modalit di conservazione  di breve durata salvo che essa assuma la veste di confettura e allora pi il cibo permane sotto tale specie pi esso divien gustoso sia com'io andr a illustrare, sia come ben insegna nella seconda parte del suo Trait des Confitures et Fardements quel Michele De Nostre-Dame il quale utilizz per le sue preparazioni miele, zuccaro e vino cotto e che puranco preconizz nascita e morte del bellicoso Carlo Emanuele di Savoia che dopo lunga attesa discese dai reali lombi del Duca sovra menzionato.
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Vi  poi un metodo novissimo per conservare i cibi e che vado sperimentando congiuntamente ai fratelli Lodovico e Francesco Cirio provenienti da Nizza nel Monferrato e che fan commercio di verdure nel mercato di Porta Palazzo e a tale proposito siam pervenuti a commendevoli risultati nel porre in conserva fagiuoli, piselli e pomidori privi di buccia e stimo che tale cosa ci apporter fama e danaro.
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Ricetta n. 1. L'Ordinaria Bunt di Sua Maest.
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Pria ch'io divulghi la presente Ricetta son d'uopo talune brevi notazioni che esporr concisamente e tale sar eziandio il mio costume in prosieguo.
In occasione dell'Epifania di nostro Signor Ges Cristo a Sua Altezza Reale furon omaggiati numerosi frutti dell'orientale albero che nomasi cocco dal signor Raffaele Rubattino che  tenutario d'una rinomata societ per la navigazione dei battelli a vapore sul Mare Nostrum e che trae gran lucro dal commercio di merci di remoti paesi e dal trasporto di passeggeri.
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Tali frutti che son appellati cocchi pervennero alle Reali Cucine e furonmi affidati dal Capo di Cucina Giovanni Vialardi affinch io ne traessi uso alimentare difforme da quello che fosse l'usuale, ovvero sia il semplice manducare l'eburnea polpa che  di gusto assai piacevole e simile alla miglior mandorla o avellana, oppur il suggere il liquido zuccarino che ristagna entro tale polpa.
Pertanto mi posi all'opra e poscia essermi dedicato a plurime sperimentazioni pervenni alla presente Ricetta, di lunga elaborazione ma di facile fattura e che trae il suo nome dall'esclamazione che Sua Maest proffer allorquando ebbe la ventura di degustarne dapprima un picciol cucchiajo e poscia numerosissimi d'altri, talmente essa Gli piaccue.
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Allorquando ne fu satollo decret a voce spiegata per pi fiate che quale guiderdone il Capo di Cucina Giovanni Vialardi fosse nominato Capo Cuoco e Pasticciere e che colui il quale l'avea approntata per suo comando, ci  io, fosse posto alla sua diretta dipendenza coll'incarico di Matre Ptissier et Confiseur Royal.
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Tale cosa mi fece tremar le vene dei polsi, tant'era la responsabilit attribuitami pel mio operare ma poi ritenni che oltre sette lustri di tenace, silente, puntiglioso e inventivo lavoro potesser aver quale corollario il principiare della mia ascesa negli alti ranghi delle Cucine di Real Casa Savoia similmente a quant'era accaduto a Giovanni Vialardi.
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Orbene ci premesso, frantumerai o meglio farai frantumare il legnoso guscio che difende la polpa di questo frutto e quinci svellerai o meglio farai svellere detta polpa che s'abbarbica caparbiamente al guscio medesimo e quinci la ridurrai o la farai ridurre in piccioli frammenti che porrai o farai porre in contenitori vitrei e li covrirai o li farai covrire d'alcole che sia d'ottimo gusto.
Poscia sigillerai o farai sigillare detti contenitori con acconcia carta pergamena e acconcia ceralacca e con forza li scoterai o li farai scotere quotidie fintanto che sieno trascorse quanto meno sessanta giornate principiando da quando essi furon sigillati.
Trascorse che sieno, svellerai o farai svellere i sigilli e aggiongerai o farai aggiongere nei contenitori tanta purissima aqua di fonte che sia di peso pari a quanto alcole impiegato e in cui sia stata previamente disciolta con somma cura una quantit di zuccaro che sia di peso pari a met del peso di detta aqua.
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Sigillerai o farai sigillare novellamente i contenitori e li scoterai o li farai scotere quotidie fintanto che sieno trascorse quanto meno sessanta giornate e trascorse che sieno, filtrerai o farai filtrare l'infuso nell'usata fatta con cui filtransi gl'infusi in alcole che han da trasmutarsi in elixir ovverosia merc l'ausilio d'un panno di solo lino nettato con somma cura e che sia di trama e d'ordito finissimi.
Poscia d'un canto porrai o farai porre l'elixir di cocco in vitree e sigillate bottiglie e d'altro canto pestellerai o farai pestellare in acconcio mortajo la polpa del cocco rattenuta dalla filtrazione e tale cosa ha da farsi fintanto che questa non divenga simile alla pi fine delle farine pi fini.
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A tale punto aggiongerai personalmente pari quantit di caccao della miglior specie a detta farina di cocco e mezza quantit di zuccaro e tant'elixir di cocco quanto bastevole a render tali elementi un composto simile a crema che tramenerai o meglio farai tramenare senza sosta per almeno cinque ore fintanto ch'esso non divenga col tempo un perfetto e soffice amalgama.
Porrai o farai porre detto amalgama in vitrei contenitori che sigillerai o farai sigillare con carta pergamena e ceralacca e che non dischiuderai fintanto che non sieno trascorse quanto meno trenta giornate da quand'essi furon sigillati.
Infine potrai degustare e far degustare questa ghiotta Confettura la quale rese giojoso il palato di Sua Maest e mi venne riferito da persona di fiducia che Egli poscia averne degustata una coppa che ne contenea quanto meno 20 onze proffer pi e pi fiate con voce altisonante: bunt!, oh, quale bunt!
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Pertanto mi son avvalso di tale accadimento e delle Regie parole per dar nome a questa Confettura che ebbi l'onore di confettare e che valse gran soddisfazione a me e a Giovanni Vialardi il quale sempre mi fu grato al punto che poscia alcuni anni ebbe l'ardire di voler placare in mio favore un empito d'ira che Sua Altezza Reale ebbe nei miei confronti, come brevemente  cennato nella Ricetta n. 9 successiva a questa.
Tale Confettura risulter esser assai gradevole pel palato, specie se non ingollata ma bens sutta con lentezza inquantoch prima digestio fit in ore, e del pari sommamente corroborante pel corpo massimamente se la Dama o il Cavaliere che abbian digi trabalzato la IV et avran disio di gustare quanto puotesi realizzare merc la successiva Ricetta d'una Confettura la quale adduce un durevol eccitamento dei sensi i quali avran ragione della ratio medesima fintanto che non si pervenga di necessit a prolungata estasi di carnale consolo e confortorio, ci  a quella che gli Antichi dicean esser la piccola morte.
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Ricetta n. 2. La Sublime Bunt di Sua Maest.
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Al fine di realizzare al meglio la Ricetta terrai tali comportamenti e farai ci in memoria di me.
In primis per una quantit che sia pari a 15 libbre di Confettura che vorrai confettare principierai col procurarti personalmente le seguenti nove spezie che son d'agevole rinvenimento a breve distanza dal Palazzo Reale sotto i porticati della piazza detta del Castello nella bottega impiantata oltre 13 lustri orsono dal signor Antonio Benedetto Carpano: di semi di noce muscata 3 onze, di ramoscelli di cynnamomo 1 onza, d'infiorescenza d'indica cannabacea 7 onze, di semi di cardamomo 2 onze, di chiodi detti del garofalo 1 onza, di fungo mescal 4 onze, di rizoma di galanga 1 onza, di rizoma d'iride fiorentina 4 onze, di foglie di tanaceto 3 onze.
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In secundis curerai di verificare assai che tali spezie sieno ben essiccate e per nulla muffite e poscia le pestellerai personalmente tutt'insieme con somma attenzione in un acconcio mortajo fintanto ch'esse divengan al pari di polvere finissima e del pari non sieno pi distinguibili l'une coll'altre.
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A tale punto provvederai a eseguire personalmente la Ricetta secondo i dettami di quella che precede questa e pervenuto nella sua elaborazione laddove dicesi che pestellerai o farai pestellare in acconcio mortajo la polpa del cocco rattenuta dalla filtrazione fintanto che questa non divenga simile alla pi fine delle farine pi fini, aggiongerai le nove spezie pestellate come sovra ponendo somma cura affinch le quantit delle spezie sieno rispettose della quantit enunciata di Confettura che tu vorrai confettare oppur proporzionali a essa.
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A tale punto aggiongerai alla quantit di farina di cocco pari quantit di caccao della miglior specie e mezza quantit di zuccaro e tant'elixir di cocco quanto riterrai bastevole a render i componenti un composto che sia simile a crema e che tramenerai senza sosta per almeno cinque ore fintanto ch'esso non divenga un perfetto e soffice amalgama.
Porrai detto amalgama in vitrei contenitori che sigillerai con carta pergamena e ceralacca e che non dischiuderai fintanto che non sieno trascorse quanto meno trenta giornate principiando da quando essi furon sigillati.
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Infine potrai con malcelato orgoglio far degustare quest'afrodisiaca e ghiotta Confettura ai fortunati tuoi commensali buongustaj e a fronte della lor riconoscienza e delle lor congratulazioni oblierai tutta la fatica ch'affrontasti per approntarla personalmente, non essendoti avvalso dell'ajuto altrui al fine d'impedire che i tuoi guatteri o chi per essi potesser carpirne la Ricetta e farne mercimonio.
Tale Confettura risulter esser assai gradevole pel palato in specie se non sar ingollata ma verr sutta con quella riflessiva e compiacente lentezza che ben s'addice ai commensali buongustaj inquantoch prima digestio fit in ore, e del pari sommamente corroborante pel corpo secondo quanto enunciato nella Ricetta che precede questa.
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Ricetta n. 3. L'Ordinaria Confettura d'Arancia n. 1.
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Coglierai o farai cogliere arancie il primo d in favor di luna nova e poscia sar d'uopo che le sbuccierai o le farai sbucciare ponendo somma cura al fatto che la buccia sia ben nettata in quanto che l'igiene  l'ingrediente principe d'ogni preparazione e che sia privata della sottostante pellecchia eburnea che avviluppa gli spicchi i quali a lor volta rattengono il sugo dell'agrume.
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Del pari, priverai o farai privare gli spicchi della lor pellecchia e saran costoro i protagonisti di questa Ricetta sommamente ghiotta.
Pertanto porrai d'un canto le buccie in quanto che esse se tu il vorrai potran servirti per eseguire la Ricetta n. 3 e la Ricetta n. 4 della parte di questo Libro che s'occupa d'Elixir e poscia, eseguite che sieno o l'una o l'altra o entrambe, per realizzare le Confetture che vengon insegnate con le Ricette n. 5 e n. 6 successive a questa e che potran esser eseguite l'una, l'altra o entrambe, stante il fatto che sia dell'arancia e sia d'altri agrumi  possibile far utilizzo dell'intiero frutto eccezion fatta pei semi e per la pellecchia che dona pessimo sapore vuoi alle buccie vuoi agli spicchi allorquando questi sieno sottoposti a preparazione.
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Spellecchiati che sieno gli spicchi, li pisterai o li farai pistare entro un acconcio mortajo al fine di ottenerne il sugo che passerai allo staccio di maglia finissima e porrai il ricavato in acconcia cuprea cazzarola e se l'arancie impiegate eran venti a esso aggiongerai personalmente 28 onze di zuccaro e proporzionalmente ti atteggerai se l'arancie eran di pi o di meno.
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Poscia personalmente tramenerai la pozione fintanto che lo zuccaro non siasi perfettamente disciolto e quinci ivi discioglierai puranco 1 onza e mezza di pettina ovverosia di quel preparato che Enrico Braconn disvel quanto meno cinque lustri orsono e ch'io rattamente sperimentai per approntare questa Ricetta e tant'altre che seguitarono.
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Egli descrisse di come ottener tale pettina in un trattato ch'ebbe vasta risonanza e le cui nozioni furon apprese dall'Ajutante di Cucina di Real Casa Giovanni Vialardi a seguito di ordine tassativo del Capo di Cucina Giuseppe Durando.
Questo, al fine di pervenire alla sua realizzazione e poterla in tal fatta utilizzare in tutte le preparazioni alimentari in cui necessita che qualsivoglia liquido pervenga a riduzione.
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E tal cosa vien fatta al fine di far coagulare in breve tempo la preparazione evitando ch'essa sia posta a estenuante bollore affinch si rappigli, la qual cosa provoca costante vapore aqueo che trascina seco gran parte degl'aromi e degl'umori presenti in ci che  posto a cottura, disperdendoli in tal fatta per l'aere anzich nel palato.
Tale pettina s'ottiene massimamente dalle buccie degl'agrumi, ma nella presente Ricetta esse han da esser utilizzate diversamente, oppur dalle buccie di mela di preferenza quella cotognia: pertanto se non sarai in grado di procurarti o di farti procurare la pettina perverrai al medesimo fine se utilizzerai due pomi cotogni pel sugo tratto da venti arancie.
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Netterai o farai nettare tali pomi con somma cura in quanto che l'igiene  l'ingrediente principe d'ogni preparazione e non li priverai o li farai privare per alcun motivo della loro buccia poich  in essa che alligna allo stato naturale la pettina e nettati che sieno provvederai a spappolare i frutti o a far s ch'essi sieno spappolati con apposita grattuggia fintanto che pervengasi alle lor interiora che non dovran esser usate.
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Porrai personalmente il grattuggiato nella cazzarola entro cui trovasi digi il sugo dell'arancie entro il quale  stato previamente disciolto con somma cura lo zuccaro e tramenerai la pozione al fine di ben stemperare la poltiglia dei pomi.
Pervenuto a tale punto porrai la cazzarola al foco ardente e tramenerai con gran piglio fintanto che la pozione giunga precipitevolissimevolmente al bollore e giuntavi che sia porrai la cazzarola al foco tenue e tramenerai il tempo che necessita al fine che l'intruglio si rappigli al par di sanbajonne e si trasmuti in Confettura che potrai personalmente degustare nell'immediato.
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Tale Confettura risulter esser assai gradevole pel palato, specie se non ingollata ma bens sutta con lentezza inquantoch prima digestio fit in ore, e del pari sommamente corroborante pel corpo massimamente se la Dama o il Cavaliere che abbian digi trabalzato la IV et avran disio di gustare quanto puotesi realizzare merc la successiva Ricetta d'una Confettura la quale adduce un durevol eccitamento dei sensi i quali avran ragione della ratio medesima fintanto che non si pervenga di necessit a prolungata estasi di carnale consolo e confortorio, ci  a quella che gli Antichi dicean esser la piccola morte.
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Ricetta n. 4. La Sublime Confettura d'Arancia n. 1.
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Al fine di realizzare al meglio la presente Ricetta terrai tali comportamenti.
In primis per una quantit che sia pari a 15 libbre di Confettura che vorrai confettare principierai col procurarti le seguenti spezie che son d'agevole rinvenimento a breve distanza dal Palazzo Reale.
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A tale fine ti recherai al disotto dei porticati della piazza detta del Castello nella bottega impiantata dal signor Antonio Benedetto Carpano e ivi te ne procaccerai nove: di semi di noce muscata 3 onze, di ramoscelli di cynnamomo 1 onza, d'infiorescenza d'indica cannabacea 7 onze, di semi di cardamomo 2 onze, di chiodi detti del garofalo 1 onza, di fungo mescal 4 onze, di rizoma di galanga 1 onza, di rizoma d'iride fiorentina 4 onze, di foglie di tanaceto 3 onze.
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In secundis curerai di verificare assai che tali spezie sieno ben essiccate e per nulla muffite e poscia le pestellerai personalmente tutt'insieme con somma attenzione in un acconcio mortajo fintanto ch'esse divengan al pari di polvere finissima e del pari non sieno pi distinguibili l'une coll'altre.
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A tale punto provvederai a eseguire personalmente la Ricetta secondo i dettami di quella che precede questa.
Pervenuto nella sua elaborazione laddove dicesi che porrai personalmente il grattuggiato entro la cazzarola entro cui trovasi digi il sugo dell'arancie entro il quale  stato previamente disciolto con somma cura lo zuccaro e tramenerai la pozione al fine di ben stemperare la poltiglia dei pomi, aggiongerai le nove spezie pestellate come sovra e sar ben d'uopo il porre somma attenzione affinch le quantit delle spezie sieno rispettose della quantit enunciata di Confettura che tu vorrai confettare oppur che sieno proporzionali a essa.
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A tale punto porrai la cazzarola al foco ardente e tramenerai con gran piglio fintanto che la pozione giunga precipitevolissimevolmente al bollore e allor giuntavi che sia, porrai la cazzarola al foco tenue e tramenerai il tempo che necessita affinch l'intruglio si rappigli al par di sanbajonne e si trasmuti in Confettura che se tu il vorrai, potrai personalmente degustare nell'immediato.
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Infine potrai con malcelato orgoglio far degustare quest'afrodisiaca e ghiotta Confettura ai tuoi fortunati commensali buongustaj e a fronte della lor riconoscienza e delle lor congratulazioni oblierai tutta la fatica ch'affrontasti per approntarla personalmente, non essendoti avvalso dell'ajuto altrui al fine d'impedire che i tuoi guatteri o chi per essi potesser carpirne la Ricetta al fine di farne lucroso mercimonio.
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Tale Confettura risulter esser assai gradevole pel palato in specie se non sar ingollata ma verr sutta con quella riflessiva e compiacente lentezza che ben s'addice ai commensali buongustaj inquantoch prima digestio fit in ore, e del pari sommamente corroborante pel corpo secondo quanto enunciato nella Ricetta che precede questa.
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Ricetta n. 5. L'Ordinaria Confettura d'Arancia n. 2.
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Eseguirai questa Ricetta s'avrai disponibili buccie d'arancia cos com'esse son state elaborate secondo la Ricetta n. 3 e la Ricetta n. 4 della parte di questo Libro che s'occupa d'Elixir.
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In difetto ti sar di gran piacere la lettura di questa come d'altre Ricette che compongon questo Libro ma verrai orbato da te medesimo della felicit che comporta d'un canto la sua realizzazione e d'altro canto e sovrattutto la sua degustazione.
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A ogni buon conto porrai o farai porre in acconcia cuprea cazzarola 1 libbra di zuccaro se per ottener buccie son state impiegate venti arancie e porrai o farai porre al picciol foco la cazzarola e tramenerai o farai tramenare con gran cura lo zuccaro fintanto ch'esso divenga fluido.
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Trasmutatosi lo zuccaro in tale fatta, s'avrai impiegato o avrai fatto impiegare 1 libbra di zuccaro, in esso discioglierai o farai disciogliere 3 onze di purissimo miele di favo il quale sia di preferenza quello che sia stato sutto da laboriose api dal fior d'acacja e proporzionalmente ti comporterai s'avrai impiegato dissimili quantit dello zuccaro e poscia sempre accuratamente tramenando o facendo tramenare, unirai o farai unire all'intruglio le buccie dell'agrume.
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E sempre tramenandole o facendole tramenare al picciol foco le cucinerai o le farai cucinare fintanto ch'esse appaian trasparenti avendo dismesso la lor aqua intrinseca e avendo sutto in luogo d'essa quanto massimamente potea suggersi dell'intruglio.
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A tale punto toglierai personalmente le buccie dalla cazzarola a una a una merc l'ausilio d'uno spillone e le accomoderai a dovuta distanza l'una dall'altra su di un acconcio piano di marmo e le spianerai o le farai spianare con l'ausilio di un'arancia intonsa e ben nettata in quanto che l'igiene  l'ingrediente principe d'ogni preparazione, poich esse tendon a divenir riccie e l'utilizzo dell'agrume  necessario poich esso ostacola la trasmissione del calor alla mano dello spianatore e inoltre cede alle buccie del suo simile frutto il profumo dei suoi olii.
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Nel necessario tempo le buccie dell'agrume diverranno sode e, ancor tepide, con somma cura al fine ch'esse permangano intonse le scalzerai o le farai scalzare dal piano marmoreo merc l'ausilio d'un coltello o d'altro simile stromento.
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Poscia le spolvererai personalmente con un poco di molto zuccaro che previamente avrai pistato o fatto pistare al mortajo fintanto ch'esso divenga finissimo e porrai lo zuccaro che ne residua in acconcio scodello e in esso farai rotolare le buccie e in tale fatta eviterai ch'esse s'appiccichino l'une all'altre e le porrai in elegante contenitore vitreo e le terrai a disposizione dei tuoi commensali allorquando si perverr al termine del convivio.
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Le buccie d'arancia confettate in tal modo han virt carminativa e son d'ostacolo a quella formazione postprandiale d'aria entro lo stomaco e ai suoi consequenziali dolori qualora l'educazione al convivio imponga al Cavaliere e sovrattutto alla Dama di rattener massimamente l'invereconda flatulenza che preme per sortir dal corpo.
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Tale Confettura risulter esser assai gradevole pel palato, specie se non ingollata ma bens sutta con lentezza inquantoch prima digestio fit in ore, e del pari sommamente corroborante pel corpo allorquando la Dama o il Cavaliere che abbian digi trabalzato la IV et avran disio di gustare quanto puotesi realizzare merc la successiva Ricetta d'una Confettura la quale adduce un durevol eccitamento dei sensi i quali avran ragione della ratio medesima fintanto che non si pervenga di necessit a prolungata estasi di carnale consolo e confortorio, ci  a quella che gli Antichi dicean esser la piccola morte.
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Ricetta n. 6. La Sublime Confettura d'Arancia n. 2.
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Al fine di realizzare al meglio la presente Ricetta terrai tali comportamenti.
In primis per una quantit che sia pari a 15 libbre di Confettura che vorrai confettare principierai col procurarti personalmente le seguenti spezie.
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Esse son d'agevole rinvenimento a breve distanza dal Palazzo Reale ovverosia sotto i porticati della piazza detta del Castello nella bottega impiantata dal signor Antonio Benedetto Carpano e ivi te ne procaccerai nove: di semi di noce muscata 3 onze, di ramoscelli di cynnamomo 1 onza, d'infiorescenza d'indica cannabacea 7 onze, di semi di cardamomo 2 onze, di chiodi detti del garofalo 1 onza, di fungo mescal 4 onze, di rizoma di galanga 1 onza, di rizoma d'iride fiorentina 4 onze, di foglie di tanaceto 3 onze.
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In secundis curerai di verificare assai che tali spezie sieno ben essiccate e per nulla muffite e poscia le pestellerai personalmente tutt'insieme con somma attenzione in un acconcio mortajo fintanto ch'esse divengan al pari di polvere finissima e del pari non sieno pi distinguibili l'une coll'altre.
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A tale punto provvederai a eseguire personalmente la Ricetta secondo i dettami di quella che precede questa e pervenuto nella sua elaborazione laddove dicesi che in esso discioglierai o farai disciogliere 3 onze di purissimo miele di favo il quale sia di preferenza quello che sia stato sutto da laboriose api dal fior d'acacja, aggiongerai le nove spezie pestellate come sovra ponendo somma cura al fine che le quantit delle spezie sieno rispettose della quantit pria enunciata di Confettura che tu vorrai confettare oppur sieno proporzionali a essa.
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Poscia, sempre accuratamente tramenando unirai all'intruglio le buccie dell'agrume e le cucinerai al picciol foco sempre tramenando fintantoch esse appaian trasparenti avendo dismesso la lor aqua intrinseca, avendo nel mentre sutto in luogo d'essa quanto massimamente potea suggersi dell'intruglio medesimo.
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A tale punto toglierai le buccie dalla cazzarola a una a una merc l'ausilio d'uno spillone e le accomoderai a dovuta distanza l'una dall'altra s'un acconcio piano di marmo e le spianerai con l'ausilio di un'arancia intonsa e ben nettata in quanto che l'igiene  l'ingrediente principe d'ogni preparazione, inquantoch esse tendon a divenir riccie e l'utilizzo dell'agrume  necessario poich esso ostacola la trasmissione del calor alla mano dello spianatore e inoltre cede alle buccie del suo simile frutto il profumo dei suoi olii.
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Nel necessario tempo le buccie dell'agrume diverranno sode e, ancor tepide, con somma attenzione al fine ch'esse permangano intonse le scalzerai dal piano marmoreo merc l'ausilio d'un coltello o di altro simile stromento.
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Poscia le spolvererai con un poco di molto zuccaro che previamente avrai pistato al mortajo fintanto ch'esso divenga finissimo e porrai lo zuccaro che residua in acconcio scodello e in esso farai rotolare le buccie e in tale fatta eviterai ch'esse si appiccichino l'une all'altre e le porrai in elegante vitreo contenitore e le terrai a disposizione dei tuoi commensali buongustaj al terminare del convivio.
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In tale fatta potrai con malcelato orgoglio far degustare quest'afrodisiaca e ghiotta Confettura ai tuoi commensali buongustaj e a fronte della lor riconoscienza e delle lor congratulazioni oblierai tutta la fatica ch'affrontasti per approntarla personalmente, non essendoti avvalso dell'ajuto altrui al fine d'impedire che i tuoi guatteri o chi per essi potesser carpirne la Ricetta e farne mercimonio.
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Tale Confettura risulter esser assai gradevole pel palato in specie se non sar ingollata ma verr sutta con quella riflessiva e compiacente lentezza che ben s'addice ai commensali buongustaj inquantoch prima digestio fit in ore, e del pari sommamente corroborante pel corpo secondo quanto  stato enunciato nella Ricetta che precede questa.
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Tale Ricetta informa altres che le buccie d'arancia confettate in tale fatta possiedon virt carminativa in quanto prevengono la formazione postprandiale d'aria entro lo stomaco e pertanto i consequenziali dolori qualora l'educazione al convivio imponga al Cavaliere e sovrattutto alla Dama di rattener massimamente l'invereconda flatulenza che anela sortir dal corpo.
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Ricetta n. 7. L'Ordinaria Confettura di Caco.
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Pria ch'io divulghi la presente Ricetta  d'uopo ch'io fornisca al Lettore talune brevi notazioni che vado a esporre concisamente: multa paucis.
Avvenne un bel d che il Principe di Carignano e la Principessa di Toscana e d'Ungheria e Boemia cessarono il loro esilio e fecero ritorno a Palazzo Reale portando seco dal Granducato di Toscana il fantolino che avean procreato e ch'era scampato nel mese di settembre dell'anno 1822 alle fiamme che l'incauta nutrice Teresa Zanotti avea stoltamente appiccato nella Sua chambre  coucher.
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L'infante s'appalesava di sana, robusta, tozza e villosa complessione e crebbe in tale fatta da non simigliare punto al Padre Suo la qual cosa gener a Corte una ridda d'infami calunnie di cui ancor oggi si pasce il maldicente Marchese Massimo Taparelli.
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E allorquando il Real fantolino pervenne alla III et di Sua vita e pertanto compiutamente maschio non eravi alcuna simiglianza con Sua Maest e indarno s'adoper al fine di dissipare le maldicenze di Corte l'Assistente Spirituale della medesima, quel pio filosofo e teologo nomantesi Guglielmo Massaja nato Lorenzo Antonio ch'io ebbi l'alto onore di servire e nutrire quand'egli per pi e pi fiate dimor appo la residenza estiva di Real Casa Savoia in Moncalieri.
Mais revenons  nos moutons.
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Allorquando il Principino pervenne a Corte avea digi oltrepassato la met della I et di Sua vita e io venni notiziato dall'Ajutante di Cucina Giovanni Vialardi che per la refezione mattutina e serotina del pargolo abbisognava approntare molte confetture inquantoch Egli era estremamente ghiotto d'esse e di dolciumi e sia dell'une e sia degl'altri ne facea uso in grande copia.
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Rattamente obbedii e trassi dalle Regie Dispense numerose variet di confetture che ammannii al Capo di Cucina di Real Casa Giuseppe Uglieri e egli ne fece assaggio di tutte e ne scelse alcune infra le quali ve n'era una che niuno avea ancor degustato inquantoch essa era di mia recente fattura e per la quale io avea utilizzato il caco, un frutto giammai confettato pria nelle Regie Cucine.
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E infra le tante il frugoletto predilesse la mia preparazione a tal punto che neglesse tutte l'altre e pi non volle dolciumi e nel contempo accadde che Egli smise d'esser incontinente, le sue feci pria liquide si rassodarono, principi a parlare, cess di camminar carponi e di giuocar col suo membro e cotali accadimenti suscitaron gran maraviglia negl'uomini di Chiesa e nei preclari medici che s'affaccendavano intorno alla creatura e eran in ambascie al pari del Principe e dalla Principessa circa il modo in cui evolvevasi la crescita del fanciullo.
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Alcuni d'essi stimarono che le mutate condizioni in cui versava il piccino eran frutto di preghiere che i Monaci Cistercensi giaculavano per conto della Reale Famiglia appo il Santuario detto della Consolata, altri ritennero che fosse stato salvifico l'allontanarsi dal luogo ove si svolse il drammatico evento che turbava i sogni del Principino e Alessandro Riberi che era Medico di Corte di fresca nomina afferm che senz'ombra di dubbio il giovamento era stato apportato dall'aver variato i suoi costumi alimentari in special modo quelli che prevedean l'assunzione smodata di zuccaro e ci procacci al Capo di Cucina un riconosciente guiderdone.
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Che tutto quanto sovra esposto accadde merc l'intercessione dell'invocata Consolatrix Afflictorum oppur per merito dei benefici apportati al corpicino dalla mia Confettura, quel che penso qui nol dico e a ogni buon conto tramando la mia Ricetta di come hanno da confettarsi i cachi.
Questi frutti divengon maturrimi nell'inverno e gustosissimi poscia che il gelo li avr sorpresi ancor sovra l'albero e solo allor avran da esser colti.
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Essi son sferici, di liscia, soda e rubizza buccia ma allorquando divengon maturrimi essi s'appalesano estremamente flaccidi, tumefatti, di non agevol presa e di polpa simigliante a muco, sibbene essa sia edibilissima e nettarina.
Ma per questa Confettura tu farai uso esclusivo di cachi non maturi e quinci non tocchi dal gelo e che sieno turgidi e di bell'aspetto esteriore e interiore e che non sieno stati becchettati da volatili e del pari non abbian bacature.
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Coglierai o farai cogliere cachi e merc l'ausilio di purissima aqua di fonte li netterai o li farai nettare in quanto che l'igiene  l'ingrediente principe d'ogni preparazione e poscia li abbandonerai per tanto tempo quanto necessario al fine ch'essi s'asciuttino da se medesimi.
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A tale punto priverai o farai privare i cachi del solo picciuolo e li taglierai o li farai tagliare in semisfera e detta semisfera taglierai o farai tagliare a met e detta met ancor in quattro spicchi che debbono a lor volta esser dimezzati.
Tagliati che sieno in tale fatta, tu peserai o farai pesare una quantit di zuccaro equivalente alla met del peso dei cachi mondati e tagliati come digi detto e quinci porrai detti cachi in acconcia cazzarola cuprea che li accolga agevolmente e a essi aggiongerai personalmente lo zuccaro e dipoi attenderai quanto meno due ore e entro tale lasso di tempo tramenerai il tutto personalmente ogni fiata che sia trascorsa mezza ora.
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Nel mentre taglierai o farai tagliare lo scorzone d'un limone ogni otto cachi che son stati utilizzati curando d'eliminar la pellecchia e taglierai o farai tagliare detto scorzone in quadrucci di dimensione che sia pari a quella dell'unghia d'un dito mignolo della mano e ti farai parte diligente per aggiongere personalmente a cachi e zuccaro detti quadrucci.
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Trascorse che sieno le due ore porrai personalmente la cazzarola al foco ardente affinch l'intruglio giunga rattamente al bollore e giuntovi che sia, porrai la cazzarola al foco dolce e tramenerai o farai tramenare con costanza per tanto tempo quanto necessita al fine che la pozione si rappigli al par di sanbajonne e si trasmuti in Confettura che dovr permanere in cottura lieve per tanto tempo quanto i tempi poscia esposti.
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Quinci rattamente porrai o meglio farai porre la Confettura bollente in acconci recipienti che sieno di vetro smeriglio e di acconcia dimensione e li incoperchierai personalmente con la carta pergamena e del pari li sigillerai con ceralacca.
Se riterrai bastevole il tenere senza soste al bollore del picciol foco e sempre tramenando la Confettura quanto meno per cinque ore, la potrai degustare trascorse che sieno quattro stagioni inquantoch se il tempo non  tale essa sar asperrima e di pessimo gusto e allapponer la tua e l'altrui bocca.
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Se riterrai bastevole il tenere senza soste al bollore del picciol foco e sempre tramenando la Confettura per lo meno dieci ore la potrai degustare poscia tre stagioni inquantoch se il tempo non  tale essa sar aspra e di sgradevole gusto e allapponer la tua e l'altrui bocca.
Se riterrai bastevole il tenere senza soste al bollore del picciol foco e sempre tramenando la Confettura per lo meno ventiquattro ore la potrai degustare poscia alcuni giorni, almeno sette.
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Tale Confettura risulter essere medicamentosa e assai gradevole pel palato, specie se non ingollata ma bens sutta con lentezza inquantoch prima digestio fit in ore, e del pari sommamente corroborante pel corpo massimamente se la Dama o il Cavaliere che abbian trabalzato digi la quarta et avran il disio di gustare quanto puotesi realizzare merc la successiva Ricetta d'una Confettura la quale adduce durevol eccitamento dei sensi i quali avran ragione della ratio medesima fintanto che non si pervenga di necessit a prolungata estasi che sia di carnale consolo e confortorio, ci  a quella che gli Antichi dicean esser la piccola morte.
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Ricetta n. 8. La Sublime Confettura di Caco.
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Al fine di realizzare al meglio la presente Ricetta terrai tali comportamenti.
In primis per una quantit che sia pari a 15 libbre di Confettura che vorrai confettare principierai col procurarti le seguenti spezie che son d'agevole rinvenimento a breve distanza dal Palazzo Reale.
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A tale fine ti recherai ai porticati della piazza detta del Castello nella bottega impiantata dal signor Antonio Benedetto Carpano e ivi te ne procaccerai nove: di semi di noce muscata 3 onze, di ramoscelli di cynnamomo 1 onza, d'infiorescenza d'indica cannabacea 7 onze, di semi di cardamomo 2 onze, di chiodi detti del garofalo 1 onza, di fungo mescal 4 onze, di rizoma di galanga 1 onza, di rizoma d'iride fiorentina 4 onze, di foglie di tanaceto 3 onze.
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In secundis curerai di verificare assai che tali spezie sieno ben essiccate e per nulla muffite e poscia le pestellerai personalmente tutt'insieme con somma attenzione in un acconcio mortajo fintanto ch'esse divengan al pari di polvere finissima e del pari non sieno pi distinguibili l'une coll'altre.
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A tale punto provvederai a eseguire personalmente la Ricetta secondo i dettami di quella che precede questa e pervenuto nella sua elaborazione laddove dicesi che attenderai quanto meno due ore e entro tale lasso di tempo tramenerai il tutto personalmente ogni mezza ora, aggiongerai le nove spezie pestellate come sovra congiuntamente ai cachi mondati e tagliati e allo zuccaro e nel contempo porrai somma cura affinch le quantit delle spezie impiegate sieno rispettose della quantit enunciata di Confettura che vorrai confettare oppur proporzionali a essa.
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Nel mentre taglierai lo scorzone d'un limone ogni otto cachi che son stati utilizzati curando d'eliminar la pellecchia e taglierai detto scorzone in quadrucci di dimensione che sia pari a quella dell'unghia d'un dito mignolo della mano e a tal punto aggiongerai a cachi e a zuccaro detti quadrucci.
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Trascorse che sieno le due ore porrai la cazzarola al foco ardente affinch l'intruglio giunga rattamente al bollore e giuntovi, porrai la cazzarola al foco dolce.
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Tramenerai con costanza per tanto tempo quanto necessita affinch la pozione si rappigli al par di sanbajonne e si trasmuti in Confettura che dovr permanere in cottura col rispetto degl'indispensabili tempi che saran poscia esposti.
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Quinci rattamente porrai la Confettura bollente in acconci recipienti che sieno di vetro smeriglio e di acconcia dimensione e li incoperchierai con carta pergamena e del pari li sigillerai con ceralacca.
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Se riterrai bastevole il tenere senza soste al bollore del picciol foco e sempre tramenando la Confettura per lo meno cinque ore la potrai degustare trascorse che sieno quattro stagioni inquantoch se il tempo non  tale essa sar asperrima e di pessimo gusto e allapponer la tua e l'altrui bocca.
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Se riterrai bastevole il tenere senza soste al bollore del picciol foco e sempre tramenando la Confettura per lo meno dieci ore la potrai degustare poscia tre stagioni inquantoch se il tempo non  tale essa sar aspra e di sgradevole gusto e allapponer la tua e l'altrui bocca.
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Se riterrai bastevole il tenere senza soste al bollore del picciol foco e sempre tramenando la Confettura per lo meno ventiquattro ore la potrai degustare poscia alcuni giorni, almeno sette e infine potrai con malcelato orgoglio far degustare quest'afrodisiaca e ghiotta Confettura ai tuoi fortunati commensali buongustaj
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A fronte della lor riconoscienza e delle lor congratulazioni oblierai tutta la fatica che affrontasti per approntarla personalmente, non essendoti avvalso dell'ajuto altrui al fine d'impedire che i tuoi guatteri o chi per essi potesser carpirne la Ricetta e farne lucroso mercimonio.
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Tale Confettura risulter esser assai gradevole pel palato e sommamente medicamentosa in specie se non sar ingollata ma verr sutta con quella riflessiva e compiacente lentezza che ben s'addice ai commensali buongustaj inquantoch prima digestio fit in ore e del pari sar sommamente corroborante e medicamentosa pel corpo secondo quanto  stato enunciato nella Ricetta che precede questa.
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Ricetta n. 9. L'Ordinaria Confettura di Castagna.
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Per questa Confettura farai uso di farina ottenuta dalla castagna garessina.
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Essa  quel frutto che cogliesi in quel di Garessio ove trovasi il Castello di Real Caccia detto di Casotto e entro le cui rinnovate muraglie il Capo Cuoco e Pasticciere di Real Casa Giovanni Vialardi appront il mese di febbraio dell'anno 1851 un sontuosissimo e memorabile banchetto al fine d'una battuta di caccia al cinghiale partecipata da Sua Altezza Reale qual Condottiero e da oltre duecento cavallerizzi.
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A seguito di lunga perorazione ch'io feci al Capo Cuoco e Pasticciere mi venne concesso l'onore di presentare sul desco della salle  manger una mia preparazione di stagione ci  la polenta di farina di granturco alla moda della Valle di Aosta.
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L'effettuai e l'acconciai con butirro sovraffino di latte di vacca e gran variet e quantit di formaggi di latte della medesima, di pecora e di capra.
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Ma il destino mi fu avverso e beffardo e in luogo di trarne laudi ebbi a esser rimbrottato con gran piglio di voce da Sua Altezza Reale e nel contempo fui oggetto di lazzi e frizzi da parte dei Commensali eccezion fatta per coloro i quali dovettero andar di gran fretta a mutarsi d'abito.
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Avvenne che quattro ajutanti guatteri da me comandati e nomantisi Fortunato Esposito, Elio Sanpre, Eugenio Diotallevi e Vittorio Materdei presentarono maldestramente l'enorme teglja su cui era adagiato il ghiotto e fumante cibo il quale sbrodol in larga copia sul desco, da esso col e poscia inzaccher tre Cavallerizze e quattro Cavallerizzi che erano fortunatamente ancor nella loro tenuta venatoria.
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Tale accadimento fu cagione dell'asperrima riprovazione Reale che ricadde su di me e il Capo Cuoco e Pasticciere fatic non poco per placare l'iracondia del Sovrano che volea comandare ch'io fossi tosto estromesso da Corte.
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Fui pertanto graziato ma venni orbato del ruolo ch'io svolgea appo le Reali Cucine e da allora anelo, bramo e agogno d'esser ancor quel soggetto che sar oggetto di Sovrana benevolenza.
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Ma il Lettore ha forse il disio d'esser reso edotto d'una ricetta d'alta gastronomia che mostri come confettare la farina tratta da castagne garessine e non delle doglianze di colui ch'ebbe l'onor d'esser nominato Matre Ptissier et Confiseur Royal e che divenne tale per merito e non per piaggeria!
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E pertanto ti procurerai o ti adopererai affinch ti sia procurata tale farina di tali castagne e la stempererai o la farai stemperare in purissima aqua di fonte, e ben atta sarebbe quella levissima delle fonti garessine dette di Santo Bernardo, in ragione d'una pinta ogni 34 onze di farina di castagna ovverosia all'incirca 3 libbre.
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Tramenerai o farai tramenare con somma diligenza l'intruglio in tal fatta che non abbiano a formarsi alcune specie di grumi o di coaguli e detta mistura dev'esser lasciata a riposare per quattro ore e se avesse a formarsi della spuma essa dev'esser tolta tante fiate quanto necessita.
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Pervenuto a tale punto, peserai o farai pesare una quantit di zuccaro che sia equivalente alla met del peso della farina di castagna e al picciol foco lo discioglierai o lo farai disciogliere merc l'ausilio di pochissima purissima aqua di fonte, e ben atta  quella pria citata, in acconcia cazzarola cuprea che possa agevolmente accogliere puranco l'intruglio riposato che avrai purificato o fatto purificare della sua affiorante spuma.
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Discioltosi che sia lo zuccaro e trascorse che sieno le quattro ore, verserai o farai versare l'intruglio riposato nella cazzarola che digi trovasi posta al picciol foco e tramenerai o farai tramenare rattamente la pozione.
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Poscia porrai o farai porre la cuprea cazzarola al foco dolce e d'orinnanzi con cura tramenerai o farai tramenare la pozione per tanto tempo quanto necessita affinch essa pervenga al bollore e quinci si rappigli al par di sanbajonne e in tale fatta si trasmuti in Confettura.
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E se avrai disio di sveltire il tempo della cottura potrai far uso di pettina in ragione d'una onza e mezza per ciascuna libbra di pozione.
Pervenuto a tale punto porrai o farai porre nella Confettura tanta semenza di vanilla quanta quella tratta da due baccelli ogni 34 onze di farina di castagna impiegata e uva appassita in ragione di mezza onza ogni libbra della medesima e poscia tramenerai o farai tramenare il tutto al picciol foco con somma diligenza.
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Quinci rattamente porrai o meglio farai porre la Confettura bollente in recipienti di vetro smeriglio che sieno stati previamente umettati con la miglior dell'aquavitae e li incoperchierai personalmente con carta pergamena e li sigillerai con ceralacca e di poi attenderai che trascorran quanto meno due mesi per degustarla.
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Tale Confettura risulter esser assai gradevole pel palato, specie se non ingollata ma bens sutta con lentezza inquantoch prima digestio fit in ore, e del pari sar sommamente corroborante pel corpo massimamente se la Dama o il Cavaliere che abbian trabalzato la IV et avran disio di gustare quanto puotesi realizzare merc la successiva Ricetta d'una Confettura la quale adduce un durevol eccitamento dei sensi i quali avran ragione della ratio medesima fintanto che non si pervenga di necessit a prolungata estasi di carnale consolo e confortorio, ci  a quella che gli Antichi dicean esser la piccola morte.
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Ricetta n. 10. La Sublime Confettura di Castagna.
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Al fine di realizzare al meglio la presente Ricetta terrai tali comportamenti.
In primis per una quantit che sia pari a 15 libbre di Confettura che vorrai confettare principierai col procurarti le seguenti spezie che son d'agevole rinvenimento a breve distanza dal Palazzo Reale.
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A tale fine ti recherai sotto i porticati della piazza cosiddetta del Castello nella bottega impiantata dal signor Antonio Benedetto Carpano e ivi te ne procaccerai nove: di semi di noce muscata 3 onze, di ramoscelli di cynnamomo 1 onza, d'infiorescenza d'indica cannabacea 7 onze, di semi di cardamomo 2 onze, di chiodi detti del garofalo 1 onza, di fungo mescal 4 onze, di rizoma di galanga 1 onza, di rizoma d'iride fiorentina 4 onze, di foglie di tanaceto 3 onze.
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In secundis curerai di verificare assai che tali spezie sieno ben essiccate e per nulla muffite e poscia le pestellerai personalmente tutt'insieme con somma cura in acconcio mortajo fintanto ch'esse divengan al pari di polvere finissima e del pari non sieno pi distinguibili l'une coll'altre.
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A tale punto provvederai a eseguire personalmente la Ricetta secondo i dettami di quella che precede questa e pervenuto nella sua elaborazione laddove dicesi che porrai o farai porre nella Confettura medesima tanta semenza di vanilla quanto quella tratta da due baccelli ogni 34 onze di farina di castagna impiegata e uva appassita in ragione di mezza onza ogni libbra della medesima, aggiongerai le nove spezie pestellate come sovra e porrai somma attenzione affinch le quantit delle spezie sieno rispettose della quantit sovra enunciata di Confettura che tu avrai disio di confettare oppur proporzionali a essa.
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Poscia tramenerai il tutto al picciol foco con somma diligenza e quinci rattamente porrai la Confettura bollente in recipienti di vetro smeriglio che sieno stati previamente umettati con la migliore aquavitae e infine li incoperchierai con carta pergamena e li sigillerai con ceralacca e attenderai quanto meno due mesi per degustarla.
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Infine potrai con malcelato orgoglio far degustare quest'afrodisiaca e ghiotta Confettura ai tuoi fortunati commensali buongustaj e a fronte della lor riconoscienza e delle lor congratulazioni oblierai tutta la fatica ch'affrontasti per approntarla personalmente, non essendoti avvalso dell'ajuto altrui al fine d'impedire che i tuoi guatteri o chi per essi potesser carpirne la Ricetta e farne mercimonio.
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Tale Confettura risulter esser assai gradevole pel palato in specie se non sar ingollata ma verr sutta con quella riflessiva e compiacente lentezza che ben s'addice ai commensali buongustaj inquantoch prima digestio fit in ore, e del pari sommamente corroborante pel corpo secondo quanto enunciato nella Ricetta che precede questa.
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Ricetta n. 11. L'Ordinaria Confettura di Cioccolato Gerolamo.
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Pria ch'io divulghi la presente Ricetta son d'uopo talune brevi notazioni che vado a esporre concisamente, com' mio costume: multa paucis.
Io era nella mia III et allorquando creai tale Ricetta in onor degl'amici di mia puerizia Gioachino Bellone e Gianbattista Sales burattinai di gran vaglia, allorquando essi pervennero alla Corte di Savoia poscia innumerevoli peripezie che non vado a narrare e furon nelle grazie di Sua Altezza Reale.
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Dapprima intesi titolar la Ricetta coll'attuale nome del lor burattino, ovverosia Gianduja, ma poscia preferii l'originario onomastico ch'essi diedero alla marionetta ci  quello di Gerolamo, stante il suo etimo Hieronymos, id est nome sacro, dizione che ben s'attaglia a quello del caccao donde promana il cioccolato ovverosia teobroma, ci  cibo degli dei.
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Pertanto diedi a questa Ricetta l'altisonante appellativo di Cioccolato Gerolamo ovverosia il cibo degli dei dal nome sacro, in luogo di quello plebeo di Cioccolato Gianduja ovverosia il cibo degli dei di Giovanni della douja oppur di Giovanni del boccale da vino inquantoch stimo che tale appellativo non puote e neppur potr giammai aver alcun successo appo i preclari buongustaj, in specie se essi son uomini di lettere.
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Orbene, al seguito di tali brevi notazioni pervengasi senz'indugio alcuno alla Ricetta.
Ti procurerai o ti adopererai affinch ti sieno procurati caccao della miglior specie, butirro di caccao anch'esso della miglior specie, nocciuole rotonde del Monferrato e zuccaro secondo tali quantit al fine d'ottenere oltre 3 libbre, ovverosia 36 onze di detto cioccolato: di caccao 1 libbra e 1 onza, di butirro del medesimo 9 onze, di nocciuole mondate 8 onze, di zuccaro 1 libbra.
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Monderai o farai mondare le tonde nocciuole dal lor ligneo involucro che l'attanaglia e poscia le tosterai o le farai tostare alla bracia piccina e quinci le spellecchierai o le farai spellecchiare e in tale fatta esse oltrech tonde saran puranco gentili al gusto.
Spellecchiate che esse sieno le pestellerai o le farai pestellare in un acconcio mortajo e ci fintanto che in luogo di nocciuole avrai farina della pi fine.
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A tale punto porrai o farai porre la farina di tali nocciuole in un pajolo necessariamente cupreo che possa agevolmente accogliere gl'ingredienti che seguono e nel contempo trovi buona accoglienza entro un altro pajolo eziandio non cupreo in cui siavi dell'aqua che porrai o farai porre al picciol foco e che perverr al moderato bollore al fine di praticar quella moderata cottura che gl'utilizzatori soglion nomare bagno Maria.
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Entro il primo pajolo aggiongerai il butirro di caccao e allorquando l'aqua del secondo pajolo gionger al picciol bollore, tramenerai o farai tramenare con somma cura gl'ingredienti fintanto che il butirro di caccao non siasi perfettamente disciolto.
Quinci aggiongerai o farai aggiongere lo zuccaro e tramenerai o farai tramenare il tutto con somma attenzione fintanto ch'esso non siasi perfettamente disciolto e l'intruglio divenga un perfetto amalgama.
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A tal punto aggiongerai o farai aggiongere il caccao e tramenerai o farai tramenare il tutto fintanto che non s'abbia una crema che tramenerai o meglio farai tramenare da nerboruti guatteri quanto meno per settantacinque ore senz'interruzione alcuna e sempre al bagno Maria per cui sar d'uopo esser accorti nel mantener costante il livello dell'aqua nel secondo pajolo aggiongendone altra bollente.
Poscia dovr cessare la cottura e allorquando la Confettura diverr tepida la porrai personalmente in tanti recipienti di vetro smeriglio quanti necessari che incoperchierai con carta pergamena e sigillerai sempre personalmente con ceralacca e attenderai quanto meno trenta d per degustarla.
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Essa sar assai gradevole al palato, specie se non ingollata ma bens sutta con lentezza inquantoch prima digestio fit in ore, e del pari sommamente corroborante pel corpo.
Esposta la presente Ricetta,  d'uopo ancor una notazione indispensabile.
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La Confettura di Cioccolato Gerolamo non  per sua natura bevanda e pertanto essa frangit jejunum siccome mirabilmente ci ammaestr il De chocolatis potu diatribe vergato dal Cardinal Francesco Maria Brancaccio ma al pari della cioccolata che  detta bevanda di delizia, essa ripristina il calore naturale, genera sangue puro, rianima il core, massimamente se la Dama o il Cavaliere che abbian trabalzato la IV et avran disio di gustare quanto puotesi realizzare merc la successiva Ricetta d'una Confettura la quale adduce un durevol eccitamento dei sensi i quali avran ragione della ratio medesima fintanto che non si pervenga di gran necessit a prolungata estasi di carnale consolo e confortorio, ci  a quella che gli Antichi dicean esser la piccola morte.
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Ricetta n. 12. La Sublime Confettura di Cioccolato Gerolamo.
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Al fine di realizzare al meglio la presente Ricetta terrai tali comportamenti.
In primis per una quantit che sia pari a 15 libbre di Confettura che vorrai confettare principierai col procurarti le seguenti spezie che son d'agevole rinvenimento a breve distanza dal Palazzo Reale.
.
A tale fine ti recherai ai porticati della piazza detta del Castello nella bottega impiantata dal signor Antonio Benedetto Carpano e ivi te ne procaccerai nove: di semi di noce muscata 3 onze, di ramoscelli di cynnamomo 1 onza, d'infiorescenza d'indica cannabacea 7 onze, di semi di cardamomo 2 onze, di chiodi detti del garofalo 1 onza, di fungo mescal 4 onze, di rizoma di galanga 1 onza, di rizoma d'iride fiorentina 4 onze, di foglie di tanaceto 3 onze.
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In secundis curerai di verificare assai che tali spezie sieno ben essiccate e per nulla muffite e poscia le pestellerai personalmente tutt'insieme con somma attenzione in un acconcio mortajo fintanto ch'esse divengan al pari di polvere finissima e del pari non sieno pi distinguibili l'une coll'altre.
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A tale punto provvederai a eseguire personalmente la Ricetta secondo i dettami di quella che precede questa e pervenuto nella sua elaborazione laddove dicesi che a tale punto aggiongerai o farai aggiongere il caccao, aggiongerai nel contempo le nove spezie pestellate come sovra e porrai somma cura affinch le quantit delle spezie sieno rispettose della quantit enunciata di Confettura che tu vorrai confettare oppur proporzionali a essa.
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Poscia e sempre al bagno Maria tramenerai il tutto fintanto che non s'abbia una crema che tramenerai quanto meno per settantacinque ore senz'interruzione alcuna per cui sar d'uopo il mantener con costanza il livello dell'aqua nel secondo pajolo.
Infine porrai termine alla cottura e allorquando la Confettura sar tepida la porrai in recipienti di vetro smeriglio che sieno tanti quanto necessita e che incoperchierai con carta pergamena e sigillerai con ceralacca e attenderai quanto meno trenta d per degustarla.
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A tale punto potrai con malcelato orgoglio far degustare quest'afrodisiaca e ghiotta Confettura ai tuoi fortunati commensali buongustaj e a fronte della lor riconoscienza e delle lor congratulazioni tu oblierai tutta la fatica ch'affrontasti per approntarla personalmente, non essendoti avvalso dell'ajuto altrui al fine d'impedire che i tuoi guatteri o chi per essi potesser carpirne la Ricetta al fine di farne lucroso mercimonio.
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Tale Confettura risulter esser assai gradevole pel palato in specie se non sar ingollata ma verr sutta con quella riflessiva e compiacente lentezza che ben s'addice ai commensali buongustaj inquantoch prima digestio fit in ore, e del pari sommamente corroborante pel corpo secondo quanto enunciato nella Ricetta che precede questa.
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Ricetta n. 13. L'Ordinaria Confettura di Giuggiola.
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Ricetta n. 14. La Sublime Confettura di Giuggiola.
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Ricetta n. 15. L'Ordinaria Confettura di Limone n. 1
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Coglierai o farai cogliere limoni il primo d in favor di luna nova e poscia li sbuccierai o li farai sbucciare ponendo somma attenzione al fatto che la buccia sia ben nettata in quanto che l'igiene  l'ingrediente principe d'ogni preparazione e privata della sottostante pellecchia eburnea ch'avviluppa gli spicchi i quali a lor volta rattengon il sugo dell'agrume.
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Del pari, priverai o farai privare gli spicchi della lor pellecchia e a tal punto saran costoro i protagonisti di questa Ricetta.
Pertanto porrai d'un canto le buccie in quanto che esse se tu il vorrai potran servirti per eseguire la Ricetta n. 19 e la Ricetta n. 20 della parte di questo Libro che s'occupa d'Elixir e poscia, eseguite che sieno o l'una o l'altra o entrambe, per eseguire quelle Confetture che son realizzabili con le Ricette n. 17 e n. 18 successive a questa e che potran esser realizzate l'una, l'altra o entrambe, stante il fatto che sia del limone e sia d'altri agrumi  possibile utilizzare l'intiero frutto eccezion fatta pei semi e per la pellecchia che dona pessimo sapore vuoi alle buccie vuoi agli spicchi se sottoposti a preparazione.
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Spellecchiati che sieno gli spicchi, li pisterai o li farai pistare entro un acconcio mortajo al fine d'ottenerne il sugo che passerai personalmente allo staccio di maglia finissima e porrai il sugo in acconcia cuprea cazzarola e se i limoni eran venti aggiongerai personalmente 28 onze di zuccaro a esso e proporzionalmente se i limoni eran meno o pi di tale quantit.
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Poscia personalmente tramenerai con somma cura la pozione fintanto che lo zuccaro non siasi perfettamente disciolto e quinci ivi discioglierai puranco 1 onza e mezza di pettina ovverosia di quel preparato che Enrico Braconn disvel quanto meno orson cinque lustri e ch'io rattamente sperimentai al fine di approntare sia questa Ricetta sia tant'altre che a essa seguitarono.
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Egli descrisse di come ottener tale pettina in un trattato di vasta risonanza le cui nozioni furon apprese per ordine del Capo di Cucina Giuseppe Durando dall'Ajutante di Cucina di Real Casa Giovanni Vialardi per giungere alla sua realizzazione e utilizzarla per tutte quelle preparazioni alimentari in cui necessita che il sugo pervenga a riduzione e questo al fine di far coagulare in breve lasso di tempo qualsivoglia liquido evitando ch'esso sia posto a estenuante bollore affinch si rappigli, la qual cosa provoca costante vapore aqueo che seco trascina gran parte degl'aromi di ci che  posto a cottura, disperdendoli nell'aere anzich nel palato.
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Tale pettina s'ottiene massimamente dalle buccie degl'agrumi, ma nella presente Ricetta esse han da esser utilizzate diversamente, oppur dalle buccie di mela che sia di preferenza cotognia: pertanto se non sarai in grado di procurarti o di farti procurare la pettina perverrai al medesimo fine se utilizzerai due pomi cotogni pel sugo tratto da venti limoni.
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Ora netterai o farai nettare tali pomi con somma attenzione in quanto che l'igiene  l'ingrediente principe d'ogni preparazione e non li priverai o li farai privare per motivo alcuno della lor buccia poich  in essa che risiede allo stato naturale la pettina e nettati che sieno provvederai a spappolare i frutti o a far s ch'essi sieno spappolati con apposita grattuggia fintanto che pervengasi alle lor interiora che non dovran esser usate.
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Porrai personalmente il grattuggiato entro la cazzarola entro cui trovasi digi il sugo dei limoni entro cui  stato previamente disciolto lo zuccaro con somma cura e tramenerai la pozione al fine di ben stemperare la poltiglia dei pomi.
A tale punto porrai la cazzarola al foco ardente e tramenerai con gran piglio fintanto che la pozione giunga precipitevolissimevolmente al bollore e allor giuntavi che sia, porrai la cazzarola al foco tenue e tramenerai tanto tempo quanto necessita al fine che l'intruglio si rappigli al par di sanbajonne e si trasmuti in Confettura che tu potrai personalmente degustare puranco nell'immediato.
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Tale Confettura risulter esser assai gradevole pel palato, specie se non ingollata ma bens sutta con lentezza inquantoch prima digestio fit in ore, e del pari sommamente corroborante pel corpo massimamente se la Dama o il Cavaliere che abbian digi trabalzato la IV et avran disio di gustare quanto puotesi realizzare merc la successiva Ricetta d'una Confettura la quale adduce un durevol eccitamento dei sensi i quali avran ragione della ratio medesima fintanto che non si pervenga di gran necessit a prolungata estasi di carnale consolo e confortorio, ci  a quella che gli Antichi dicean esser la piccola morte.
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Ricetta n. 16. La Sublime Confettura di Limone n. 1.
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Al fine di realizzare al meglio la presente Ricetta terrai tali comportamenti.
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In primis per una quantit che sia pari a 15 libbre di Confettura che vorrai confettare principierai col procurarti le seguenti spezie che son d'agevole rinvenimento a breve distanza dal Palazzo Reale.
A tale fine ti recherai sotto i porticati della piazza detta del Castello e nella bottega impiantata dal signor Antonio Benedetto Carpano e ivi te ne procaccerai nove: di semi di noce muscata 3 onze, di ramoscelli di cynnamomo 1 onza, d'infiorescenza d'indica cannabacea 7 onze, di semi di cardamomo 2 onze, di chiodi detti del garofalo 1 onza, di fungo mescal 4 onze, di rizoma di galanga 1 onza, di rizoma d'iride fiorentina 4 onze, di foglie di tanaceto 3 onze.
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In secundis curerai di verificare assai che tali spezie sieno ben essiccate e per nulla muffite e poscia le pestellerai personalmente tutt'insieme con somma attenzione in un acconcio mortajo fintanto ch'esse divengan al pari di polvere finissima e del pari non sieno pi distinguibili l'une coll'altre.
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A tale punto provvederai a eseguire personalmente la Ricetta secondo i dettami di quella che precede questa.
Pervenuto nella sua elaborazione laddove dicesi che porrai personalmente il grattuggiato entro la cazzarola entro cui trovasi digi il sugo del limone entro cui  stato previamente disciolto lo zuccaro con somma cura e tramenerai la pozione al fine di ben stemperare la poltiglia dei pomi, aggiongerai le nove spezie pestellate come sovra ponendo somma attenzione affinch le quantit delle spezie sieno rispettose della quantit enunciata di Confettura che avrai disio di confettare oppur proporzionali a essa.
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A tale punto porrai la cazzarola al foco ardente e tramenerai con gran piglio fintanto che la pozione giunga precipitevolissimevolmente al bollore e allor che giuntavi sia, porrai la cazzarola al foco tenue e tramenerai tutto il tempo che necessita al fine che l'intruglio si rappigli al par di sanbajonne e si muti in Confettura che potrai degustare nell'immediato.
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Infine potrai con malcelato orgoglio far degustare quest'afrodisiaca e ghiotta Confettura ai tuoi fortunati commensali buongustaj e a fronte della lor riconoscienza e delle lor congratulazioni oblierai tutta la fatica ch'affrontasti per approntarla personalmente, non essendoti avvalso dell'ajuto altrui al fine d'impedire che i tuoi guatteri o chi per essi potesser carpirne la Ricetta e farne mercimonio.
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Tale Confettura risulter esser assai gradevole pel palato in specie se non sar ingollata ma verr sutta con quella riflessiva e compiacente lentezza che ben s'addice ai commensali buongustaj inquantoch prima digestio fit in ore, e del pari sommamente corroborante pel corpo secondo quanto enunciato nella Ricetta che precede questa.
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Ricetta n. 17. L'Ordinaria Confettura di Limone n. 2.
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Eseguirai questa Ricetta s'avrai disponibili buccie di limone cos come son state elaborate secondo la Ricetta n. 19 e la Ricetta n. 20 della parte di questo Libro che s'occupa d'Elixir.
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In difetto ti sar di gran piacere la lettura di questa come d'altre Ricette che compongon questo Libro ma verrai orbato della felicit che comporta d'un canto la sua realizzazione e d'altro canto e sovrattutto la sua degustazione.
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In primis porrai o farai porre in acconcia cuprea cazzarola 1 libbra di zuccaro se per ottener le buccie son stati impiegati venti limoni; in secundis porrai o farai porre al picciol foco la cazzarola e tramenerai o farai tramenare con cura lo zuccaro fintanto ch'esso divenga fluido.
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Trasmutatosi lo zuccaro in tale fatta, s'avrai impiegato o avrai fatto impiegare 1 libbra di zuccaro in esso discioglierai o farai disciogliere 3 onze di purissimo miele di favo il quale sia di preferenza quello sutto dalle laboriose api dal fior dell'acacja, e proporzionalmente ti comporterai s'avrai impiegato dissimili quantit dello zuccaro, e poscia e sempre accuratamente tramenando o facendo tramenare unirai o farai in tal fatta che sieno unite all'intruglio le buccie dell'agrume.
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E sempre tramenandole o facendole tramenare al picciol foco le cucinerai o le farai cucinare fintanto ch'esse appaian trasparenti avendo dismesso la lor aqua intrinseca e avendo sutto in luogo d'essa quanto massimamente potea suggersi dell'intruglio medesimo.
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A tale punto toglierai personalmente le buccie dalla cazzarola a una a una merc l'ausilio d'uno spillone e le accomoderai a dovuta distanza l'una dall'altra s'un acconcio piano di marmo e le spianerai o le farai spianare con l'ausilio d'un limone intonso e ben nettato in quanto che l'igiene  l'ingrediente principe d'ogni preparazione, poich esse tendon a divenir riccie e l'utilizzo dell'agrume  necessario poich esso ostacola la trasmissione del calor alla mano dello spianatore e inoltre cede alle buccie del suo simile frutto il profumo dei suoi olii.
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Nel necessario tempo le buccie dell'agrume diverranno sode e, ancor tepide, con somma cura al fine ch'esse permangano intonse le scalzerai o le farai scalzare dal piano marmoreo merc l'ausilio d'un coltello o d'altro simile stromento.
Poscia le spolvererai personalmente con un poco di molto zuccaro che previamente avrai pistato o fatto pistare al mortajo fintanto ch'esso divenga finissimo e porrai lo zuccaro residuale in un acconcio scodello e in esso farai rotolare le buccie e in tale fatta eviterai ch'esse s'appiccichino l'une all'altre e le porrai in elegante contenitore vitreo e le terrai a disposizione dei tuoi commensali allorquando si perverr al termine del convivio.
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Le buccie di limone confettate in tal modo han virt carminativa e prevengono la disdicevole formazione postprandiale d'aria entro lo stomaco e i consequenziali dolori qualora l'educazione al convivio imponga al Cavaliere e sovrattutto alla Dama di rattener l'invereconda flatulenza che preme per sortir dal corpo.
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Tale Confettura risulter esser puranco assai gradevole pel palato, specie se non ingollata ma bens sutta con lentezza inquantoch prima digestio fit in ore, e del pari sommamente corroborante pel corpo massimamente se la Dama o il Cavaliere che abbian trabalzato la IV et avran disio di gustare quanto puotesi realizzare merc la successiva Ricetta d'una Confettura la quale adduce un durevol eccitamento dei sensi i quali avran ragione della ratio medesima fintanto che non si pervenga di necessit a prolungata estasi di carnale consolo e confortorio, ci  a quella che gli Antichi dicean esser la piccola morte.
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Ricetta n. 18. La Sublime Confettura di Limone n. 2.
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Al fine di realizzare al meglio la presente Ricetta terrai tali comportamenti.
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In primis per una quantit che sia pari a 15 libbre di Confettura che vorrai confettare principierai col procurarti personalmente le seguenti spezie che son d'agevole rinvenimento a breve distanza dal Palazzo Reale.
A tale fine ti recherai ai porticati della piazza detta del Castello nella bottega impiantata dal signor Antonio Benedetto Carpano e ivi te ne procaccerai nove: di semi di noce muscata 3 onze, di ramoscelli di cynnamomo 1 onza, d'infiorescenza d'indica cannabacea 7 onze, di semi di cardamomo 2 onze, di chiodi detti del garofalo 1 onza, di fungo mescal 4 onze, di rizoma di galanga 1 onza, di rizoma d'iride fiorentina 4 onze, di foglie di tanaceto 3 onze.
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In secundis curerai di verificare assai che tali spezie sieno ben essiccate e per nulla muffite e poscia le pestellerai personalmente tutt'insieme con somma cura in acconcio mortajo fintanto ch'esse divengan al pari di polvere finissima e del pari non sieno pi distinguibili l'une coll'altre.
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A tale punto provvederai a eseguire personalmente la Ricetta secondo i dettami di quella che precede questa.
Pervenuto nella sua elaborazione laddove dicesi che in esso discioglierai o farai disciogliere 3 onze di purissimo miele di favo il quale sia di preferenza quello sutto dalle laboriose api dal fior dell'acacja, aggiongerai le nove spezie pestellate come sovra e porrai somma attenzione affinch le quantit delle spezie sieno sommamente rispettose della quantit enunciata di Confettura che vorrai confettare oppur proporzionali a essa.
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Poscia, accuratamente tramenando unirai all'intruglio le buccie dell'agrume e al picciol foco le cucinerai fintanto ch'esse appaian trasparenti avendo dismesso la lor aqua intrinseca e avendo sutto in luogo d'essa quanto massimamente potea suggersi dell'intruglio medesimo.
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A tal punto toglierai le buccie dalla cazzarola a una a una merc l'ausilio d'uno spillone e le accomoderai a dovuta distanza l'una dall'altra s'un acconcio piano di marmo e le spianerai con l'ausilio d'un limone intonso e ben nettato in quanto che l'igiene  l'ingrediente principe d'ogni preparazione, poich esse tendon a divenir riccie e l'utilizzo dell'agrume diviene necessario poich esso  di ostacolo per la trasmissione del calore alla mano dello spianatore e inoltre cede alle buccie del suo simile frutto il profumo dei suoi olii.
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Nel necessario tempo le buccie dell'agrume diverranno sode e, ancor tepide, con somma cura al fine ch'esse permangano intonse le scalzerai dal piano marmoreo merc l'ausilio d'un coltello o d'altro simile stromento.
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Poscia le spolvererai con un poco di molto zuccaro che previamente avrai pistato al mortajo fintanto ch'esso divenga finissimo e porrai lo zuccaro che residua in acconcio scodello e in esso farai rotolare le buccie e in tale fatta eviterai ch'esse s'appiccichino l'une all'altre e le porrai in un elegante vitreo contenitore e ivi le terrai a disposizione dei tuoi commensali al termine del convivio.
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In tale modo potrai con malcelato orgoglio far degustare quest'afrodisiaca e ghiotta Confettura ai tuoi commensali buongustaj e a fronte della lor riconoscienza e delle lor congratulazioni oblierai tutta la fatica ch'affrontasti per approntarla personalmente, non essendoti avvalso dell'ajuto altrui al fine d'impedire che i tuoi guatteri o chi per essi potesser carpirne la Ricetta al fine di farne lucroso mercimonio.
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Tale Confettura risulter esser assai gradevole pel palato in specie se non sar ingollata ma verr sutta con quella riflessiva e compiacente lentezza che assai ben s'addice ai commensali buongustaj inquantoch prima digestio fit in ore, e del pari sommamente corroborante pel corpo secondo quanto enunciato nella Ricetta che precede questa la quale informa altres che le buccie del limone che son confettate in tale fatta han virt carminativa in quanto prevengono la formazione postprandiale d'aria entro lo stomaco e i consequenziali dolori qualora l'educazione al convivio imponga sia al Cavaliere e sia alla Dama di rattener l'invereconda flatulenza che anela sortir dal corpo.
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Ricetta n. 19. L'Ordinaria Confettura di Patata Dolce.
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Ricetta n. 20. La Sublime Confettura di Patata Dolce.
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Ricetta n. 21. L'Ordinaria Confettura di Pepperoncino.
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Ricetta n. 22. La Sublime Confettura di Pepperoncino.
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Ricetta n. 23. L'Ordinaria Confettura di Pera Madernassa.
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Ricetta n. 24. La Sublime Confettura di Pera Madernassa.
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Ricetta n. 25. L'Ordinaria Confettura di Pomidoro Verde.
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Ricetta n. 26. La Sublime Confettura di Pomidoro Verde.
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Ricetta n. 27. L'Ordinaria Confettura di Rabarbaro.
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Ricetta n. 28. La Sublime Confettura di Rabarbaro.
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Ricetta n. 29. L'Ordinaria Confettura di Rosa Canina.
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Ricetta n. 30. La Sublime Confettura di Rosa Canina.
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Ricetta n. 31. L'Ordinaria Confettura di Zucca.
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Con ci sia cosa ch tutti i frutti promanano dalla terra sia da alberi o da piante o d'arbusti sia sovra sia sotto la medesima, illustro la Ricetta d'una Confettura che s'ottiene da un frutto che s'adagia al suolo e pertanto non penzola sovr'esso e neppur si cela sott'esso.
A tale fine sar d'uopo che tu colga o che tu faccia cogliere una zucca al fine di poter approntare la presente Ricetta.
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Detta zucca ha da esser solamente quella detta d'inverno, ci  quella che appartiene alla specie cucurbita maxima che presentasi a buccia costoluta di gran spessore, di polpa gialla e farinosa e dolce, ovverosia la zucca cos detta la grigia di Bologna la quale si disvela ottimale al fin di confettare quanto vado a esporre.
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Monderai o farai mondare la zucca dello scorzone e dei semi e dei filamenti in tale fatta da ottener da essa la sola polpa.
Al fine d'ottenere quanto meno 4 libbre di Confettura ti necessiteranno 3 libbre della polpa sovra menzionata, 1 libbra di zuccaro e del sugo di limone tanto quanto possa esser tratto da un frutto per ciascuna delle 12 onze di polpa impiegata e 1 libbra di quei dolciumi detti amaretti di Monte Baruzzo che furon creati da un pasticciere di col nomantesi Francesco Giacinto Moriondo.
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Accenno brevemente che Moriondo e coloro i quali a lui succedettero furon i ben retribuiti fornitori di tale dolciume per questa Real Casa fintanto che il Capo Cuoco e Pasticciere Giovanni Vialardi, a seguito di perigliose vicende cui non posso e non voglio far cenno, ebbe ventura di compulsare le infino ad allora segrete carte autografe del ricettario che il pasticciere verg pria di spirare il trascorso secolo e pertanto produsse amaretti tali quali, se non migliori, e ottenne il plauso di Sua Altezza Reale, della Corte e sovrattutto dell'Economo di Palazzo.
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Quanto, per dire che tali amaretti richiedono sia scienza e sia conoscienza per esser prodotti per cui sar pi agevole il procurarteli dal commerciante: comunque che sia ridurrai personalmente in minute briciole detti amaretti, ma pria tu taglierai o farai tagliare tutta la polpa della zucca in tocchi che sien di grandezza simile a quella d'un pollice e porrai o farai porre detti tocchi in acconcio cupreo pajolo che porrai o farai porre al foco dolce fintanto che la zucca si disciolga entro la sua aqua medesima.
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A tale punto aggiongerai o farai aggiongere nel pajolo lo zuccaro e con esso il sugo di limone e lo sbriciolone d'amaretto.
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Tramenerai la pozione o la farai tramenare senza interruzione alcuna per tanto tempo quanto necessita affinch questa pervenga al bollore e quinci si rappigli lentamente al par di sanbajonne.
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Se avrai il disio di sveltire il tempo della cottura tu potrai far uso di pettina in ragione d'una onza e mezza per ciascuna libbra di pozione.
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Poscia la porrai ancor bollente o meglio la farai porre in recipienti di vetro smeriglio che incoperchierai personalmente con carta pergamena e che sigillerai con ceralacca e che non ti periterai punto di dischiudere fintantoch non sien trascorsi quanto meno due mesi.
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Tale Confettura risulter esser assai gradevole pel palato, specie se non ingollata ma bens sutta con lentezza inquantoch prima digestio fit in ore, e del pari sommamente corroborante pel corpo massimamente se la Dama o il Cavaliere che abbian digi trabalzato la IV et avran disio di gustare quanto puotesi realizzare merc la successiva Ricetta d'una Confettura la quale adduce un durevol eccitamento dei sensi i quali avran ragione della ratio medesima fintanto che non pervengasi di necessit a prolungata estasi che sia di carnale consolo e confortorio, ci  a quella che gli Antichi dicean esser la piccola morte.
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Ricetta n. 32
La Sublime Confettura di Zucca
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Al fine di realizzare al meglio la presente Ricetta terrai tali comportamenti.
In primis per una quantit che sia pari a 15 libbre di Confettura che vorrai confettare principierai col procurarti le seguenti spezie che son d'agevole rinvenimento a breve distanza dal Palazzo Reale.
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A tale fine ti recherai sotto i porticati della piazza detta del Castello entro la bottega impiantata dal signor Antonio Benedetto Carpano e ivi te ne procaccerai nove: di semi di noce muscata 3 onze, di ramoscelli di cynnamomo 1 onza, d'infiorescenza d'indica cannabacea 7 onze, di semi di cardamomo 2 onze, di chiodi detti del garofalo 1 onza, di fungo mescal 4 onze, di rizoma di galanga 1 onza, di rizoma d'iride fiorentina 4 onze, di foglie di tanaceto 3 onze.
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In secundis curerai di verificare assai che tali spezie sieno ben essiccate e per nulla muffite e poscia le pestellerai personalmente tutt'insieme con somma attenzione in un acconcio mortajo fintanto ch'esse divengan al pari di polvere finissima e del pari non sieno pi distinguibili l'une coll'altre.
.
A tale punto provvederai a eseguire personalmente la Ricetta secondo i dettami di quella che precede questa.
Pervenuto nella sua elaborazione laddove dicesi che porrai o farai porre detti tocchi in acconcio cupreo pajolo che porrai o farai porre al foco dolce fintanto che la zucca si disciolga entro la sua aqua medesima, aggiongerai le nove spezie pestellate come sovra descritto ponendo somma cura affinch le quantit delle spezie sieno rispettose della quantit enunciata di Confettura che vorrai confettare oppur proporzionali a essa.
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A tale punto aggiongerai nel pajolo lo zuccaro e congiuntamente a esso il sugo di limone e lo sbriciolone d'amaretto.
Tramenerai la pozione senz'interruzione alcuna per tanto tempo quanto necessita affinch questa pervenga al bollore e quinci si rappigli lentamente al par di sanbajonne.
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Se per azzardo avrai disio di sveltire il tempo della cottura potrai far uso di pettina in ragione d'una onza e mezza per ciascuna libbra di pozione.
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Poscia torrai rattamente dal foco la pozione e la porrai ancor bollente in recipienti di vetro smeriglio che incoperchierai personalmente con carta pergamena e che sigillerai con ceralacca e che non ti periterai di dischiudere fintanto che non sieno per lo meno trascorsi quanto meno due mesi.
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Infine potrai con malcelato orgoglio far degustare quest'afrodisiaca e ghiotta Confettura ai tuoi fortunati commensali buongustaj e a fronte della lor riconoscienza e delle lor congratulazioni oblierai la fatica ch'affrontasti per approntarla personalmente, non essendoti avvalso dell'ajuto altrui al fine d'impedire che i tuoi guatteri o chi per essi potesser carpirne la Ricetta e farne lucroso mercimonio.
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Tale Confettura risulter esser assai gradevole pel palato in specie se non sar ingollata ma verr sutta con quella riflessiva e compiacente lentezza che ben s'addice ai commensali buongustaj inquantoch prima digestio fit in ore, e del pari sommamente corroborante pel corpo secondo quanto vien enunciato nella Ricetta che precede questa.
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Qui termina il Tomo 1.
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L'ALCHIMISTA PIEMONTESE DI REAL CASA SAVOIA.
ovverosia del modo d'ottenere diversi elixir in diverse maniere.
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Queste son Ricette di liquori corroboranti di facile esecuzione e in questa sede tralascio volutamente di propalare quelle afferenti i molteplici preparati medicamentosi che sono in grado d'approntare con destrezza e tal cosa subisco obtorto collo al fine di non irritare l'occhiuta corporazione degli speziali.
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Naccui in terra astigiana al pari del Conte di San Germano e essendo suo estimatore e gran conoscitor dell'opera sua ho procurato cogli studii d'esser pria di tutto alchimista e poscia speziale ma ahim, in qualit d'alchimista sono incatenato per omnia saecula saeculorum al giuramento al quale scientemente mi sottoposi e quinci in tema d'elixir io posso divulgare unicamente quelli di quarta Classe i quali non richiedon pertanto che sieno approntati il nigredo, l'albedo e il rubedo che sono i necessari prodromi per pervenire al compimento della Grande Opera per mezzo di quegl'elementi che non son alimenti.
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 Ricetta n. 1
L'Ordinario Elixir d'Alquermes
Pria ch'io divulghi la presente Ricetta son d'uopo talune brevi notazioni che vado a esporre concisamente com' mio costume: multa paucis.
Il vocabolo elixir promana dall'arabo al iksir in uso appo gl'alchimisti d'Arabia e con esso designavasi il lapis philosophorum, ma siccome io non intendo punto discettare di faccende esoteriche tralascer la Pietra per parlar di questa preparazione per la quale necessitano alcole, spezie, erbe e sostanze medicinali e che funge sia da tonico, sia d'aperitivo e sia da digestivo, a seconda di quando e di quanto ne vien bevuta.
Rinvenni fortuitamente tale ricetta e altre mirabili cose dello scibile umano che qui tralascio d'esporre allorquando poco temp'addietro io percorrea la via Po e sotto il porticato di mancina che mena al fiume mi soffermai a esaminar per tedia i libri e le carte vendute da un marrano sovra un sudicio banco.
La mia attenzione fu attratta da un malloppo di missive inviate all'indirizzo di Isaia Artom di Asti: trattandosi della mia citt natale e essendo quella degl'Artom la maggior notabile famiglia del ghetto, fui spinto da curiosit e mi procacciai il plico poscia non breve contrattazione che strem l'infidele.
Ritornato a Palazzo Reale e assolti i miei obblighi, in vece d'abbandonarmi nelle braccia di Morfeo mi disposi a legger le lettere ch'eran state inviate a Isaia Artom nella met del trascorso secolo dalla terra di Francia da un suo e mio concittadino ovverosia dal Conte di San Germano il quale gli chiedea lumi per praticar l'arte della cabbala e di esser posto in contatto epistolare con tale Moshe Chaim Luzzatto dimorante in San Giovanni d'Acri.
Dal canto suo il Conte in tali lettere esponea numerosi insegnamenti a seguito di richieste del giudeo e ch'eran da tenersi segreti a chi non era al par di loro un Rosa Croce e io non li divulgo eccezion fatta per la seguente versione essoterica di IV Classe d'uno d'essi inquantoch questo Tomo del Libro tratta unicamente d'elixir d'alcole e non di quelli che richiedono pel loro approntamento che si pratichi l'opera al nero, al bianco e al rosso.
Pertanto espongo la Ricetta dell'Elixir d'Alquermes detto puranco di Lunga Vita, similare alla Ricetta n. 23 che segue e ottenuta in circostanze ben diverse e merc il mio ausilio dal Capo Cuoco e Pasticciere di Real Casa Giovanni Vialardi.
La eseguirai personalmente principiando col procurarti quella polvere di cocciniglia che vien nomata dagl'Arabi al kemir e da noi Cristiani alquermes e che  una polverosa sostanza di color cremisi assai colorante e di essa ne userai 2 onze se userai 4 pinte d'alcole che sia d'ottimo gusto.
Poscia, per la medesima quantit d'alcole ti procurerai di zuccaro 13 libbre e 6 onze, di tanta semenza di vanilla quanto quella tratta da cinque baccelli, di ramoscelli di cynnamomo 3 onze e mezza, di coriandolo 1 onza, di chiodi detti del garofalo in numero di 17, di fiori d'anice poco meno di 1 onza, di semi di cardamomo 1 onza e mezza, di semi di noce muscata 1 onza e mezza, di semi di macis 2 onze e di giulebbe 28 goccie.
Eccezion fatta per l'alcole, lo zuccaro e il giulebbe porrai il tutto nel mortajo e pestellerai finquanto esso divenga finissima polvere che verserai in un vitreo contenitore ove digi trovasi l'alcole.
Poscia sigillerai con somma cura il contenitore con carta pergamena e ceralacca acciocch l'alcole non disperdasi nell'aere e le spezie possan intraprender la lor macerazione che avr il termine poscia quattro settimane durante le quali agiterai con somma cura il contenitore tre fiate pro die, alle laudi, al vespro e a compieta o per tale incombenza t'avvarrai d'un famiglio.
Trascorso tale tempo discioglierai lo zuccaro in 4 boccali di purissima aqua di fonte, aprirai il contenitore e ivi verserai il siroppo di zuccaro e il giulebbe, poscia lo richiuderai come pria detto, l'agiterai per poco tempo e lo lascerai al riposo per sette d trascorsi i quali filtrerai la pozione nell'usata fatta con cui filtransi gl'infusi in alcole merc l'ausilio d'un panno di solo lino che sia lindo e di trama e d'ordito finissimi e quinci porrai l'Elixir entro vitrei e sigillati contenitori e esso, trascorse che sieno tre settimane sar di pronta beva.
Quest'Elixir sar assai gradevole al palato, specie s'esso non sia rattamente ingollato ma bens libato con lentezza e del pari sommamente corroborante pel corpo massimamente se la Dama o il Cavaliere che abbian digi trabalzato la IV et avran disio di gustare quanto puotesi realizzare merc la successiva Ricetta d'un Elixir il quale adduce un durevol eccitamento dei sensi i quali avran ragione della ratio medesima fintanto che non pervengasi di gran necessit a prolungata estasi di carnale consolo e confortorio, ci  a quella che gli Antichi dicean esser la piccola morte.
 Ricetta n. 2
Il Sublime Elixir d'Alquermes
Al fine di realizzare al meglio la presente Ricetta terrai tali comportamenti.
In primis per una quantit pari a 33 pinte d'Elixir che vorrai produrre principierai col procurarti personalmente le seguenti cinque spezie che son d'agevole rinvenimento a breve distanza dal Palazzo Reale sotto i porticati della piazza del Castello nella bottega impiantata oltre 13 lustri orsono dal signor Antonio Benedetto Carpano: d'infiorescenza d'indica cannabacea 7 onze, di fungo mescal 4 onze, di rizoma di galanga 1 onza, di rizoma d'iride fiorentina 4 onze, di foglie di tanaceto 3 onze.
In secundis curerai di verificare assai che tali spezie sieno ben essiccate e per nulla muffite e poscia le pestellerai personalmente tutt'insieme con somma cura in acconcio mortajo fintanto ch'esse divengan al pari di polvere finissima e del pari non sieno pi distinguibili l'une coll'altre.
A tale punto provvederai a eseguire la Ricetta secondo i dettami di quella che precede questa e pervenuto nella sua elaborazione laddove dicesi che eccezion fatta per l'alcole, lo zuccaro e il giulebbe porrai il tutto nel mortajo e pestellerai finquanto esso divenga finissima polvere, in esso aggiongerai le cinque spezie pestellate come sovra ponendo somma attenzione che la lor quantit sia rispettosa della quantit enunciata d'Elixir che tu vorrai accingerti a produrre oppur che sia sempre a essa proporzionale.
Verserai tutte queste spezie pestellate in vitreo contenitore ove digi trovasi l'alcole e poscia lo sigillerai accortamente con la carta pergamena e la ceralacca acciocch l'alcole non abbia a disperdersi nell'aere e le spezie possan intraprender la lor macerazione che avr il termine poscia 4 settimane durante le quali agiterai il contenitore tre fiate pro die, alle laudi, al vespro e a compieta.
Trascorso tale tempo discioglierai lo zuccaro con l'ausilio di 4 boccali di purissima aqua di fonte, aprirai il contenitore e ivi verserai il siroppo di zuccaro e il giulebbe. 
Poscia lo richiuderai come pria detto e l'agiterai per poco tempo e lo lascerai al riposo per sette giorni trascorsi i quali filtrerai la pozione nell'usata fatta con cui filtransi gl'infusi in alcole merc l'ausilio d'un panno di solo lino che sia lindo e di trama e d'ordito finissimi e quinci porrai l'Elixir entro vitrei e sigillati contenitori e esso, trascorse che sieno tre settimane sar di pronta beva.
Pertanto potrai con malcelato orgoglio far degustare quest'afrodisiaco e ghiotto Elixir ai tuoi fortunati commensali buongustaj e a fronte della lor riconoscienza e delle lor congratulazioni tosto oblierai la gran fatica ch'affrontasti per approntarlo personalmente, non essendoti avvalso dell'ajuto altrui al fine d'impedire che i tuoi guatteri o chi per essi potesser carpirne la Ricetta e farne lucroso mercimonio.
Tale Elixir risulter esser assai gradevole pel palato in special fatta se non sar ingollato ma verr libato con quella riflessiva e compiacente lentezza che ben s'addice ai commensali buongustaj e del pari sar sommamente corroborante pel corpo secondo quanto enunciato nella Ricetta che precede questa.
 Ricetta n. 3
L'Ordinario Elixir d'Arancia
Coglierai o farai cogliere arancie il primo d in favor di luna nova e le netterai o le farai nettare con cura come daltronde vien consigliato per qualsivoglia preparazione in quanto che l'igiene ne  l'ingrediente principe.
Taglierai o farai tagliare la buccia dell'arancie e curerai occhiutamente che la medesima giammai rattenga la sottostante pellecchia eburnea ch'avviluppa gli spicchi i quali a lor volta rattengon il sugo dell'agrume.
Porrai o farai porre gl'agrumi privati della buccia in loco fresco in quanto che gli spicchi potran servirti per eseguire con sollecitudine la Ricetta n. 3 e la Ricetta n. 4 della parte di questo Libro che s'occupa di Confettura stante il fatto che sia dell'arancia e sia d'altri agrumi  possibile utilizzare l'intiero frutto con l'eccezion dei semi e della pellecchia la quale dona pessimo sapore vuoi alle buccie vuoi agli spicchi se sottoposti a preparazione.
Nel contempo esporrai le buccie o le farai esporre all'aria per l'intiero giorno in cui furon colte e le ricovererai o le farai ricoverare al tramontar del sole in un loco privo d'umidit per ivi trascorrere l'incipiente nottata.
Allorquando vedrai sorgere il mattino in compagnia dell'alba, porrai personalmente dette buccie in acconcio contenitore vitreo che empirai d'alcole che sia d'ottimo gusto in ragion di 3 boccali ogni venti arancie che saran state impiegate per la preparazione di quest'Elixir.
Poscia sigillerai personalmente e con accuratezza contenitore con acconcia carta pergamena e acconcia ceralacca acciocch l'alcole non disperdasi nell'aere e le buccie intraprendan il processo di lor macerazione che terminer allorquando sar trascorso il tempo sotto indicato.
Porrai o farai porre detto contenitore in loco fresco e oscuro e quotidie con vigore lo scoterai o meglio lo farai scotere fintanto che pervenga il primo d nel quale la luna giunge al suo primo quarto.
A tale punto apparecchierai o farai apparecchiare tanta purissima aqua di fonte che sia pari a tre quarti di quanto alcole impiegato e a essa aggiongerai o farai aggiongere tanto zuccaro pari a tre quinti del peso di detta aqua e poscia porrai o farai porre al picciol foco la pozione in acconcia cazzarola cuprea e la tramenerai o la farai tramenare fintanto ch'essa giunga al picciol bollore e pertanto si trasmuti nell'occorrente lasso di tempo in un siroppo che permarr nella cazzarola medesima che porrai o farai porre in loco fresco fintanto ch'esso divenga fresco anch'esso.
Sar tua personale cura il versare il siroppo nel contenitore vitreo privato del sigillo e versatolo, novellamente lo sigillerai o lo farai sigillar nell'usata fatta con carta pergamena e ceralacca e poscia personalmente lo porrai in loco fresco e oscuro e personalmente scoterai dolcemente il contenitore per cinque d ogni sera al tramontar del sole e poscia lo terrai immobile fintanto che non appaia il primo d nel quale la luna diviene piena.
A tale punto filtrerai o farai filtrare la pozione nell'usata fatta con cui filtransi gl'infusi in alcole merc l'ausilio d'un panno di solo lino che sia lindo e di trama e d'ordito finissimi.
Quinci porrai o farai porre l'Elixir entro vitrei e sigillati contenitori mentre le buccie potran esser candite come da Ricetta n. 5 e Ricetta n. 6 della parte di questo Libro che s'occupa di Confettura e porrai personalmente i vitrei e sigillati contenitori in loco fresco e oscuro.
Infine potrai degustare quest'Elixir trascorse che sieno per lo meno cinque lune piene principiando da quando i contenitori vitrei furon sigillati.
Quest'Elixir sar assai gradevole al palato, specie s'esso non sia rattamente ingollato ma libato con lentezza.
Del pari esso sar sommamente corroborante pel corpo massimamente se la Dama o il Cavaliere che abbian trabalzato la IV et avran disio di gustare quanto puotesi realizzare merc la successiva Ricetta d'un Elixir il quale adduce un durevol eccitamento dei sensi i quali avran ragione della ratio medesima fintanto che non pervengasi di gran necessit a prolungata estasi di carnale consolo e confortorio, ci  a quella che gli Antichi dicean esser la piccola morte.
 Ricetta n. 4
Il Sublime Elixir d'Arancia
Al fine di realizzare al meglio la presente Ricetta terrai tali comportamenti.
In primis per una quantit pari a 15 libbre di buccie d'arancia che vorrai porre alla macerazione principierai col procurarti personalmente le seguenti nove spezie.
Esse son d'agevole rinvenimento a breve distanza dal Palazzo Reale ovverosia sotto i porticati della piazza detta del Castello nella bottega impiantata dal signor Antonio Benedetto Carpano: di semi di noce muscata 3 onze, di ramoscelli di cynnamomo 1 onza, d'infiorescenza d'indica cannabacea 7 onze, di semi di cardamomo 2 onze, di chiodi detti del garofalo 1 onza, di fungo mescal 4 onze, di rizoma di galanga 1 onza, di rizoma d'iride fiorentina 4 onze, di foglie di tanaceto 3 onze.
In secundis curerai di verificare assai che tali spezie sieno ben essiccate e per nulla muffite e poscia le pestellerai personalmente tutt'insieme con somma attenzione in un acconcio mortajo fintanto ch'esse divengan al pari di polvere finissima e del pari non sieno pi distinguibili l'une coll'altre.
A tale punto provvederai a eseguire personalmente la Ricetta secondo i dettami di quella che precede questa e pervenuto nella sua elaborazione laddove dicesi che apparecchierai o farai apparecchiare tanta purissima aqua di fonte che sia pari a tre quarti di quanto alcole impiegato, in essa aggiongerai le nove spezie pestellate come sovra congiuntamente allo zuccaro, ponendo somma cura al fine che le quantit di aqua, di zuccaro e di spezie sieno rispettose della quantit enunciata di buccie d'arancia che vorrai porre al macero oppur proporzionali a essa e a essa aggiongerai zuccaro che sia pari a tre quinti del peso di detta aqua.
Porrai al picciol foco la pozione in acconcia cazzarola cuprea e tramenerai fintanto ch'essa giunga al picciol bollore e si trasmuti nell'occorrente lasso di tempo in un siroppo che permarr nella cazzarola medesima che porrai in loco fresco fintanto ch'esso divenga fresco anch'esso.
Verserai il siroppo nel contenitore vitreo privato del sigillo e poscia lo sigillerai novellamente con carta pergamena e ceralacca e di poi lo porrai in loco fresco e oscuro e scoterai dolcemente il contenitore per cinque d ogni sera al tramontar del sole.
Poscia lo terrai immobile fintanto che non appaia il primo d nel quale la luna diviene piena.
A tale punto filtrerai la pozione nell'usata fatta con cui filtransi gl'infusi in alcole merc l'ausilio d'un panno di solo lino che sia lindo e di trama e d'ordito finissimi e quinci porrai l'Elixir entro vitrei e sigillati contenitori mentre le buccie potran esser candite come da Ricetta n. 5 e Ricetta n. 6 della parte di questo Libro che s'occupa di Confettura.
Infine potrai con malcelato orgoglio far degustare quest'afrodisiaco e ghiotto Elixir ai tuoi fortunati commensali buongustaj e a fronte della lor riconoscienza e delle lor congratulazioni tosto oblierai la gran fatica ch'affrontasti per approntarlo personalmente, non essendoti avvalso dell'ajuto altrui al fine d'impedire che i tuoi guatteri o chi per essi potesser carpirne la Ricetta al fine di farne lucroso mercimonio.
Tale Elixir risulter esser assai gradevole pel palato in special modo se non sar ingollato ma verr libato con quella riflessiva e compiacente lentezza che ben s'addice ai commensali buongustaj e del pari sommamente corroborante pel corpo secondo quanto enunciato nella Ricetta che precede questa.
 Ricetta n. 5
L'Ordinario Elixir d'Archebuse
All'alba del primo d in favor di luna nova e allorquando le foglie dell'arbusto tanacetum vulgare han alla lor sommit le tenere, tonde e dorate infiorescenze, coglierai o farai cogliere dette foglie.
Trattasi di foglie che tempi orsono solean esser impiegate quale empiastro cicatrizzante per tutte quelle ferite non mortali causate da quell'arma da foco nomantesi archibugio e da tal fatto promana l'appellativo della pianta le foglie della quale son impiegate per approntare la preparazione di tale Elixir che da esse prende il nome.
Poscia che le foglie di archebuse sieno state colte, le netterai o le farai nettare con somma cura in quanto che l'igiene  l'ingrediente principe d'ogni preparazione.
Poscia l'esporrai o le farai esporre all'aria per l'intiero giorno in cui furon colte e le ricovererai o le farai ricoverare al tramontar del sole in loco privo d'umidit per ivi trascorrere l'incipiente nottata.
Ti desterai allorquando sorger il mattino in compagnia dell'alba innanzi al sol che di poi grande appare su l'estremo orizzonte e personalmente porrai dette foglie in acconcio contenitore vitreo e empirai personalmente detto contenitore d'alcole che sia d'ottimo gusto in ragione di 1 pinta per ciascuna libbra e 6 onze di dette foglie, ovverosia 2 boccali ci  3 quartini d'alcole in ragione di 18 onze di foglie, et cetera.
Poscia sigillerai o farai sigillare il contenitore con acconcia carta pergamena e acconcia ceralacca acciocch l'alcole non disperdasi nell'aere e le foglie intraprendan il processo di lor macerazione.
Quinci porrai o farai porre detto contenitore in loco fresco e oscuro e quotidie con estremo vigore lo scoterai, o meglio lo farai scotere, fintanto che non appaia il primo d nel quale la luna perviene al suo primo quarto.
A tale punto apparecchierai o farai apparecchiare tanta purissima aqua di fonte che risulti pari alla ottava parte di quanto alcole sia stato impiegato e a essa aggiongerai o farai aggiongere tanto zuccaro che sia pari al mezzo peso di detta aqua.
Porrai o farai porre al picciol foco la pozione in acconcia cazzarola cuprea e la tramenerai o la farai tramenare fintanto ch'essa pervenga al picciol bollore e si trasmuti nell'occorrente lasso di tempo in un siroppo che permarr nella cazzarola medesima che porrai o farai porre in loco fresco fintanto ch'esso divenga fresco anch'esso.
Sar tua personale cura il versare il siroppo nel contenitore vitreo privato del sigillo e versatolo, novellamente lo sigillerai o lo farai sigillar nell'usata fatta con carta pergamena e ceralacca e poscia personalmente lo porrai in loco fresco e oscuro e personalmente scoterai dolcemente il contenitore per cinque d ogni sera al tramontar del sole e poscia lo terrai immobile fintanto che non appaia il primo d nel quale la luna diviene piena.
A tale punto filtrerai o farai filtrare la pozione nell'usata fatta con cui filtransi gl'infusi in alcole merc l'ausilio d'un panno di solo lino che sia lindo e di trama e d'ordito finissimi.
Quinci porrai o farai porre l'Elixir entro vitrei e sigillati contenitori.
Porrai personalmente i vitrei e sigillati contenitori in loco fresco e oscuro e infine potrai degustare quest'Elixir trascorse che sieno per lo meno cinque lune piene principiando da quando i contenitori vitrei furon sigillati.
Quest'Elixir sar assai gradevole al palato, specie s'esso non sia rattamente ingollato ma bens libato con lentezza e del pari sommamente corroborante pel corpo massimamente se la Dama o il Cavaliere che abbian digi trabalzato la IV et avran disio di degustare quanto puotesi realizzare merc la successiva Ricetta d'un Elixir il quale adduce un durevol eccitamento dei sensi i quali avran ragione della ratio medesima fintanto che non pervengasi di gran necessit a prolungata estasi di carnale consolo e confortorio, ci  a quella che gli Antichi dicean esser la piccola morte.
 Ricetta n. 6
Il Sublime Elixir d'Archebuse
Al fine di realizzare al meglio la presente Ricetta terrai tali comportamenti.
In primis per una quantit pari a 15 libbre di foglie d'archebuse che vorrai porre alla macerazione principierai col procurarti personalmente le seguenti nove spezie.
Esse son d'agevole rinvenimento a breve distanza dal Palazzo Reale ovverosia sotto i porticati della piazza detta del Castello nella bottega impiantata dal signor Antonio Benedetto Carpano: di semi di noce muscata 3 onze, di ramoscelli di cynnamomo 1 onza, d'infiorescenza d'indica cannabacea 7 onze, di semi di cardamomo 2 onze, di chiodi detti del garofalo 1 onza, di fungo mescal 4 onze, di rizoma di galanga 1 onza, di rizoma d'iride fiorentina 4 onze, di foglie di tanaceto 3 onze.
In secundis curerai di verificare assai che tali spezie sieno ben essiccate e per nulla muffite e poscia le pestellerai personalmente tutt'insieme con somma cura in acconcio mortajo fintanto ch'esse divengan al pari di polvere finissima e del pari non sieno pi distinguibili l'une coll'altre.
A tale punto provvederai a eseguire personalmente la Ricetta secondo i dettami di quella che precede questa e pervenuto nella sua elaborazione laddove dicesi che apparecchierai o farai apparecchiare tanta purissima aqua di fonte che risulti pari alla ottava parte di quanto alcole sia stato impiegato, in essa aggiongerai le nove spezie pestellate come sovra e porrai somma attenzione affinch la lor quantit sia rispettosa dell'enunciata quantit delle foglie di archebuse che vorrai porre al macero oppur proporzionale a essa.
Poscia aggiongerai tanto zuccaro che sia pari a mezzo peso di detta aqua e porrai al picciol foco la pozione in acconcia cazzarola cuprea e la rimestolerai fintanto ch'essa pervenga al picciol bollore e si trasmuti nell'occorrente lasso di tempo in un siroppo che permarr nella cazzarola medesima che porrai in loco fresco fintanto ch'esso divenga fresco anch'esso.
Sar tua cura il versare il siroppo nel contenitore vitreo privato del sigillo e versatolo, novellamente lo sigillerai con carta pergamena e ceralacca e poscia personalmente lo porrai in loco fresco e oscuro e lo scoterai dolcemente per cinque d ogni sera al tramontar del sole e poscia lo terrai immobile fintanto che non appaia il primo d nel quale la luna diviene piena.
A tale punto filtrerai la pozione nell'usata fatta con cui filtransi gl'infusi in alcole merc l'ausilio d'un panno di solo lino che sia lindo e di trama e di ordito finissimi e quinci porrai l'Elixir entro vitrei e sigillati contenitori che andran posti in loco fresco e oscuro.
Potrai degustare quest'Elixir trascorse che sieno per lo meno cinque lune piene principiando da quando i contenitori vitrei furon sigillati.
Infine potrai con malcelato orgoglio far degustare quest'afrodisiaco e ghiotto Elixir ai tuoi fortunati commensali buongustaj e a fronte della lor riconoscienza e delle lor congratulazioni tosto oblierai la fatica ch'affrontasti per approntarlo personalmente, non essendoti avvalso dell'ajuto altrui al fine d'impedire che i tuoi guatteri o chi per essi potesser carpirne la Ricetta e farne lucroso mercimonio.
Tale Elixir risulter esser assai gradevole pel palato in special modo se non sar ingollato ma verr libato con quella riflessiva e compiacente lentezza che ben s'addice ai commensali buongustaj e del pari sommamente corroborante pel corpo secondo quanto enunciato nella Ricetta che precede questa.
 Ricetta n. 7
L'Ordinario Elixir di Cola e di Coca
Pria ch'io divulghi la presente Ricetta son d'uopo talune brevi notazioni che vado a esporre concisamente com' mio costume inveterato: multa paucis.
Il Diplomatico Bernardino Michelemaria Drovetti, nelle grazie di Sua Altezza Reale e ben accetto a Corte con cui intrattenea ben remunerati affari attinenti alle antichit che egli avea rinvenuto in terra egizia, era solito omaggiare Casa Reale di doni insoliti e curiosi provenienti da vegetali di terre lontane e ch'egli commerciava in virt di traffici che dispiegava con l'orbe terraqueo.
E pertanto egli ebbe un d a far regalia di frutti, foglie e noci sin'allora ignoti e provenienti d'Africa, d'Oriente e dal Novo Mondo e questi pervennero come d'uso alle Regie Cucine e infra essi eranvi frutti di piante che ci dissero esser nomate licis, avvocado, carambola, rambutan, sapodilla, et cetera e foglie di piante nomate aloe vera, aloe falsa, coca, salvia mazateca, amamelide, et cetera e noci delle piante nomate acagi, cola, betel, pecan, acai, et cetera.
Venni pertanto spronato dal Capo Cuoco e Pasticciere di Real Casa Giovanni Vialardi a produrre un elixir dissetante e di poco alcole utilizzando le possibili combinazioni di quest'insoliti ingredienti e a tale fine m'affid due giovini ajutanti guatteri in qualit d'assaggiatori a nome Ugo Maccagno e Gino Ferrero che qui rimembro con mestizia in quanto accomunati da un funesto destino.
Il giorno successivo a quello della degustazione dei numerosi elixir da me elaborati ma da me punto libati come mi venne comandato dal Capo Cuoco e Pasticciere al fine di non influenzare l'opinione degli ajutanti guatteri, Gino principi nell'avere visioni Mariane e comunic a qualsivoglia persona egli incontrasse nel suo frenetico deambulare che volea prender voti ma siccome insistea anco nel dire che volea farsi suora, venne tosto ospitato nella Piccola Casa della Divina Provvidenza sita in borgo Dora.
Nell'istesso giorno, fattasi notte, Ugo precipit se medesimo dalle finestre del dormitorio delle Regie Cucine asserendo d'esser in grado di volare al pari d'augello a tutti coloro i quali che s'erano appropinquati al fine di dissuaderlo dall'insano gesto.
Ma pria che tali mesti accadimenti accadessero, decretaron entrambi e sotto giuramento che la miglior bevanda era la settima ovverosia quella per ottener la quale posi alla macerazione noci di cola e foglie di coca e pertanto vado a esporre la Ricetta di quest'Elixir dissetante che a Corte riscosse, al presente riscote e riscoter ancor gran favore e che tu produrrai personalmente.
Ti procurerai noci di cola e foglie di coca, pisterai al mortajo i gherigli di dette noci e li porrai unitamente a dette foglie in acconcio contenitore vitreo entro cui siavi alcole d'ottimo gusto in ragione di 1 pinta per ciascuna libbra di gherigli e di foglie ch'avrai impiegato.
Poscia sigillerai con carta pergamena e ceralacca il contenitore acciocch l'alcole non disperdasi per l'aere e gherigli e foglie intraprendan il processo di lor macerazione e lo porrai in loco fresco e oscuro e ogni d e per venticinque d lo scoterai e poscia filtrerai la pozione con l'ausilio d'un panno di solo lino che sia lindo e di trama e d'ordito finissimi e in tale fatta avrai l'Elixir.
Pervenuto a tal punto volgerai al caramello 5 libbre di zuccaro in acconcio cupreo pajolo che toglierai dal foco allorquando avrai il caramello e ivi aggiongerai 4 pinte di purissima bollentissima aqua di fonte e poscia tramenerai fintanto che l'intruglio si raffreschi e con esso diluirai l'Elixir e tramenerai ancor con cura il tutto.
Ora ti procurerai bottiglie al par di quelle che son usate pel vino spumante ottenuto alla moda del monaco Piero Prignon e acconci tappi di sughero e verserai il blando Elixir entro dette bottiglie ma ne lascerai sgombero il collo al fine di versarvi una miscela in polvere di mia invenzione che render la bevanda ptillant poich quando tale polvere si discioglier entro l'aqua dell'Elixir in essa andr a crearsi della carbonica anidride.
Pertanto appronterai una bottiglia alla volta che chiuderai col tappo quanto pi rattamente ti sia possibile affinch la carbonica anidride non disperdasi nell'aere allorquando verserai la miscela in polvere che  composta in tale fatta per ciascuna bottiglia: 1 onza di carbonato acido di sodio, 1 onza di acido malico e 1 onza di acido tartarico.
E sar puranco d'uopo il tenere con una mano il collo della bottiglia e con l'altra il tenere pressato il tappo, il capovolgerla pi fiate al fine di disciogliere al meglio la miscela e poscia legare il tappo al collo al fine che non si sturi.
Tale bevanda non abbisogna d'invecchiamento e pertanto  di pronta beva e quando essa venne presentata a Corte, fu assai lodata e mi venne riferito da persona di fiducia che talmente piaccue a Sua Altezza Reale che ebbe a affermare che l'Elixir di Cola e di Coca, in ispecie quello della seguitante Ricetta, era di gran ristoro nell'alleviare le Sue fatiche venatorie e amatorie in ispecie quelle che sostenea nell'appagare quell'Amalia Bettini che primeggi sul palcoscenico del Regio Teatro al pari di Adelaide Ristori e tale cosa fu per me di gran guiderdone morale e fui lieto che in tal frangente lo stipendio di Giovanni Vialardi s'accrescesse di 2000 lire quale segnale di soddisfazione del Sovrano per quanto elaboratosi nelle Regie Cucine.
A ogni buon conto quest'Elixir sar assai gradevole al palato, specie s'esso non sia rattamente ingollato ma bens libato con lentezza e del pari sommamente corroborante pel corpo massimamente se la Dama o il Cavaliere che abbian trabalzato la IV et avran disio di gustare quanto puotesi realizzare merc la successiva Ricetta d'un Elixir il quale adduce durevol eccitamento dei sensi i quali avran ragione della ratio medesima fintanto che non pervengasi di gran necessit a prolungata estasi di carnale consolo e confortorio, ci  a quella che gli Antichi dicean esser la piccola morte.
 Ricetta n. 8
Il Sublime Elixir di Cola e di Coca
Al fine di realizzare al meglio la presente Ricetta terrai tali comportamenti.
In primis per una quantit che sia pari a 15 libbre di noci di cola e foglie di coca che vorrai porre alla macerazione, ovverosia 7 libbre e mezzo dell'una e altrettante dell'altra, principierai col procurarti personalmente le seguenti nove spezie che son d'agevole rinvenimento a breve distanza dal Palazzo Reale ovverosia sotto i porticati della piazza detta del Castello nella bottega impiantata dal signor Antonio Benedetto Carpano: di semi di noce muscata 3 onze, di ramoscelli di cynnamomo 1 onza, d'infiorescenza d'indica cannabacea 7 onze, di semi di cardamomo 2 onze, di chiodi detti del garofalo 1 onza, di fungo mescal 4 onze, di rizoma di galanga 1 onza, di rizoma d'iride fiorentina 4 onze, di foglie di tanaceto 3 onze.
In secundis curerai di verificare assai che tali spezie sieno ben essiccate e per nulla muffite e poscia le pestellerai personalmente tutt'insieme con somma cura in acconcio mortajo fintanto ch'esse divengan al pari di polvere finissima e del pari non sieno pi distinguibili l'une coll'altre.
A tale punto provvederai a eseguire personalmente la Ricetta secondo i dettami di quella che precede questa e pervenuto nella sua elaborazione laddove dicesi che pisterai al mortajo i gherigli delle noci e li porrai unitamente a dette foglie in acconcio contenitore vitreo entro cui siavi alcole d'ottimo gusto in ragione di 1 pinta per ciascuna libbra di gherigli e foglie ch'avrai impiegato, in esso aggiongerai le nove spezie pestellate come sovra e porrai somma attenzione affinch le lor quantit sieno rispettose della quantit enunciata di noci di cola e foglie di coca oppur proporzionali a essa.
A tale punto sigillerai con somma cura il contenitore con carta pergamena e ceralacca acciocch l'alcole non disperdasi nell'aere e gherigli e foglie intraprendan a macerarsi e quinci lo porrai in loco fresco e oscuro e ogni d e per venticinque d lo scoterai e poscia filtrerai la pozione con l'ausilio d'un panno di solo lino che sia lindo e di trama e d'ordito finissimi e in tale fatta avrai l'Elixir.
Pervenuto a tal punto volgerai al caramello 5 libbre di zuccaro in acconcio cupreo pajolo che toglierai dal foco allorquando avrai il caramello e ivi aggiongerai 4 pinte di purissima bollentissima aqua di fonte e tramenerai fintanto che l'intruglio si raffreschi e poscia con esso diluirai l'Elixir e tramenerai ancor con cura il tutto.
Ora ti procurerai bottiglie al par di quelle che son usate pel vino spumante ottenuto alla moda del monaco Piero Prignon e acconci tappi di sughero e verserai il blando Elixir entro dette bottiglie ma ne lascerai sgombero il collo al fine di versarvi una miscela in polvere di mia invenzione che render la bevanda ptillant poich quando tale polvere si discioglier entro l'aqua dell'Elixir in essa andr a crearsi della carbonica anidride.
Pertanto appronterai una bottiglia alla volta che chiuderai col tappo quanto pi rattamente ti sia possibile affinch la carbonica anidride non disperdasi nell'aere allorquando verserai la miscela in polvere composta in tal fatta per ciascuna bottiglia: 1 onza di carbonato acido di sodio, 1 onza di acido malico e 1 onza di acido tartarico.
E sar puranco d'uopo il tenere con una mano il collo della bottiglia e con l'altra il tenere pressato il tappo, il capovolgerla pi fiate al fine di disciogliere al meglio la miscela e poscia legare il tappo al collo al fine che non si sturi.
Tale bevanda non abbisogna d'invecchiamento e pertanto  di pronta beva.
In ragione di ci, potrai con malcelato orgoglio far subito degustare quest'afrodisiaco e ghiotto Elixir ai tuoi fortunati commensali buongustaj e a fronte della lor riconoscienza e delle lor congratulazioni tosto oblierai la gran fatica ch'affrontasti per approntarlo personalmente, non essendoti avvalso dell'ajuto altrui al fine d'impedire che i tuoi guatteri o chi per essi potesser carpirne la Ricetta e farne lucroso mercimonio.
Tale Elixir risulter esser assai gradevole pel palato in special modo se non sar ingollato ma verr libato con quella riflessiva e compiacente lentezza che ben s'addice ai commensali buongustaj e del pari sommamente corroborante pel corpo secondo quanto enunciato nella Ricetta che precede questa.
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Ricetta n. 9. L'Ordinario Elixir di Dattero.
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Ricetta n. 10. Il Sublime Elixir di Dattero.
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Ricetta n. 11. L'Ordinario Elixir di Finocchio Selvatico.
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Ricetta n. 12. Il Sublime Elixir di Finocchio Selvatico.
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Ricetta n. 13. L'Ordinario Elixir di Ginepro.
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Ricetta n. 14. Il Sublime Elixir di Ginepro.
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Ricetta n. 15. L'Ordinario Elixir di Latte di Capra.
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Mungerai o farai mungere capra o capre in favor di luna nova per ottenere latte: avutolo, ti procurerai o farai in modo che ti sieno procurati della buccia di limone, dello zuccaro, della semenza di vanilla e dell'alcole che sia d'ottimo gusto.
Se di latte di capra n'avrai 3 quartini t'abbisogneranno queste quantit degl'altri ingredienti: un limone, 32 onze di zuccaro, 3 quartini d'alcole e tanta semenza di vanilla quanto quella tratta da due baccelli ogni 32 onze di zuccaro impiegato e terrai con accortezza tali proporzioni s'avrai pi latte di capra o meno del medesimo.
Taglierai o farai tagliare la buccia del limone sincerandoti ch'essa sia stata nettata con somma cura in quanto che l'igiene  l'ingrediente principe d'ogni preparazione e ch'essa non rattenga la sottostante pellecchia eburnea e la porrai personalmente in acconcio contenitore vitreo congiuntamente allo zuccaro e alla semenza di vanilla.
Poscia verserai personalmente il latte di capra e l'alcole entro tale contenitore e di poi lo sigillerai con somma cura a mezzo di acconcia carta pergamena e di acconcia ceralacca acciocch l'alcole non disperdasi nell'aere.
Quinci porrai o farai porre detto contenitore in loco fresco e oscuro e quotidie per due fiate e con estremo vigore lo scoterai o meglio lo farai scotere fintanto che non appaia il primo d nel quale la luna perviene al suo primo quarto.
A tale punto filtrerai o farai filtrare la pozione nella usata fatta con cui filtransi gl'infusi in alcole merc l'ausilio d'un panno di solo lino che sia lindo e di trama e d'ordito finissimi e quinci porrai o farai porre l'Elixir entro vitrei e sigillati contenitori e porrai personalmente i vitrei e sigillati contenitori in loco fresco e oscuro.
Infine potrai degustare quest'Elixir trascorsi che sieno per lo meno venticinque d principiando da quando i contenitori vitrei furon sigillati.
Ma ti farai puranco parte diligente nel dover tener d'acconto tutto quello che residua nel panno poscia la filtrazione e che par crema e ne farai il seguente uso: toglierai o farai togliere le buccie di limone dalla crema la quale non avr punto sentor di latte di capra e la farai tramenare con vigore affinch divenga ancor pi soffice e essa sar fortemente pregna d'alcole.
Quest'elaborato potr esser gustato quale bianco mangiare e in tale caso il suo ottimo e inusuale sapore susciter l'ammirata curiosit dei commensali buongustaj i quali s'interrogheranno con gran maraviglia circa quali potran esser stati gl'ingredienti della vellutata crema.
Oppur tale crema potr esser usata quale farcia per empire bign di pasta choux e puranco in tale caso i commensali buongustaj saran con gran diletto stupiti sia dall'inattesa bont della farcia sia dal vigoroso e aromatico sentore d'alcole che da essa promana.
Queste elaborazioni saran sia l'una, sia l'altra, sia entrambe di ottimo contorno per la degustazione di quest'Elixir il quale non avr punto sentor di latte di capra e il suo nitore susciter stupore e curiosit dei commensali buongustaj i quali indarno s'interrogheranno circa la composizione di quest'ottima e insolita bevanda.
A tale proposito rimembro ancor allorquando il Monsignore Valerio Anzino che era il Cappellano di Corte, ebbe a gustare copiosamente l'Elixir di Latte di Capra e la crema che deriva dalla sua elaborazione e mi fece chiamare in sala e mi benedisse e mi chiese di cos'eran fatti l'uno e l'altra.
Mi genuflessi e gliel dissi essendo lui mio confessore e saputolo il Monsignore principi a declamar un sonetto che presumo esser di sua fattura e poscia lo cant accompagnandosi al cembalo e a gola spiegata come fan gl'ebbri.
E lo cant per tante fiate ch'esso mi permase impresso in memoria e in tale fatta facea: se non lo sai, o bellissima tra le donne / segui le orme del gregge / e mena a pascolare le tue caprette / appo le dimore dei pastori!
E lo cant ancor e ancor, fintanto che i valletti lo traslarono obtorto collo nelle sue stanze.
A ogni buon conto, quest'Elixir sar assai gradevole al palato, specie s'esso non venga ingollato ma bens libato con lentezza e del pari sommamente corroborante pel corpo massimamente se la Dama o il Cavaliere che abbian trabalzato la IV et avran disio di gustare quanto puotesi realizzare merc la successiva Ricetta d'un Elixir il quale adduce un durevol eccitamento dei sensi i quali avran ragione della ratio medesima fintanto che non pervengasi di gran necessit a prolungata estasi di carnale consolo e confortorio, ci  a quella che gli Antichi dicean esser la piccola morte.
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Ricetta n. 16. Il Sublime Elixir di Latte di Capra.
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Al fine di realizzare al meglio la presente Ricetta terrai tali comportamenti.
In primis per una quantit che avrai disio esser pari a 13 brente di latte di capra che vorrai utilizzare per giunger alla realizzazione di quest'Elixir, principierai col procurarti personalmente le seguenti nove spezie che son d'agevole rinvenimento a breve distanza dal Palazzo Reale ovverosia al disotto dei porticati della piazza detta del Castello nella bottega che fu impiantata dal signor Antonio Benedetto Carpano.
Di esse ne prenderai tali quantit: di semi di noce muscata 3 onze, di ramoscelli di cynnamomo 1 onza, d'infiorescenza d'indica cannabacea 7 onze, di semi di cardamomo 2 onze, di chiodi detti del garofalo 1 onza, di fungo mescal 4 onze, di rizoma di galanga 1 onza, di rizoma d'iride fiorentina 4 onze, di foglie di tanaceto 3 onze.
In secundis curerai di verificare assai che tali spezie sieno ben essiccate e per nulla muffite e poscia le pestellerai personalmente tutt'insieme con somma attenzione in un acconcio mortajo fintanto ch'esse divengan al pari di polvere finissima e del pari non sieno pi distinguibili l'une coll'altre.
A tale punto provvederai a eseguire personalmente la Ricetta secondo i dettami di quella che precede questa e allorquando sarai pervenuto nella sua elaborazione laddove dicesi che verserai personalmente latte di capra e alcole entro tale contenitore e lo sigillerai con somma cura con acconcia carta pergamena e acconcia ceralacca acciocch l'alcole non disperdasi nell'aere, aggiongerai nel contenitore le nove spezie pestellate e porrai somma attenzione affinch le lor quantit sieno rispettose della quantit enunciata di latte di capra oppur proporzionali a essa.
Quinci porrai detto contenitore in loco fresco e oscuro e quotidie e per due fiate e con estremo vigore lo scoterai fintanto che non appaia il primo d nel quale la luna perviene al suo primo quarto.
Poscia filtrerai la pozione nell'usata fatta con cui filtransi gl'infusi in alcole merc l'ausilio d'un panno di solo lino che sia lindo e di trama e d'ordito finissimi e quinci porrai l'Elixir entro vitrei e sigillati contenitori che andran celati in un loco fresco e oscuro e infine potrai degustare l'Elixir trascorsi che sieno per lo meno venticinque d principiando da quando i contenitori vitrei furon sigillati.
A tale punto potrai con malcelato orgoglio far degustare quest'afrodisiaco e ghiotto Elixir ai tuoi fortunati commensali buongustaj e a fronte della lor riconoscienza tosto oblierai la gran fatica ch'affrontasti per approntarlo personalmente, non essendoti avvalso dell'ajuto altrui al fine d'impedire che i tuoi guatteri o chi per essi potesser carpirne la Ricetta e farne lucroso mercimonio.
Tale Elixir risulter esser assai gradevole pel palato in special fatta se non sar ingollato ma verr libato con quella riflessiva e compiacente lentezza cheben s'addice ai commensali buongustaj e del pari sar sommamente corroborante pel corpo secondo quanto enunciato nella Ricetta che precede questa.
 Ricetta n. 17
L'Ordinario Elixir di Lauro
 Ricetta n. 18
Il Sublime elixir di Lauro
 Ricetta n. 19
L'Ordinario Elixir di Limone
Eseguirai o farai eseguire questa Ricetta secondo i dettami di quella che segue e allorquando perverrai laddove dicesi che ti procurerai le seguenti spezie che son d'agevole rinvenimento a breve distanza dal Palazzo Reale, tu nol farai affatto e poscia proseguirai nella sua elaborazione.
Quest'Elixir sar assai gradevole al palato, specie s'esso non sia rattamente ingollato ma bens libato con lentezza e del pari sommamente corroborante pel corpo massimamente se la Dama o il Cavaliere che abbian digi trabalzato la IV et avran disio di gustare quanto puotesi realizzare merc la successiva Ricetta d'un Elixir il quale adduce un durevol eccitamento dei sensi i quali avran ragione della ratio medesima fintanto che non pervengasi di gran necessit a prolungata estasi di carnale consolo e confortorio, ci  a quella che gli Antichi dicean esser la piccola morte.
 Ricetta n. 20
Il Sublime Elixir di Limone
Pria ch'io divulghi la presente Ricetta son d'uopo talune brevi notazioni che vado a esporre concisamente al Lettore: multa paucis.
Accadde che Sua Altezza Reale attribu al Maestro Michele Novaro da Genova la nomina di Maestro dei Cori del Regio Teatro e del Teatro Carignano e ad abundantiam puranco quella di Secondo Tenore.
Costui era nelle grazie di Sua Maest che sovente lo facea cantare a Corte omaggiandolo del suo plauso e una sera del mese di novembre dell'anno 1847 che era assai gelida lo trattenne al desco e al termine del convivio lo volle seco nella sala del caff e comand al Capo di Cucina Giovanni Vialardi che fosse servito un elixir che osteggiasse il rigore dell'incombente inverno e che riscaldasse il corpo come se questi fosse irradiato dal sole.
Il Capo di Cucina mi domand s'io avessi approntato per azzardo un elixir che potesse appagare tale disio e destino volle che proprio in quel tempo il mio Sublime Elixir di Limone era pervenuto a maturazione poscia il necessario invecchiamento e che a mio avviso esso potea esser consono per soddisfare alla bisogna e egli lo mesc a Sua Altezza Reale, ne ricav laudi e qual guiderdone mi fece indossare la divisa da cerimonia al fine ch'io fossi valletto mescitore.
Alcuni bicchieri d'Elixir che mescei furon bastevoli per scaldare il corpo e l'animo di Sua Maest e dell'Ospite e entrambi principiarono a comportarsi come fossero amici da gran pezza e a motteggiare e a sganasciarsi e sbellicarsi pel ridere circa degli argomenti che a me parean esser privi di costrutto e a liberare gli stomachi dell'inverecondo flato che s' creato per causa dei processi digestivi.
Poscia parve che s'assopissero sui divani ma d'un tratto il Maestro Michele Novaro posesi in erezione, sbatt militarmente i tacchi e porse all'assonnato Sovrano un foglio che avea tratto da una tasca del panciotto e disse che pel tramite del pittore Ulisse Borzino avea ricevuto questa missiva dall'amico e concittadino Goffredo Mameli con la quale il poeta l'esortava a musicare in forma d'inno la poesia ivi riportata e titolata Canto degl'Italiani e avendola musicata nel dormiveglia chiese licenza di cantarla e avutala la cant.
Al che Sua Altezza Reale dimostr sommo interesse e principi a canticchiare l'inno seguendo la voce tenorile e l'apprese in picciol tempo e entrambi lo cantaron pi fiate a voce spiegata fintanto che venni comandato di procacciare qualche stromento che potesse funger d'accompagnamento.
Io rattamente obbedii e coadiuvato da Giovanni Vialardi portai nella sala del caff due cazzarole d'ampia fattura che principiammo a percotere virilmente al par di tamburini Sardi con due forchettoni per ciascheduno e poscia ci trasferimmo nella sala da ballo e ivi trascorremmo l'intera nottata, libando, cantando quel Canto nel mentre noi si marciava con passo da parata e Sua Maest afferm che il Canto degl'Italiani gli piacea al pari della Marcia Reale d'Ordinanza composta da pi di tre lustri dal Capo Musica Giuseppe Gabetti.
Ma non indugio oltre e trascuro i successivi accadimenti per porgere la Ricetta di quest'Elixir che forse ispir chi music quel Canto che vien ancor cantato al presente e al fine di realizzarla al meglio terrai tali comportamenti.
In primis per una quantit pari a 15 libbre di buccie di limone che vorrai porre alla macerazione principierai col procurarti personalmente le seguenti spezie che vado a enumerare.
Esse son d'agevole rinvenimento a breve distanza dal Palazzo Reale ovverosia sotto i porticati della piazza detta del Castello nella bottega impiantata dal signor Antonio Benedetto Carpano e ivi te ne procaccerai nove: di semi di noce muscata 3 onze, di ramoscelli di cynnamomo 1 onza, d'infiorescenza d'indica cannabacea 7 onze, di semi di cardamomo 2 onze, di chiodi detti del garofalo 1 onza, di fungo mescal 4 onze, di rizoma di galanga 1 onza, di rizoma d'iride fiorentina 4 onze, di foglie di tanaceto 3 onze.
In secundis curerai di verificare assai che tali spezie sieno ben essiccate e per nulla muffite.
Poscia le pestellerai personalmente tutt'insieme con somma attenzione in un acconcio mortajo fintanto ch'esse divengan al pari di polvere finissima e del pari non sieno pi distinguibili l'une coll'altre e porrai tale mistura d'un canto al fine d'impiegarla come oltre specificato.
Avendo ci eseguito, coglierai limoni all'alba del primo d in favor di luna nova e li netterai con somma cura come daltronde vien consigliato per qualsivoglia preparazione in quanto che l'igiene ne  l'ingrediente principe e taglierai la buccia dei limoni curando con attenzione che la medesima giammai rattenga la sottostante pellecchia eburnea ch'avviluppa gli spicchi i quali a lor volta rattengon il sugo dell'agrume.
Porrai gl'agrumi privati della buccia in loco fresco in quanto che se tu il vorrai gli spicchi potran servirti per eseguire con sollecitudine le Ricette individuate col n. 15 e col n. 16 della parte di questo Libro che s'occupa di Confettura e tale cosa  possibile stante il fatto che sia del limone e sia d'altri agrumi  possibile l'utilizzo dell'intiero frutto eccezion fatta pei semi e per la pellecchia che dona pessimo sapore vuoi alle buccie vuoi agli spicchi se sottoposti a preparazione.
Esporrai le buccie all'aria per l'intiero giorno in cui esse furon colte e le ricovererai al tramontar del sole in un loco privo d'umidit per ivi trascorrere l'incipiente nottata e allorquando sorger il mattino in compagnia dell'alba porrai dette buccie in acconcio contenitore vitreo che empirai d'alcole che sia d'ottimo gusto in ragione di 3 boccali ogni venti limoni che saran stati impiegati per la preparazione di quest'Elixir.
Poscia sigillerai con accuratezza il contenitore con acconcie carta pergamena e ceralacca acciocch l'alcole non disperdasi nell'aere e le buccie possan intraprendere in tal fatta il processo di macerazione e quinci porrai detto contenitore in loco fresco e oscuro e quotidie con vigore lo scoterai fintanto che pervenga il primo d nel quale la luna giunge al suo primo quarto.
A tale punto apparecchierai tanta purissima aqua di fonte che sia pari a tre quarti di quanto alcole sia stato impiegato e a essa aggiongerai tanto zuccaro pari a tre quinti del peso di detta aqua e le nove spezie pestellate come sovra ponendo somma cura affinch le loro quantit sieno rispettose dell'enunciata quantit di buccie di limone che vorrai porre al macero oppur proporzionali a essa.
Porrai al picciol foco la pozione in un'acconcia cazzarola cuprea e la tramenerai fintanto ch'essa pervenga al picciol bollore e si trasmuti nell'occorrente lasso di tempo in un siroppo che permarr nella cazzarola medesima che poscia porrai in loco fresco e ivi dovrai tenerla fintanto ch'esso divenga fresco anch'esso.
Sar massima la tua cura nel versare il siroppo nel contenitore vitreo privato del sigillo e versatolo che tu l'abbia, novellamente lo sigillerai nell'usata fatta con carta pergamena e ceralacca.
Poscia lo porrai in loco fresco e oscuro e scoterai dolcemente il contenitore per cinque d ogni sera al tramontar del sole e poscia lo terrai immobile fintanto che non appaia il primo d nel quale la luna diviene piena.
A tale punto filtrerai la pozione nell'usata fatta con cui filtransi gl'infusi posti in alcole merc l'ausilio d'un panno di solo lino che sia lindo e di trama e d'ordito finissimi.
Quinci porrai l'Elixir entro vitrei e sigillati contenitori mentre le buccie potran esser candite come da Ricetta n. 17 e Ricetta n. 18 della parte di questo Libro che s'occupa di Confettura.
Porrai poscia i vitrei e sigillati contenitori in loco che sia fresco e oscuro e potrai degustare quest'Elixir trascorse che sieno per lo meno cinque lune piene principiando da quando i contenitori vitrei furon sigillati.
A tale punto potrai con malcelato orgoglio far degustare quest'afrodisiaco e ghiotto Elixir ai tuoi fortunati commensali buongustaj e a fronte delle lor congratulazioni in breve tempo oblierai la gran fatica ch'affrontasti per approntarlo personalmente, non essendoti avvalso dell'ajuto altrui al fine d'impedire che i tuoi guatteri o chi per essi potesser carpirne la Ricetta e farne lucroso mercimonio.
Tale Elixir risulter esser assai gradevole pel palato in special modo se non sar ingollato ma verr libato con quella riflessiva e compiacente lentezza che ben s'addice ai commensali buongustaj e del pari sommamente corroborante pel corpo secondo quanto enunciato nella Ricetta che precede questa.
 Ricetta n. 21
L'Ordinario Elixir di Limonina
All'alba del primo d che sia in favor di luna nova e allorquando han digi alle lor sommit le tenere infiorescenze ch'assumono forma di pannocchia, tu coglierai o farai cogliere foglie di limonina.
Esse son quelle foglie che, pervenuti al termine di una sostanziosa refezione, soglion esser impiegate per approntare un infuso aqueo che sia d'ausilio allo stomaco di coloro i quali al fine d'onorare il desco sonsi cibati sia in eccesso di quantit sia con soverchia sveltezza e pertanto non voglion trovarsi innanzi agl'altri commensali nell'impellente necessit di dissipare con la bocca o con altro orifizio corporale l'inverecondo flato che s' creato nello stomaco per causa dei processi digestivi.
Colte che sieno queste foglie, le netterai o le farai nettare con somma cura in quanto che l'igiene  l'ingrediente principe d'ogni preparazione e poscia l'esporrai o le farai esporre all'aria per l'intiero giorno in cui furon colte e le ricovererai o le farai ricoverare al tramontar del sole in un loco privo d'umidit per ivi trascorrere l'incipiente nottata.
Allorquando sorger il sole per allietare gl'uomini, gl'animali, le piante, i campi e l'onde, porrai personalmente dette foglie in acconcio contenitore vitreo e ti comporterai come segue.
Empirai personalmente detto contenitore d'alcole che sia d'ottimo gusto in ragione di 1 pinta per ciascuna libbra e 6 onze di dette foglie, ovverosia 2 boccali ci  3 quartini d'alcole in ragione di 18 onze di foglie, et cetera.
Poscia sigillerai o farai sigillare il contenitore con acconcia carta pergamena e acconcia ceralacca acciocch l'alcole non disperdasi nell'aere e le foglie intraprendan il processo di lor macerazione.
Quinci porrai o farai porre detto contenitore in loco fresco e oscuro e quotidie con estremo vigore lo scoterai o meglio lo farai scotere fintanto che non appaia il primo d nel quale la luna perviene al suo primo quarto.
A tale punto apparecchierai o farai apparecchiare tanta purissima aqua di fonte che risulti pari alla ottava parte di quanto alcole sia stato impiegato e a essa aggiongerai o farai aggiongere tanto zuccaro che sia pari al mezzo peso di detta aqua.
Porrai o farai porre al picciol foco la pozione in acconcia cazzarola cuprea e la tramenerai o la farai tramenare fintanto ch'essa pervenga al picciol bollore e si trasmuti nell'occorrente lasso di tempo in un siroppo che avr da permanere nella cazzarola medesima e che porrai o farai porre lontana dal foco in loco fresco fintanto ch'esso divenga fresco anch'esso.
Sar tua personale cura il versare il siroppo nel contenitore vitreo privato del sigillo e versatolo, novellamente lo sigillerai o lo farai sigillar nell'usata fatta con carta pergamena e ceralacca e poscia personalmente lo porrai in loco fresco e oscuro e personalmente scoterai dolcemente il contenitore per cinque d ogni sera al tramontar del sole e poscia lo terrai immobile fintanto che non appaia il primo d nel quale la luna diviene piena.
A tale punto filtrerai o farai filtrare la pozione nell'usata fatta con cui filtransi gl'infusi in alcole merc l'ausilio d'un panno di solo lino che sia lindo e di trama e d'ordito finissimi e quinci porrai o farai porre l'Elixir entro vitrei e sigillati contenitori.
Porrai personalmente i vitrei e sigillati contenitori in loco fresco e oscuro e infine tu potrai degustare quest'Elixir trascorse che sieno per lo meno cinque lune piene principiando da quando i contenitori vitrei furon sigillati.
Quest'Elixir sar assai gradevole al palato, specie s'esso non sia rattamente ingollato ma bens libato con lentezza e del pari sommamente corroborante pel corpo massimamente se la Dama o il Cavaliere che abbian digi trabalzato la IV et avran il disio di gustare quanto puotesi realizzare merc la successiva Ricetta d'un Elixir il quale adduce un durevol eccitamento dei sensi i quali avran ragione della ratio medesima fintanto che non pervengasi di gran necessit a prolungata estasi di carnale consolo e confortorio, ci  a quella che gli Antichi dicean esser la piccola morte.
 Ricetta n. 22
Il Sublime Elixir di Limonina
Al fine di realizzare al meglio la presente Ricetta terrai tali comportamenti.
In primis per una quantit che sia pari a 15 libbre di foglie di limonina che tu avrai disio di porre alla macerazione principierai col procurarti personalmente le seguenti nove spezie che son d'agevole rinvenimento a breve distanza dal Palazzo Reale ovverosia sotto i porticati della piazza detta del Castello nella bottega impiantata dal signor Antonio Benedetto Carpano: di semi di noce muscata 3 onze, di ramoscelli di cynnamomo 1 onza, d'infiorescenza d'indica cannabacea 7 onze, di semi di cardamomo 2 onze, di chiodi detti del garofalo 1 onza, di fungo mescal 4 onze, di rizoma di galanga 1 onza, di rizoma d'iride fiorentina 4 onze, di foglie di tanaceto 3 onze.
In secundis curerai di verificare assai che tali spezie sieno ben essiccate e per nulla muffite e poscia le pestellerai personalmente tutt'insieme con somma cura in acconcio mortajo fintanto ch'esse divengan al pari di polvere finissima e del pari non sieno pi distinguibili l'une coll'altre.
A tale punto provvederai a eseguire personalmente la Ricetta secondo i dettami di quella che precede questa e pervenuto nella sua elaborazione laddove dicesi che apparecchierai o farai apparecchiare tanta purissima aqua di fonte che risulti pari alla ottava parte di quanto alcole sia stato impiegato, in essa aggiongerai le nove spezie pestellate come sovra ponendo somma attenzione affinch le quantit delle spezie impiegate sieno rispettose della quantit enunciata di foglie di limonina che vorrai porre al macero oppur proporzionali a essa.
Poscia aggiongerai tanto zuccaro che sia pari al mezzo peso di detta aqua e porrai la pozione in acconcia cazzarola cuprea che andr al picciol foco e la tramenerai fintanto ch'essa pervenga al picciol bollore e si trasmuti nel necessario lasso di tempo in un siroppo che permarr nella cazzarola che toglierai dal foco e porrai in loco fresco fintanto ch'esso divenga fresco anch'esso.
A tale punto verserai il siroppo nel contenitore vitreo privato del sigillo e versatolo, novellamente lo sigillerai con carta pergamena e ceralacca e poscia lo porrai in loco fresco e oscuro e lo scoterai dolcemente per cinque d ogni sera al tramontar del sole e poscia lo terrai immobile fintanto che non appaia il primo d nel quale la luna diviene piena.
Poscia filtrerai la pozione nell'usata fatta con cui filtransi gl'infusi in alcole merc l'ausilio d'un panno di solo lino che sia lindo e di trama e d'ordito finissimi e quinci porrai l'Elixir entro vitrei e sigillati contenitori che andran posti in loco fresco e oscuro e infine potrai degustare quest'Elixir trascorse che sieno per lo meno cinque lune piene principiando da quando i contenitori vitrei furon sigillati.
A tale punto potrai con malcelato orgoglio far degustare quest'afrodisiaco e ghiotto Elixir ai tuoi fortunati commensali buongustaj e a fronte della lor riconoscienza e delle lor congratulazioni tosto oblierai la gran fatica ch'affrontasti per approntarlo personalmente, non essendoti avvalso dell'ajuto altrui al fine d'impedire che i tuoi guatteri o chi per essi potesser carpirne la Ricetta e farne in tal fatta lucroso mercimonio.
Tale Elixir risulter esser assai gradevole pel palato in special modo se non sar ingollato ma verr libato con quella riflessiva e compiacente lentezza che ben s'addice ai commensali buongustaj e del pari sommamente corroborante pel corpo secondo quanto enunciato nella Ricetta che precede questa.
 Ricetta n. 23
L'Ordinario Elixir di Lunga Vita
Pria ch'io divulghi la presente Ricetta son d'uopo talune brevi notazioni che vado a esporre concisamente com' mio costume: multa paucis.
Di quest'elixir Sua Altezza Reale fu omaggiato da Sua Maest Leopoldo II di Asburgo e Lorena Granduca di Toscana qual ringraziamento a seguito d'un dono ch'Egli avea inviato in occasione della nascita del decimo figliuolo nomantesi Giovanni Nepomuceno Maria Annunziata Giuseppe Giovanni Battista Ferdinando Baldassarre Luigi Gonzaga et cetera.
E tanto esso piaccue al Sire ch'Egli comand che venisse convocato l'Ambasciator di Toscana e gli chiese che ne procurasse numerose bottiglie ma questi con sommo imbarazzo notizi a Sua Altezza Reale che l'Elixir di Lunga Vita venia prodotto in esigua quantit appo l'antichissima e rinomatissima Officina Profumo Farmaceutica detta di Santa Maria Novella in Firenze e che tutta la produzione era appannaggio del Granduca che talvolta l'utilizzava quale dono mirabile.
A tale punto Sua Altezza convoc il Capo Cuoco e Pasticciere di Real Casa Giovanni Vialardi e gli comand d'approntare un elixir analogo a quello di Lunga Vita e che a tal fine se ne procurasse in qualsivoglia modo e prezzo la ricetta originale.
Il Capo Cuoco e Pasticciere, che non volea esporsi personalmente a negozi di tal fatta stante l'alto uffizio ch'egli rivestia, mi preg di porgergli ajuto e me ne fece far assaggio d'una modica quantit al fine ch'io sapessi di qual cosa si trattasse.
Libato l'elixir, d'istinto volea dirgli che digi io conoscea una ricetta per tale preparazione ma stimai esser callido il non intromettermi il tali faccende e comandai all'ajutante guattero Carletto Bechis ch'io sapea esser frammassone d'infimo rango, di pormi segretamente in contatto con qualcheduno d'alto rango che a sua volta fosse segretamente in contatto con affiliati dimoranti nel Granducato.
Egli m'indirizz al libero muratore Carlo Emanuele Buscaglione al quale esposi la bisogna e costui poscia breve tempo m'assicur che la Prima Loggia di Firenze avrebbe assolto il mio disio dietro il compenso di 7000 lire argentee ch'egli avrebbe poscia destinato a chi di dovere.
Riferii tale cosa al Capo Cuoco e Pasticciere di Real Casa e questi m'autorizz al negozio.
Poco tempo appresso gli chiesi il danaro e egli me lo diede e tale danaro io diedi nottetempo al franc maon e costui mi diede un cartiglio sigillato con ceralacca che diedi a Giovanni Vialardi.
Allorquando egli svolse il cartiglio e mi lesse gli ingredienti di cui componevasi l'elixir li stimai senza ombra di dubbio esser similari a quelli che son impiegati nella mia Ricetta n. 1 e nella mia Ricetta n. 2 che precedono questa e che trattano d'Elixir d'Alquermes essendomi assai ben noti gli scritti del conterraneo Conte di San Germano e stimai che l'Officina Profumo Farmaceutica di Santa Maria Novella facesse uso di tali scritti, ma non gliel dissi temendo il rimbrotto per lo sciupio di lire del quale lui sarebbe risultato esser responsabile.
Pertanto taccui e Sua Altezza Reale fu ben lieto di come s'eran svolte le cose e mi venne riferito da persona di fiducia che lod assai Giovanni Vialardi asserendo che 9000 lire eran ben spese per aver accaffato la ricetta per produrre la bevanda che gli piaccue assai e io fui comandato d'eseguirla.
A tale punto espongo come l'eseguii e tu l'eseguirai personalmente.
Per ogni 4 pinte d'alcole che sia d'ottimo gusto ti procurerai di zuccaro 13 libbre e 3 onze, di vanilla tanta semenza quanto quella tratta da cinque baccelli, di ramoscelli di cynnamomo 2 onze e mezza, di coriandolo 1 onza, di chiodi detti del garofalo in numero di 15, di fiori d'anice poco men di 1 onza, di semi di cardamomo 1 onza e mezza, di polvere di cocciniglia 2 onze, di semi di noce muscata 1 onza e mezza e 23 goccie di giulebbe.
Eccezion fatta per l'alcole, lo zuccaro e il giulebbe porrai il tutto nel mortajo e pestellerai finquanto esso divenga polvere che verserai entro un vitreo contenitore ove trovasi l'alcole e poscia sigillerai con accuratezza il contenitore con carta pergamena e ceralacca acciocch l'alcole non disperdasi nell'aere e le spezie intraprendan la macerazione che avr termine poscia due settimane durante le quali agiterai il contenitore due fiate pro die, all'alba e al tramonto.
Trascorso tale tempo discioglierai lo zuccaro in 4 boccali di purissima aqua di fonte, aprirai il contenitore e ivi verserai il siroppo di zuccaro e eziandio il giulebbe.
Poscia lo richiuderai come pria detto, l'agiterai per poco tempo e lo lascerai al riposo per sette giorni trascorsi i quali filtrerai la pozione nell'usata fatta con cui filtransi gl'infusi in alcole merc l'ausilio d'un panno di solo lino che sia lindo e di trama e d'ordito finissimi e quinci porrai l'Elixir entro vitrei e sigillati contenitori e esso sar di pronta beva.
Quest'Elixir sar assai gradevole al palato, specie s'esso non sia rattamente ingollato ma bens libato con lentezza e del pari sommamente corroborante pel corpo massimamente se la Dama o il Cavaliere che abbian digi trabalzato la IV et avran disio di gustare quanto puotesi realizzare merc la successiva Ricetta d'un Elixir il quale adduce un durevol eccitamento dei sensi i quali avran ragione della ratio medesima fintanto che non pervengasi di gran necessit a prolungata estasi di carnale consolo e confortorio, ci  a quella che gli Antichi dicean esser la piccola morte.
 Ricetta n. 24
Il Sublime Elixir di Lunga Vita
Al fine di realizzare al meglio la presente Ricetta terrai tali comportamenti.
In primis per una quantit pari a 33 pinte d'Elixir che vorrai produrre principierai col procurarti personalmente le seguenti spezie.
Esse son d'agevole rinvenimento a breve distanza dal Palazzo Reale ovverosia sotto i porticati della piazza detta del Castello nella bottega impiantata dal signor Antonio Benedetto Carpano e ivi te ne procaccerai cinque: d'infiorescenza d'indica cannabacea 7 onze, di fungo mescal 4 onze, di rizoma di galanga 1 onza, di rizoma d'iride fiorentina 4 onze, di foglie di tanaceto 3 onze.
In secundis curerai di verificare assai che tali spezie sieno ben essiccate e per nulla muffite e poscia le pestellerai personalmente tutt'insieme con somma cura in acconcio mortajo fintanto ch'esse divengan al pari di polvere finissima e del pari non sieno pi distinguibili l'une coll'altre.
A tale punto provvederai a eseguire la Ricetta secondo i dettami di quella che precede questa e pervenuto nella sua elaborazione laddove dicesi che eccezion fatta per l'alcole, lo zuccaro e il giulebbe porrai il tutto nel mortajo e pestellerai finquanto esso divenga polvere che verserai in vitreo contenitore ove trovasi l'alcole, in esso aggiongerai le cinque spezie pestellate come sovra ponendo gran attenzione che la quantit di spezie sia rispettosa della quantit enunciata d'Elixir che tu vorrai produrre oppur proporzionale a essa.
Poscia sigillerai con accuratezza il contenitore con carta pergamena e ceralacca acciocch l'alcole non disperdasi nell'aere e le spezie intraprendan la lor macerazione che avr termine poscia due settimane durante le quali agiterai il contenitore due fiate pro die, all'alba e al tramonto.
Trascorso tale tempo discioglierai lo zuccaro in 4 boccali di purissima aqua di fonte e sar d'uopo che aprirai il contenitore e che ivi verserai eziandio il siroppo di zuccaro e il giulebbe.
Poscia lo richiuderai come pria detto, l'agiterai solo una fiata e per poco tempo e lo lascerai al riposo per sette giorni e allorquando trascorsi essi sieno filtrerai la pozione nell'usata fatta con cui filtransi gl'infusi in alcole merc l'ausilio d'un panno di solo lino che sia lindo e di trama e d'ordito finissimi e quinci porrai l'Elixir in vitrei e sigillati contenitori e esso sar di pronta beva.
Infine potrai con malcelato orgoglio far degustare quest'afrodisiaco e ghiotto Elixir ai tuoi fortunati commensali buongustaj e a fronte della lor riconoscienza tosto oblierai la gran fatica ch'affrontasti per approntarlo personalmente, non essendoti per nulla avvalso dell'ajuto altrui al fine d'impedire che i tuoi guatteri o chi per essi potesser carpirne la Ricetta al fine di farne lucroso mercimonio.
Tale Elixir risulter esser assai gradevole pel palato in special modo se non sar ingollato ma verr libato con quella riflessiva e compiacente lentezza che ben s'addice ai commensali buongustaj e del pari sommamente corroborante pel corpo secondo quanto enunciato nella Ricetta che precede questa.
 Ricetta n. 25
L'Ordinario Elixir di Noce
 Ricetta n. 26
Il Sublime Elixir di Noce
 Ricetta n. 27
L'Ordinario Elixir d'Ovo di Gallina
Pria ch'io divulghi la presente Ricetta son d'uopo talune brevi notazioni che vado a esporre concisamente puranco perch ancor mi duole il core per gli accadimenti a essa legati che se non fosser stati tali, al presente io saria ricco, riverito, celebre e celebrato alchimista al pari del furfante che fece sua questa Ricetta che era la mia.
Io era ancor nel fulgore della IV et di mia vita, sibbene quasi pervenuto al suo naturale termine, allorquando venni spronato dal Capo di Cucina di Real Casa pel tramite del suo Ajutante Giovanni Vialardi a approntare un elixir che simigliasse al sanbajonne, un cibo di cui era sommamente ghiotto Sua Altezza Reale e del quale facea gran consumo mattutino coadiuvandosi con un copioso numero di biscotti nomantisi in Casa Reale savoiardi sin dal XIV secolo e che Egli usava in luogo del cucchiajo.
A tal fine mi fu affidato un giovine ajutante guattero a nome Firmino Pezziol il quale avea l'incarico di coadiuvarmi nella realizzazione di quanto richiestomi, la quale cosa necessit d'innumerevoli esperimenti poich non  agevole mutare in bevanda un cibo da cucchiajo, sia esso biscotto oppur stoviglia.
Egli mi disse che provenia dal Regno del Lombardo Veneto e che il padre suo a nome Gianbattista avea bottega in Padova; era di buon comando, curioso circa quello che venia approntato nelle Cucine Reali e lesto nell'eseguire e nell'apprendere.
Lavorai senza sosta e trascorsi che furon alcuni giorni, presentai all'assaggio del Capo di Cucina nove elixir, ci  quelli ch'io ritenea esser maggiormente meritevoli infra le oltre due dozzine ch'io avea creato ex novo e quand'egli pervenne a libare il settimo d'essi, m'abbracci d'impeto e s'affrett a sottoporlo all'approvazione di Sua Altezza Reale e se ne torn raggiante di gran letizia.
Grand honneur! il Sovrano l'avea sommamente gradito e quale guiderdone gli avea donato la Reale Licenza di produrne sia per la Corte, sia pei sudditi del Regno.
E pertanto Sua Altezza Reale dispose che l'elixir fosse posto in commercio a un equo prezzo, con appropriato nome e con quello del produttore e con la dizione Fornitor della Real Casa e che i proventi sarebber stati suddivisi come d'uso: la settantacinquesima parte per l'Economo di Palazzo, la decima parte pel commerciante autorizzato, la quindicesima parte pel produttore ci  pel Capo di Cucina il quale avrebbe ceduta la trentesima parte all'Ajutante di Cucina il quale ne avrebbe ceduta la trentesima parte a me medesimo che avrei ceduta la trentesima parte all'ajutante guattero che m'era stato affidato per la bisogna: unucuique suum.
Dimentichi d'ogni gerarchia, il Capo di Cucina, il suo Ajuto, io e il mio ajuto facemmo bisboccia per gran parte della notte quasi fossimo in Cuccagna, digi fantasticando circa i guadagni che ci attendean e io proposi di appellare il mio Elixir d'Ovo di Gallina col nome Ov e si decise che avea da farsi in tal fatta.
Ma il mattino seguente il mio ajutante guattero era sparito e siccome mi venne riferito da persona di fiducia seppi ch'egli non tocc giaciglio e che pria che sorgesse l'alba il malandrino s'era dileguato impossessandosi d'un agile destriero asserendo che avea da recarsi precipitevolissimevolmente dal padre suo che stava spirando.
E come mi venne riferito da altra persona di fiducia seppi che trattavasi di menzogna e che il genitore godea d'ottima salute al punto che al ritorno a casa del fuggiasco principi lestamente a produr l'elixir secondo i dettami della mia Ricetta, lo appell Vov e lo present appo la Corte d'Austria e da questa ottenne l'Imperiale Brevetto di Commercio.
E forse fu per beffa o forse per riconoscienza, avvenne che il lestofante Gianbattista Pezziol ne omaggi copiosa quantit a Sua Altezza Reale che ne fu lieta ma nel contempo rimbrott aspramente il Capo di Cucina pel mancato guadagno e costui rimbrott asperrimamente il suo Ajutante e questi rimbrottommi in analogo modo per lungo tempo e da severo ma giusto qual'era, mi priv vita natural durante e a favor suo della decima parte delle mie prebende e a mia volta io non ebbi qualsivoglia persona da rimbrottare e sulla quale rivalermi.
A ogni buon conto e senz'ajuto d'alcuno, ti procurerai dodici ova freschissime di gallina, quanto meno 30 limoni, 2 libbre e 8 onze di zuccaro, 1 litro di vino di Marsala della miglior specie e mezza onza di ramoscelli di cynnamomo.
Netterai con somma cura i gusci dell'ova poich sai donde promanano e sai che l'igiene  l'ingrediente principe d'ogni preparazione e le porrai in vitreo contenitore e le affogherai col sugo dei limoni.
Sigillerai il contenitore e lo porrai in loco fresco e oscuro e allorquando vedrai che i gusci dell'ova di gallina siensi liquefatti espellendo i torli e gl'albumi, lo aprirai e aggiongerai zuccaro e vino di Marsala e cynnamomo e tramenerai l'intruglio per discioglier lo zuccaro e fare un perfetto amalgama del tutto e poscia filtrerai la pozione merc l'ausilio d'un panno di solo lino che sia lindo e di trama e d'ordito finissimi e porrai l'Elixir che ne deriva in bottiglie di coccio al fine ch'esso sia preservato dalla luce e attenderai quanto meno cinque d e poscia lo berrai e rimembra che ogni qual volta lo berrai dovrai pria scotere la bottiglia.
Quest'Elixir sar assai gradevole al palato, specie s'esso non sia rattamente ingollato ma bens libato con lentezza e del pari sommamente corroborante pel corpo massimamente se la Dama o il Cavaliere che abbian digi trabalzato la IV et avran disio di gustare quanto puotesi realizzare merc la successiva Ricetta d'un Elixir il quale adduce un durevol eccitamento dei sensi i quali avran ragione della ratio medesima fintanto che non pervengasi di gran necessit a prolungata estasi di carnale consolo e confortorio, ci  a quella che gli Antichi dicean esser la piccola morte.
 Ricetta n. 28
Il Sublime Elixir d'Ovo di Gallina
Al fine di realizzare al meglio la presente Ricetta terrai tali comportamenti.
In primis per una quantit pari a quindici dozzine d'ova freschissime di gallina che vorrai porre alla macerazione del sugo di limone, tu principierai col procurarti le seguenti spezie che son d'agevole rinvenimento a breve distanza dal Palazzo Reale.
A tale fine ti recherai sotto i porticati della piazza cosiddetta del Castello nella bottega impiantata dal signor Antonio Benedetto Carpano e ivi te ne procaccerai otto: di semi di noce muscata 3 onze, d'infiorescenza d'indica cannabacea 7 onze, di semi di cardamomo 2 onze, di chiodi detti del garofalo 1 onza, di fungo mescal 4 onze, di rizoma di galanga 1 onza, di rizoma d'iride fiorentina 4 onze, di foglie di tanaceto 3 onze.
In secundis curerai di verificare assai che tali spezie sieno ben essiccate e per nulla muffite e poscia le pestellerai personalmente tutt'insieme con somma attenzione in un acconcio mortajo fintanto ch'esse divengan al pari di polvere finissima e del pari non sieno pi distinguibili l'une coll'altre.
A tale punto provvederai a eseguire personalmente la Ricetta secondo i dettami di quella che precede questa e pervenuto nella sua elaborazione laddove dicesi che netterai con somma cura i gusci dell'ova poich sai donde promanano e sai che l'igiene  l'ingrediente principe d'ogni preparazione e le porrai in vitreo contenitore e le affogherai col sugo dei limoni, aggiongerai le otto spezie pestellate ponendo somma cura affinch le quantit sieno rispettose dell'enunciata quantit d'ova di gallina che impiegherai oppur proporzionali a essa.
Sigillerai il contenitore e lo porrai in loco fresco e oscuro e allorquando vedrai che i gusci dell'ova di gallina siensi liquefatti espellendo i torli e gl'albumi, lo aprirai e aggiongerai zuccaro e vino di Marsala e cynnamomo e tramenerai l'intruglio per discioglier lo zuccaro e fare un perfetto amalgama del tutto.
Poscia sar d'uopo che tu filtri la pozione merc l'ausilio d'un panno di solo lino che sia lindo e di trama e d'ordito finissimi e da ultimo porrai l'Elixir in bottiglie di coccio al fine ch'esso sia preservato dalla luce e a tal punto sar d'uopo l'attendere quanto meno cinque d.
Infine potrai con malcelato orgoglio far degustare quest'afrodisiaco e ghiotto Elixir ai tuoi fortunati commensali buongustaj e a fronte della lor riconoscienza e delle lor sincere congratulazioni tosto oblierai la gran fatica ch'affrontasti per approntarlo personalmente, non essendoti avvalso dell'ajuto altrui al fine d'impedire che i tuoi guatteri o chi per essi potesser carpirne la Ricetta al fine di farne lucroso mercimonio.
Tale Elixir risulter esser assai gradevole pel palato in special modo se non sar ingollato ma verr libato con quella riflessiva e compiacente lentezza che ben s'addice ai commensali buongustaj e del pari sommamente corroborante pel corpo secondo quanto enunciato nella Ricetta che precede questa e avrai da tener a mente che ogni qual volta ne berrai o ne farai offerta a chicchessia dovrai pria scotere la bottiglia.
 Ricetta n. 29
L'Ordinario Elixir di Sanbuco
 Ricetta n. 30
Il Sublime elixir di Sanbuco
 Ricetta n. 31
L'Ordinario Elixir di Vino Abbruciato
 Ricetta n. 32
Il Sublime elixir di Vino Abbruciato
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Qui termina il Tomo 2.
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IL CUCINIERE PIEMONTESE DI REAL CASA SAVOIA.
ovverosia del modo di cucinare diverse carni di terra, di aria e di aqua in diverse maniere.
seguito da:
il modo d'approntare quattro bianco mangiare in quattro diverse maniere.
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Ripudio le facili dottrine dei nostri tempi e ritengo al pari d'Empedocle d'Agrigento che per crear tutte le realt note sieno bastevoli i quattro Elementi e che pertanto tale cosa  valevole puranco per le carni d'animali che vivono in tre degl'Elementi ovverosia in Terra, in Aria e in Aqua e che son di grande ajuto pel nostro sostentamento solamente quando esse divengon edibili merc l'impiego oculato del quarto Elemento che  il Foco.
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E in effetti pel tramite d'esso trasmutansi in modo mirabile gli elementi e infra di essi gl'alimenti e nel contempo trasmutansi puranco coloro i quali dopo inesauste preparazioni e permutazioni pervengono alla polvere di proiezione, ma tal cosa attiene solo e unicamente alla Grande Opera dell'alchimista e giammai alla piccola opera del cuciniere, come ci ammaestr Zoroastro il teurgico.
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Ricetta n. 1. L'Ordinaria Cottura d'Anitra Selvatica.
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Ti procurerai o farai in modo che ti sieno procurate anitre selvatiche d'almeno 5 libbre cadauna e sieno frollate quanto meno per due d e poscia le spennerai o le farai spennare, le passerai o le farai passare rattamente sovr'alla fiamma vivace, le netterai o le farai nettare in quanto che l'igiene  l'ingrediente principe d'ogni preparazione e le priverai o le farai privare sia d'ogni loro interiora sia dell'estremit delle zampe e sia dell'ali.
Eseguirai o farai eseguire questa Ricetta secondo i dettami di quella che segue e allorquando perverrai laddove dicesi che ti procurerai le seguenti spezie che son d'agevole rinvenimento a breve distanza dal Palazzo Reale, tu nol farai affatto e pertanto proseguirai nella sua elaborazione.
Questa Cottura sar assai gradevole al palato in specie s'essa non sia ingollata ma bens manducata con lentezza inquantoch prima digestio fit in ore, e del pari sommamente corroborante pel corpo massimamente se il Principe, oppur la Dama, oppur il Cavaliere che abbian digi trabalzato la IV et a essa s'appropinquino e avranno il disio di gustare quanto puotesi realizzare merc la successiva Ricetta d'una Cottura la quale adduce durevol eccitamento dei sensi i quali avran ragione della ratio medesima fintanto che non pervengasi di gran necessit a prolungata estasi che sia di carnale consolo e confortorio, ci  a quella che gli Antichi dicean esser la piccola morte.
 Ricetta n. 2
La Sublime Cottura d'Anitra Selvatica
Pria ch'io divulghi la presente Ricetta son d'uopo talune notazioni che per son tenuto a esporre in maniera incompleta a seguito di giuramento.
Era la stagione successiva a quella in cui Sua Altezza Reale avea celebrato in pompa magna la nascita della Quartogenita, e altra figliolanza dicean che s'appropinquasse, allorquando di nottetempo fui destato di sovrassalto dal Capo Cuoco e Pasticciere di Real Casa Giovanni Vialardi il quale mi disse che noi ci si dovea recare senz'indugio appo la Reale Palazzina di Caccia di Stupinigi al fine d'approntare una cena di poche ma succulentissime portate pel Sovrano e che vi sarebbe eziandio stata un'Ospite.
Mi disse pure che tale cosa avea da esser talmente segreta che saremmo stati solo noi due alle cucine e al servizio e ch'io avrei avuto da occuparmi d'un cibo carneo il quale avea da esser nel contempo di sostanza, di pronta digestione, di squisita fattura sia intrinseca sia estrinseca e da ultimo ma non per importanza, esser coadiuvante d'Afrodite e che lui si sarebbe occupato del restante.
E mi fece giurar su la Sacra Bibbia ch'io non avrei giammai parlato con alcuno di tale cosa e tal giuramento ho mantenuto e manterr inquantoch voce dal sen fuggita poscia richiamar non vale.
Entrambi ci recammo pertanto nelle Regie Dispense di Palazzo Reale e mentr'egli si facea consegnare dagl'assonnati guatteri quanto avea da servirgli alla bisogna, io comandai ai medesimi che mi fosser procacciate le mercanzie che andr a esporre per realizzar senza fallo la Ricetta della Sublime Cottura d'Anitra Selvatica.
Per somma mia fortuna pochi giorni pria avea digi apparecchiato tre anitre selvatiche al fine di sperimentare una ricetta da tempo meditata e non ancor realizzata poich io avea da eseguire ben altre e gravose incombenze ma a tal punto ne colsi l'occasione con malcelata trepidanza.
Tutto quanto servia alla bisogna d'entrambi venne caricato su una carrozza trainata da una pariglia di veloci destrieri e alle prime luci dell'alba giungemmo alle Cucine della Reale Palazzina e entrambi tosto ci ponemmo all'opra, dedicandoci ognuno a ci ch'era stato deciso esser di sua competenza.
Poscia con tovagliato dei pi fini e mirabili stoviglie e fiori a profusione apparecchiammo il desco in una delle dpendances del vasto parco ove dimorava l'Ospite di Sua Altezza Reale e all'ora convenuta ecco comparire nella salle  manger una fanciulla che digi dimostrava gl'attributi di donna.
Ella s'appalesava alta, di prosperoso seno, forse callipigia, un poco ponderosa e col volto rubizzo, volitivo e paffuto ma ohib sicuramente affetta da miopia inquantoch allorquando Giovanni Vialardi le porse il men ch'io avea compilato con calligrafia, ella disse che non era in grado di leggerlo e se lo fece legger dal Capo Cuoco e Pasticciere.
Ella non avea quell'altezzosit che sfoggiano molte Dame di Corte e rimembro che, allorquando venni a Lei presentato dal Capo Cuoco e Pasticciere, Ella per pormi gentilmente a mio agio e forse reputando ch'io comprendessi solamente il dialetto e saputomi nativo d'Asti mi disse: ciau, mi sun cula l cha disu la Bela Rosin e me pari a l' ad Moncalv.
Nel contempo pervenne nella salle  manger Sua Altezza Reale il Principe con indosso una virilissima tenuta da cacciatore e a Lui venni presentato da Giovanni Vialardi che Gli notizi che il Padre Suo mi avea da poco tempo insignito dell'Ordine Reale di Matre Ptissier et Confiseur, e Sua Maest nel mentre ch'io m'inchinava fecemi ganascino dicendo: m'asmija ca sia un fieu an poc piciu, speruma bin.
Forse Egli ritenea ch'io essendo pasticciere non fossi puranco cuoco di vaglia, ma stimo senz'ombra di dubbio che di tale cosa dovette ampiamente ricredersi allorquando sul desco pervennero le cotture dell'anitre selvatiche e in specie allorquando Madamina Rosin batt due fiate le mani per la gioja: allorquando vide l'anitre di colore cremisi e allorquando Giovanni Vialardi le porzion abilmente con la lor farcia.
E l'indomani Sua Altezza Reale s'accomiat da noi comandandoci di giurare che noi giammai avremmo parlato con chicchessia di quel ch'erasi tenuto nella Palazzina di Caccia, cosa ch'io sempre feci e far, e lod il Capo Cuoco e Pasticciere asserendo che in quell'insonne notte Egli s'era trasmutato in Priamo, l'inesausto figlio d'Afrodite e ci per merito della sua soupe  l'oignon y crotons.
All'udir tale cosa il mio volto s'atteggi al sorriso a causa di quanto detto ma fu bastevole che Giovanni Vialardi mi guatasse con gran severit per renderlo imperscrutabile e il Capo Cuoco e Pasticciere non ebbe il tempo o forse l'ardire di notiziare a Sua Altezza Reale che in verit Egli divenne inesausto per merito della farcia che trovavasi entro l'anitre.
Ma non indugio oltre e trascuro i successivi accadimenti che furono allorquando tornammo a Corte, per porgere la Ricetta della Sublime Cottura dell'Anitra Selvatica che eseguirai personalmente e con la massima soddisfazione inquantoch ottima  la carne di questa bestia.
Pertanto ti procurerai anitre selvatiche d'almeno 5 libbre cadauna e sieno frollate quanto meno per due d e poscia le spennerai, le passerai rattamente sovr'alla fiamma vivace, le netterai di interiora e sterco in quanto che l'igiene  l'ingrediente principe d'ogni preparazione e le priverai sia dell'estremit delle zampe e sia dell'ali.
A tale punto praticherai un'incisione che sia di poco sovra laddove trovasi lo sfintere della bestia e similmente a zampognaro soffierai vivacemente con la bocca entro il pertugio artifiziale tappando col pollice quello naturale e vedrai con gran maraviglia che la pellecchia dell'anitra si distaccher dalla carne sottostante pur continuando a avvilupparla.
Poscia strofinerai con purissimo miele di favo, che sia di preferenza quello sutto dalle laboriose api dal fior d'acacja, la pellecchia delle bestie fintantoch essa ne possa suggere e le porrai appese in loco che sia ben areato fintanto ch'esse grondino del superfluo e s'asciuttino.
In attesa che l'anitre s'asciuttino, e era a tale punto che le bestie pervennero quand'io le trassi dalle Reali Cucine, ti procurerai i seguenti ingredienti in misura tale che sia confacente per comporre una farcia che andr a empire il ventre dell'anitre: fegato e core d'anitra ci  quelli che son stati tolti dalle medesime, tanto fegato di majale che sia di peso pari a quello di detti fegato e core, molte punte d'asparago provenienti dalla citt di Santena, plurime castagne garessine previamente allessate e mondate di lor buccia e pellecchia, cipolla quanto bastevole, molto aglio, poco sale, pepe di Cajenna macinato e alcune bacche di lauro ben pistate.
Poscia porrai il tutto in acconcia cuprea cazzarola e lo cucinerai al picciol foco con butirro sovraffino di latte di vacca e con l'ausilio di vino di Marsala della miglior specie e tramenerai fintanto che il tutto si spappoli nel tempo richiesto.
Ora, per una quantit pari all'incirca a 15 libbre di anitra, ovverosia tre anitre che vorrai presentare sul desco, ti procurerai le quantit di spezie che vado a enumerare e che son d'agevole rinvenimento a breve distanza dal Palazzo Reale.
A tale fine ti recherai sotto i porticati della piazza del Castello nella bottega impiantata oltre 13 lustri orsono dal signor Antonio Benedetto Carpano.
Ivi te ne procaccerai nove: di semi di noce muscata 3 onze, di ramoscelli di cynnamomo 1 onza, d'infiorescenza d'indica cannabacea 7 onze, di semi di cardamomo 2 onze, di chiodi detti del garofalo 1 onza, di fungo mescal 4 onze, di rizoma di galanga 1 onza, di rizoma d'iride fiorentina 4 onze, di foglie di tanaceto 3 onze.
Curerai di verificare assai che tali spezie sieno ben essiccate e non muffite e poscia le pestellerai tutte insieme in acconcio mortajo fintanto ch'esse sieno divenute al pari di polvere e del pari non sieno pi distinguibili l'une coll'altre.
Pervenuto a tal punto porrai le spezie polverizzate nella cazzarola ove digi trovasi quella che sar la farcia che andr a empire il ventre dell'anitre e tramenerai tutti gl'ingredienti con cura e sempre al picciol foco fintanto che non pervengasi a perfetto e denso amalgama che passerai allo staccio che sia di maglia grossa e attenderai che si raffreschi.
Raffrescatosi che sia, l'impasterai coi torli di ventiquattro ova freschissime di gallina e ivi puranco porrai lo sbriciolone di nove tartufi bianchi del Monferrato che sien di taglia gagliarda.
Insaccherai quanto sovra descritto entro i cadaveri dell'anitre che poscia cucirai con refe in tale fatta che non siavi fessura alcuna dalla quale possa fuoriuscire il composto.
Ora avvoltolerai ciascuna bestia entro acconcia carta pergamena e la porrai entro un forno che abbia temperatura costante tale da non abbruciar la carta ma da cocere la carne e ivi le lascerai quanto meno per due ore.
Poscia svoltolerai gl'involucri e proseguirai la cottura delle bestie in acconcia teglja fintanto che la pellecchia dell'anitre divenga croccante e di colore cremisi e l'irrorerai pi fiate col fondo di cottura che sar gocciolato entro la teglja medesima.
Infine presenterai l'anitre sul desco tali quali uscite di cottura e principierai col servire la pellecchia tagliata in striscioline, poscia la carne anch'essa tagliata in tale fatta e da ultimo porzionerai la farcia che potr esser eziandio degustata sovra crostoni di pane rostiti nel butirro sovraffino di latte di vacca con un poco di sale.
E con malcelato orgoglio potrai far degustare tale afrodisiaca e ghiotta Cottura ai tuoi fortunati commensali buongustaj e dinanzi alla lor riconoscienza e alle lor congratulazioni oblierai tutta quanta la fatica ch'affrontasti per approntarla personalmente, non essendoti punto avvalso dell'ajuto altrui al fine d'impedire che i tuoi guatteri o chi per essi potesser carpirne la Ricetta al fine di farne un lucroso mercimonio.
Tale Cottura risulter esser assai gradevole pel palato in specie se non sar ingollata ma verr manducata con quella riflessiva e compiacente lentezza che ben s'addice ai commensali buongustaj inquantoch prima digestio fit in ore, e del pari sar sommamente corroborante pel corpo secondo quanto enunciato nella Ricetta che precede questa.
 Ricetta n. 3
L'Ordinaria Cottura di Bas de Soie di Majale
Sgozzerai o farai sgozzare uno o plurimi majali a seconda di quanti sieno i tuoi commensali valutando che per quattro d'essi necessita un majale che non sia lattonzolo e sia di mole superiore alle 5000 libbre e che grufol ghiande, tuberi, radici e quanto altro abbia potuto esser ingerito, digerito e espulso nel corso del felice e libero pascolo.
Tale majale avr da esser sgozzato nel mese di novembre inoltrato che  il periodo migliore per la mattanza.
Di tale bestia debbon esser utilizzati i soli zampini e pertanto ne otterrai quattro per ciascuna bestia e quinci uno per ognun commensale e quanto sovravvanza sar utilizzato a josa per uso alimentare poich dicesi a buon ragione che del majale non buttasi via alcunch e ci  acclarato.
Pria di principiare l'esposizione  d'uopo il dire che le parole bas de soie che danno il nome a questa Ricetta e che il volgo ha storpiato in batso, baciu, bassu et cetera, promanano dal francese e hanno il significato di calze di seta poich allorquando i zampini saran compiutamente elaborati la lor polpa risulter al palato delicata e fine, gelatinosa e serica al pari della calza di seta d'una Dama.
Ci premesso, brustolirai o farai brustolire i zampini in tale fatta che la rozza peluria che li contorna ne risulti consunta, poscia li netterai o li farai nettare in purissima aqua di fonte fluente in quanto che l'igiene  l'ingrediente principe d'ogni preparazione e quinci li raschierai o li farai raschiare con acconcia lama al fine d'eliminare la residuale peluria.
Mondati che sieno, li porrai in un acconcio pajolo cupreo e li sommergerai o li farai sommergere con siffatta pozione che  da approntarsi per quattro zampini: di vino bianco 3 quartini, d'aceto di vino nebbiolo idem, 12 quartini di purissima aqua di fonte ove sia stato disciolto con somma cura del sale quanto reputi bastevole, di sellero 2 onze, di petrosemolo 1 onza, di lauro 2 foglie, di carote 1, di cipolla idem.
Porrai o farai porre il cupreo pajolo al picciol foco e allorquando l'intruglio perverr al bollore aggiongerai mezza onza di zuccaro e ivi lo manterrai al picciol bollore quanto meno per tre ore.
Allorquando i zampini sieno ben cotti, li scolerai o li farai scolare, attenderai che sieno raffrescati al fine d'agevolare la fuoruscita dell'osso e li priverai o li farai privare di detto osso ottenendo in tale fatta tocchi di carne del zampino che han da esser con somma cura asciuttati con dei panni che sien stati previamente mondati.
Nel mentre apparecchierai o farai apparecchiare in acconcio contenitore sei ova freschissime di gallina prive del guscio che sian vigorosamente sbattute congiuntamente a 4 onze di butirro sovraffino di latte di vacca previamente disciolto, a sale e pepe di Cajenna macinato, a numerose foglie di petrosemolo e a 4 onze di farina di frumento.
Asciuttati che sieno i tocchi di carne, l'immergerai o li farai immergere con accortezza nel composto che  sovra descritto e che chiamasi pastella, al fine d'impastellarli e poscia tu li cospargerai o li farai cospargere di pan disseccato che pria avrai pistato o fatto pistare finissimamente al mortajo.
Impastellati e impanati che sieno essi appariranno al pari di bozzoli che libereranno la lor prelibatezza poscia cottura e a tale fine porrai o farai porre i tocchi di carne di zampino di majale sovra acconcia gratella accomodata sovra un picciol foco.
Quand'essi saran ben gratellati in ogni lor superficie li presenterai personalmente e rattamente ai tuoi commensali buongustaj senz'altro alimento che possa distogliere il palato dal lor serico sapore.
Questa Cottura sar assai gradevole al palato in specie s'essa non sia ingollata ma bens manducata con lentezza inquantoch prima digestio fit in ore.
Essa sar del pari sommamente corroborante pel corpo massimamente se la Dama o il Cavaliere che abbian trabalzato la IV et avran disio di gustare quanto puotesi realizzare merc la successiva Ricetta d'una Cottura la quale adduce un durevol eccitamento dei sensi i quali avran ragione della ratio medesima fintanto che non si pervenga di gran necessit a prolungata estasi che sia di carnale consolo e confortorio, ci  a quella che gli Antichi dicean esser la piccola morte.
 Ricetta n. 4
La Sublime Cottura di Bas de Soie di Majale
Al fine di realizzare al meglio la presente Ricetta terrai tali comportamenti.
In primis per una quantit che sia pari a 15 libbre di Bas de Soie che vorrai presentare principierai col procurarti personalmente le seguenti spezie.
Esse son d'agevole rinvenimento a breve distanza dal Palazzo Reale ovverosia sotto i porticati della piazza detta del Castello nella bottega impiantata dal signor Antonio Benedetto Carpano e ivi te ne procaccerai nove: di semi di noce muscata 3 onze, di ramoscelli di cynnamomo 1 onza, d'infiorescenza d'indica cannabacea 7 onze, di semi di cardamomo 2 onze, di chiodi detti del garofalo 1 onza, di fungo mescal 4 onze, di rizoma di galanga 1 onza, di rizoma d'iride fiorentina 4 onze, di foglie di tanaceto 3 onze.
In secundis curerai di verificare assai che tali spezie sieno ben essiccate e per nulla muffite e poscia le pestellerai personalmente tutt'insieme con somma cura in acconcio mortajo fintanto ch'esse divengan al pari di polvere finissima e del pari non sieno pi distinguibili l'une coll'altre.
A tale punto provvederai a eseguire personalmente la Ricetta secondo i dettami di quella che precede questa e pervenuto che tu sia nell'elaborazione laddove dicesi che sieno approntate in acconcio contenitore sei ova freschissime di gallina prive del guscio che sian vigorosamente sbattute congiuntamente a 4 onze di butirro sovraffino di latte di vacca previamente disciolto, a sale e pepe di Cajenna macinato, a numerose foglie di petrosemolo e a 4 onze di farina di frumento, aggiongerai le nove spezie pestellate come sovra e porrai somma attenzione affinch le quantit delle spezie sieno rispettose della quantit enunciata di Cottura che vorrai oppur proporzionali a essa.
Asciuttati che sieno i tocchi di carne l'immergerai con accortezza nel composto che  sovra descritto e che chiamasi pastella, al fine d'impastellarli e poscia li cospargerai o li farai cospargere di pan disseccato che da pria avrai pistato o avrai fatto pistare finissimamente al mortajo.
Impastellati e impanati che sieno essi appariranno al pari di bozzoli che libereranno la lor prelibatezza poscia cottura e a tale fine tu porrai o farai porre i tocchi di carne di zampino di majale sovra acconcia gratella accomodata sovra un picciol foco.
Quand'essi saran ben gratellati in ogni lor superficie li presenterai rattamente e personalmente ai tuoi commensali buongustaj senz'altro alimento che possa distogliere il palato dal lor serico sapore.
E con malcelato orgoglio farai degustare questa afrodisiaca e ghiotta Cottura ai tuoi fortunati commensali buongustaj e a fronte della lor palese riconoscienza oblierai tutta la fatica ch'affrontasti per approntarla personalmente, non essendoti avvalso dell'ajuto altrui al fine d'impedire che i tuoi guatteri o chi per essi potesser carpirne la Ricetta e farne lucroso mercimonio.
Tale Cottura risulter esser assai gradevole pel palato in specie se non sar ingollata ma verr manducata con quella riflessiva e compiacente lentezza che ben s'addice ai commensali buongustaj inquantoch prima digestio fit in ore, e del pari sar sommamente corroborante pel corpo secondo quanto  stato enunciato nella Ricetta che precede questa.
 Ricetta n. 5
L'Ordinaria Cottura di Bollito di Langa
 Ricetta n. 6
La Sublime Cottura di Bollito di Langa
 Ricetta n. 7
L'Ordinaria Cottura di Filetto alla Gabetti
Pria ch'io divulghi la presente Ricetta son d'uopo talune brevi notazioni che vado a esporre con quella concisione che mi  propria: multa paucis.
Avvenne un d che Sua Altezza Reale comand al Colonnello dell'Esercito Sabaudo Ettore Gerbaix De Sonnaz che venisse composta una Marcia Reale in quanto la vigente pi non gli piacea, sovrattutto allorquando il sacerdote Paolo Bodoira, organista in Racconigi, fece comprendere al Sovrano che fors'era non opportuna la presenza di molti suon di pifferi nell'esecuzione di tale brano musicale.
Il Colonnello diede tale incombenza al Capo Musica del Primo Reggimento Savoia nomantesi Giuseppe Gabetti e confin il musicista al castello di Verduno affinch non gli venisser distrazioni dalla vita di Corte e costui, da fecondo artista qual era, compose due Marce Reali nell'arco di due anni che furon sottopose all'attenzione di Sua Altezza Reale che fece la Sua scelta infra le due e la novissima Marcia Reale d'Ordinanza fu eseguita al Campo di Corpo d'Armata che trovasi in San Maurizio Canavese ove presenziaron le Eminenze di Corte.
Talmente piaccue tale Marcia che Sua Altezza Reale vaticin ch'essa avrebbe allietato i sudditi per tanto tempo quanto fosse perdurato il Regno e per non svilir con moneta sonante il meritorio operato del Capo Musica comand al Capo di Cucina di Real Casa Domenico Gromont di titolare al suo nome una preparazione culinaria.
Mi venne riferito da persona di fiducia che a tale nunzio Giuseppe Gabetti sbianc, pianse incredulo e forse la gioja di ricever tale onorificenza della Corona squass a tale punto il suo intelletto ch'egli trascur sempre pi il pentagramma e principi a dedicarsi allo studio del pomidoro.
Al fine di soddisfare i Reali desiderata, il Capo di Cucina comand il suo Ajutante che nomavasi Felice Barberis e questi comand ai suoi Ajutanti Giovanni Vialardi, Giuseppe Garbero, Tommaso Ayres e Michele Ayres d'approntare un'acconcia ricetta la quale avesse da restar memorabile al pari della Marcia Reale d'Ordinanza e costoro mi comandarono tale cosa e io allor mi posi all'opra.
Reputai che sarebbe stata gran novit il presentar un cibo che fosse nel contempo sia panatico sia companatico e pervenni a questa preparazione che ottenne gran plauso della Corte tutta e che ora vado a esporre e che se tu il vorrai, potrai eseguire personalmente.
Ti procurerai filetto di manzo, ovverosia di quella bestia che giammai potr divenir toro e neppur giunger a esser bove e per ciascun commensale taglierai detto filetto d'uno spessore che sia pari a due dita della mano e di peso d'almeno 10 onze e ne serrerai accortamente a mezzo di spago la sua naturale tondit.
Poscia darai a fette di pane di generosa mollica e alte un dito della mano una forma che sia di pari diametro a quella del filetto e ti comporterai analogamente per quanto concerne un fegato grasso d'oca che sia anch'esso alto due dita della mano e ti abbisogner puranco del butirro sovraffino di latte di vacca, del vino di Marsala della miglior specie e per ciascun filetto 2 onze di tartufo bianco del Monferrato e a tale punto si parr la tua abilit in quanto dovrai operare con tre padelle per ognun dei primi tre ingredienti.
Nella prima padella porrai le fette del pane a dorarsi col butirro al foco allegro.
Nella seconda padella porrai il filetto pria infarinato con farina di frumento della miglior specie e lo dorerai al foco vivace d'ambo le parti con l'ausilio di butirro e solo allorquando riterrai consono por fine alla sua cottura, lo salerai e lo peperai di pepe di Cajenna macinato.
Nella terza padella dorerai il fegato grasso d'oca al foco vivace e sempre con l'ausilio di butirro e solo allorquando riterrai consono il por fine alla cottura lo salerai con poco sale e lo peperai con poco pepe di Cajenna macinato.
A tale punto collocherai s'un piatto di portata una fetta del pane e sovr'essa porrai un filetto privato dello spago e sovr'esso un fegato grasso e sul tutto le due onze di tartufo lamellato e procurerai di tener al caldo tale preparazione.
Nel contempo terrai le tre padelle di cottura ancor al picciol foco e in esse aggiongerai un poco di vino di Marsala della miglior specie che mescerai coi fondi di cottura che andran addensati e posti in una sola padella e cocerai gl'ingredienti sovra esposti per non lungo tempo e addensatisi che sieno anche coll'uso di pettina, li passerai allo staccio di maglia finissima allo scopo d'ottenere una salsa densa e cremosa che scalderai al picciol foco e se del caso a essa aggiongerai vino di Marsala e farina di frumento al fine di vellutarla al meglio.
A tale punto verserai la salsa sovra il tartufo che  posto sovra il fegato grasso che  posto sovra il filetto che  posto sovra una fetta di pane che  posta sovra il piatto di portata.
Questa Cottura sar assai gradevole al palato specie s'essa non sia ingollata ma bens manducata con lentezza inquantoch prima digestio fit in ore, e del pari sommamente corroborante pel corpo massimamente se la Dama o il Cavaliere che abbian digi trabalzato la IV et avran disio di gustare quel che puotesi realizzare merc la successiva Ricetta d'una Cottura la quale adduce durevol eccitamento dei sensi i quali avran ragione della ratio medesima fintanto che non si pervenga di gran necessit a prolungata estasi che sia di carnale consolo e confortorio, ci  a quella che gli Antichi dicean esser la piccola morte.
 Ricetta n. 8
La Sublime Cottura di Filetto alla Gabetti
Al fine di realizzare al meglio la presente Ricetta terrai tali comportamenti.
In primis per una quantit pari a 15 libbre di Filetto alla Gabetti che vorrai presentare principierai col procurarti le seguenti spezie che son tanto necessarie quanto son d'agevole rinvenimento a breve distanza dal Palazzo Reale.
A tale fine ti recherai sotto i porticati della piazza cosiddetta del Castello nella bottega impiantata dal signor Antonio Benedetto Carpano.
Ivi te ne procaccerai nove: di semi di noce muscata 3 onze, di ramoscelli di cynnamomo 1 onza, d'infiorescenza d'indica cannabacea 7 onze, di semi di cardamomo 2 onze, di chiodi detti del garofalo 1 onza, di fungo mescal 4 onze, di rizoma di galanga 1 onza, di rizoma d'iride fiorentina 4 onze, di foglie di tanaceto 3 onze.
In secundis curerai di verificare assai che tali spezie sieno ben essiccate e per nulla muffite e poscia le pestellerai personalmente tutt'insieme con somma cura in acconcio mortajo fintanto ch'esse divengan al pari di polvere finissima e del pari non sieno pi distinguibili l'une coll'altre.
A tale punto provvederai a eseguire personalmente la Ricetta secondo i dettami di quella che precede questa e allorquando tu sia pervenuto nell'elaborazione laddove dicesi che terrai le tre padelle di cottura ancor al picciol foco e in esse aggiongerai un poco di vino di Marsala della miglior specie che mescerai coi fondi di cottura che andran addensati e posti in una sola padella, aggiongerai entro essa le nove spezie pestellate come sovra e porrai somma attenzione affinch le quantit delle spezie sieno rispettose della quantit enunciata di Cottura che vorrai presentare oppur proporzionali a essa.
Cocerai per non lungo tempo gl'ingredienti sovra esposti e addensatisi che sieno li passerai allo staccio di maglia finissima allo scopo d'ottenere una salsa densa e cremosa che scalderai al picciol foco e se del caso a essa aggiongerai vino di Marsala della miglior specie e farina di frumento al fine di vellutarla al meglio.
A tale punto verserai la salsa sovra il tartufo che  posto sovra il fegato grasso che  posto sovra il filetto che  posto sovra una fetta di pane che  posta sovra il piatto di portata.
E con malcelato orgoglio farai degustare questa afrodisiaca e ghiotta Cottura ai tuoi fortunati commensali buongustaj e a fronte della lor riconoscienza e delle lor congratulazioni oblierai tutta quanta la fatica ch'affrontasti per approntarla personalmente, non essendoti avvalso dell'ajuto altrui al fine d'impedire che i tuoi guatteri o chi per essi potesser carpirne la Ricetta al fine di farne lucroso mercimonio.
Tale Cottura risulter esser assai gradevole pel palato in specie se non sar ingollata ma manducata con quella riflessiva e compiacente lentezza che ben s'addice ai commensali buongustaj inquantoch prima digestio fit in ore, e del pari sommamente corroborante pel corpo secondo quanto enunciato nella Ricetta che precede questa.
 Ricetta n. 9
L'Ordinaria Cottura di Finanziera alla Benso
Pria ch'io divulghi la presente Ricetta son d'uopo talune brevi notazioni che vado a esporre concisamente, come da parte mia costumasi: multa paucis.
Essa fu approntata quale insolito piatto per un desinare a Corte al quale Sua Altezza Reale invit il Conte Camillo Filippo Paolo Giulio Benso, il Marchese Massimo Taparelli, il Conte Giuseppe Siccardi, il Conte Ermolao Asinari, l'Avvocato Angelo Brofferio, l'Avvocato Costantino Nigra, il Conte Ilarione Petitti di Roero e il Geografo Francesco Costantino Marmocchi ch'era in quel tempo esule dal Granducato di Toscana in Torino ove seguia l'approntamento a stampa del suo Dizionario di Geografia Universale.
Il Capo Cuoco e Pasticciere di Real Casa Giovanni Vialardi venne incaricato d'approntare cibo e desco e egli propose un servizio alla russa o all'ambig ma Sua Maest dissent e ingiunse che in lor vece necessitava un servizio a mano inquantoch nel corso del desinare si avea da parlare di argomenti sommamente importanti pel futuro del Regno e pertanto nella sala non avean da esservi altre orecchie che quelle dei sovra menzionati invitati e che inoltre il desinare non avea da esser sontuoso ma bens approntato in tal modo da non distogliere l'attenzione dei Commensali dai loro ragionamenti volti al benessere de' sudditi.
E Giovanni Vialardi mi comand d'eseguire una preparazione austera che s'adattasse alla gravit del momento e io meditai d'approntare quello che di pi austero e nel contempo ghiotto potesse esservi per una frugale mensa Reale, ovverosia un cibo in uso da tempo immemore nelle nostre terre ch'io avea appreso cucinar da mia Madre che, in ambascie di povert, l'eseguia con perizia e che noi si mangiava con gran gusto e che al presente nomasi Finanziera.
E stimai puranco esser opportuno il presentare pochi e semplici dolciumi e infra questi i bign di pasta choux e quale digestivo il Sublime Elixir di Latte di Capra, elaborati come da Ricetta n. 15 e come da Ricetta n. 16 della parte di questo Libro che s'occupa d'Elixir e in tale modo feci.
Approntato quanto occorrea pel servizio a mano, il Capo Cuoco e Pasticciere di Real Casa, io e sei valletti attendemmo a lungo nell'attigua sala del caff che Sua Altezza Reale e gl'illustri Commensali ivi si portassero per proseguire nei lor conciliaboli che in verit avean principiato a esser tenuti con voci squillanti al punto che esse oltrepassavano le serrate porte della salle  manger.
E in effetti s'udian provenire frizzi, lazzi e cachinni che s'affievoliron e taccuero solamente allorquando gli Avvocati Angelo Brofferio e Costantino Nigra che avean grande intonazione e timbro di voce principiarono a cantar sguajatamente canzoni del volgo delle quali io conoscea unicamente Maria Gioana e Maria Catlina e allorquando cantarono quest'ultima udimmo pure provenire un cadenzato rumor di scalpiccio, inequivocabil segno che gl'illustri Commensali stavan danzando la danza Monferrina.
Tutto d'un tratto il Geografo Francesco Costantino Marmocchi spalanc con furia inaspettata la porta della salle  manger, travolse i valletti e con fare allarmato s'approcci a Giovanni Vialardi dicendogli che fin al termine del desinare essi avean discettato amabilmente d'Iddio, della Patria e d'altro ancora ma che all'improvviso l'atmosfera era mutata.
E dissegli puranco che allorquando gl'altri Commensali principiaron a bere un niveo elixir ch'egli rifiut in quanto astemio, essi man mano mutarono d'umore, divenner facili al riso e al pianto, all'ira e alla serenit d'animo, all'odio e all'amore.
E gli rifer a mo' d'esempio che improvvisamente Sua Altezza Reale avea rimproverato l'Avvocato Brofferio d'aver assunto temp'addietro le difese di tale Gerolamo Ramorino che avea portato disgrazia il Padre Suo; che il Marchese Taparelli s'era intromesso dicendo ch'Egli avea avuto ben altro padre che l'allampanato Sovrano; che il Conte Benso avea rampognato Sua Maest per l'abituale frequentazione di baldracche e ch'era stato a sua volta rampognato dal Conte Asinari per tal costume; che il Conte Siccardi avea affermato che il Marchese Taparelli s'era guadagnato infra le Dame di Corte Sabauda l'appellativo di sporcaccione e tant'altre cose ancor, fintanto che l'Avvocato Brofferio e l'Avvocato Nigra, quest'ultimo ancor in lagrime per la sorte toccata all'elefante Fritz, avean principiato a cantar canzoni e pervenuti a tale punto i Commensali, da gentiluomini quali erano, avean posto termine al contenzioso infra di loro e avean principiato a danzare l'un coll'altro.
Al che il Capo Cuoco e Pasticciere di Real Casa Giovanni Vialardi rassicur il Geografo affermando che tali accadimenti eran usuali a Corte allorquando i Commensali libavano un'eccessiva anzich una modica quantit d'alcuni elixir.
Ma soggiunse che entro breve tempo ognun d'essi avrebbe assunto novellamente il suo ruolo e la cosa massimamente importante non era tanto ci che facean i potenti nelle lor stanze ma quella per la quale i sudditi non avesser giammai a saperlo e pertanto dubitare assai di coloro i quali per grazia d'Iddio e volont della Nazione dicean d'adoperarsi pel bene comune.
Sbiancai in volto udendo profferir tali incaute parole inquantoch nel medesimo istante era comparsa Sua Maest la qual era seguita dal Conte Benso e dagl'altri Commensali per recarsi alla sala del caff.
Passandoci innanzi il Conte afferm che giammai avea mangiato Finanziera s buona e completa e allor io decisi che questa Ricetta avrebbe portato il suo nome nel Ricettario ch'io volea dar alle stampe affinch Sua Altezza Reale potesse novellamente apprezzare nella sua interezza il lavoro di colui che era stato elevato al rango di Matre Ptissier et Confiseur Royal e a tale punto accadde che dei d che furon m'assalse il sovvenir.
Ma mentr'io ragionava di ci, Sua Maest guat a lungo negl'occhi Giovanni Vialardi e con irato volto atteggiato a sommo disprezzo dissegli che le parole da lui profferite e da Lui udite parean esser quelle pronunciate da un capo popolo anarchico al par di Carlo Pisacane e non quelle di un capo cuoco e che dovea esser punito e che pertanto sarebbe tornato a esser Ajutante Capo Cuoco e Pasticciere.
E il giorno appresso il Capo di Cucina di Real Casa Domenico Gromont fu il latore di un Regio Biglietto col quale si comandava che immantinentemente Giovanni Vialardi tornasse a esser quel ch'era stato e egli mi disse infra singhiozzi che digi meditava di abbandonare le Regie Cucine e io lacrimai con lui.
Ma il Lettore brama d'esser reso edotto circa una ricetta d'alta gastronomia e non delle sventure occorse a un Capo Cuoco e Pasticciere di Real Casa e a un Matre Ptissier et Confiseur Royal e pertanto al fine di poter eseguire tale Ricetta per tanti Commensali quanti furon quelli del servizio a mano appronterai personalmente gl'ingredienti che vado di seguito a elencare.
Di manzo: 2 libbre e 2 onze di collo, 1 libbra e 2 onze di cervella, idem di quegl'attributi che i villani gli fan dismetter per divenir bove, idem di filoni, idem di animelle, idem di filetto e idem di quante altre sue frattaglie edibili che potrai rinvenire.
Di gallo: 1 libbra e 2 onze di fegato, idem di quegl'attributi che i villani gli fa dismetter al fine di divenir cappone, idem di creste e bargigli e idem di precordi e di quante altre sue frattaglie edibili che potrai rinvenire.
E inoltre 3 onze di funghi porcini seccati e resuscitati in latte di vacca, 8 onze di butirro sovraffino di latte di vacca, 1 boccale di vino di Marsala della miglior specie, 1 quartino d'aceto di vino che sia nebbiolo, 2 onze di farina di frumento, 4 ova freschissime di gallina, 3 onze di quel formaggio di latte di vacca cosiddetto grana che non sia tardivo o vernengo e che avrai passato alla grattuggia e a piacer tuo noce muscata macinata, lauro, pepe di Cajenna macinato e sale.
Monderai con cura i precordi e tutte le frattaglie e li taglierai sia a fettine e sia a tocchetti secondo la lor natura e del pari farai tocchi col filetto.
Batterai alla lama di coltello il collo del manzo e con tale carne trita e l'ova e il formaggio e la noce muscata e il pepe di Cajenna macinato e il sale comporrai ballottine di dimensione pari a quella d'una noce di noce e che terrai d'un canto.
Poscia, in acconcia cuprea cazzarola entro cui farai spumeggiar mezzo peso del butirro unirai i tocchi di filetto e allorquando essi saran rostiti aggiongerai le fettine e i tocchetti di precordi e di frattaglie ch'avrai infarinato con la farina di frumento e terrai la cottura di questa Cottura per una dozzina di minuti e quinci aggiongerai il vino di Marsala e i funghi porcini ch'avrai strizzato e minuzzolato.
Lascerai al picciol foco questa Cottura per un'altra dozzina di minuti durante i quali preparerai un'altra Cottura in altra acconcia cuprea cazzarola ove porrai il restante butirro, lo farai spumeggiare e in esso cocerai al foco vivace le ballottine fintanto ch'esse sieno ben rostite.
Ora porrai le due Cotture in una sola cazzarola, tramenerai dolcemente e unirai aceto di vino nebbiolo e foglie di lauro e terrai la cazzarola al foco fintanto che s'innalzi il bollore e a tale punto la preparazione sar terminata e per essa potr esser impiegato il nome di Finanziera.
Questa Cottura sar assai gradevole al palato specie s'essa non sia ingollata ma bens manducata con lentezza inquantoch prima digestio fit in ore, e del pari sar sommamente corroborante pel corpo massimamente se la Dama o il Cavaliere che abbian trabalzato la IV et avran disio di gustare quanto puotesi realizzare merc la successiva Ricetta d'una Cottura la quale adduce durevol eccitamento dei sensi i quali avran ragione della ratio medesima fintanto che non si pervenga di gran necessit a prolungata estasi che sia di carnale consolo e confortorio, ci  a quella che gli Antichi dicean esser la piccola morte.
 Ricetta n. 10
La Sublime Cottura di Finanziera alla Benso
Al fine di realizzare al meglio la presente Ricetta terrai tali comportamenti.
In primis per una quantit che sia pari a 15 libbre di Finanziera che vorrai presentare principierai col procurarti personalmente le seguenti otto spezie che son d'agevole rinvenimento a breve distanza dal Palazzo Reale ovverosia sotto i porticati della piazza detta del Castello nella bottega impiantata dal signor Antonio Benedetto Carpano e ci : di ramoscelli di cynnamomo 1 onza, d'infiorescenza d'indica cannabacea 7 onze, di semi di cardamomo 2 onze, di chiodi detti del garofalo 1 onza, di fungo mescal 4 onze, di rizoma di galanga 1 onza, di rizoma d'iride fiorentina 4 onze, di foglie di tanaceto 3 onze.
In secundis curerai di verificare assai che tali spezie sieno ben essiccate e per nulla muffite.
Poscia le pestellerai personalmente tutt'insieme con somma cura in acconcio mortajo fintanto ch'esse divengan al pari di polvere finissima e del pari non sieno pi distinguibili l'une coll'altre.
A tale punto provvederai a eseguire personalmente la Ricetta secondo i dettami di quella che precede questa.
Pervenuto nell'elaborazione laddove dicesi che in acconcia cuprea cazzarola entro cui farai spumeggiar mezzo peso del butirro unirai i tocchi di filetto e allorquando essi saran rostiti aggiongerai le fettine e i tocchetti di precordi e di frattaglie ch'avrai infarinato con la farina di frumento e terrai la cottura di questa Cottura per una dozzina di minuti e quinci aggiongerai il vino di Marsala e i funghi porcini ch'avrai strizzato e minuzzolato, aggiongerai le otto spezie pestellate come sovra  stato descritto.
E sar tua somma cura il porre la necessaria e la massima attenzione affinch le quantit delle spezie sieno rispettose della quantit pocanzi enunciata di Finanziera che vorrai presentare ai commensali oppur proporzionali a essa.
Lascerai al picciol foco questa Cottura per un'altra dozzina di minuti durante i quali preparerai un'altra Cottura in altra acconcia cuprea cazzarola ove porrai il restante butirro, lo farai spumeggiare e in esso cocerai le ballottine al foco vivace fintanto ch'esse sieno ben rostite.
Ora porrai le due Cotture in una sola cazzarola, tramenerai dolcemente e unirai aceto di vino che sia nebbiolo e foglie di lauro e terrai la cazzarola al foco fintanto che s'innalzi il bollore e a tale punto la preparazione sar terminata e per essa potr esser impiegato il nome di Finanziera.
E con malcelato orgoglio farai degustare questa afrodisiaca e ghiotta Cottura ai tuoi fortunati commensali buongustaj e a fronte della lor riconoscienza e delle lor congratulazioni oblierai tutta quanta la fatica ch'affrontasti per approntarla personalmente, non essendoti avvalso dell'ajuto altrui al fine d'impedire saggiamente che i tuoi guatteri o chi per essi potesser carpirne la Ricetta al fine di farne lucroso mercimonio.
Tale Cottura risulter esser assai gradevole pel palato in specie se essa non sar ingollata ma verr manducata con quella riflessiva e compiacente lentezza che ben s'addice ai commensali buongustaj inquantoch prima digestio fit in ore, e del pari sar sommamente corroborante pel corpo secondo quanto  stato enunciato nella Ricetta che precede questa.
 Ricetta n. 11
L'Ordinaria Cottura di Trito di Manzo all'Asburgo
Pria d'esporre la presente Ricetta son d'uopo talune necessarie notazioni che vado a esporre con la concisione che m' propria.
Avvenne che la Principessa e poscia Imperatrice d'Austria ovverosia Sua Altezza Reale Maria Anna Carolina Pia di Savoia, esiliata in Praga e colta da nostalgia per la Corte in cui crebbe, decise di pervenire a Palazzo Reale con l'augusto Consorte l'Imperatore Ferdinando Carlo Leopoldo Giuseppe Francesco Marcellino di Asburgo e Lorena d'Austria anch'Egli esule e con molti Cortigiani anch'essi esuli e al seguito d'entrambi.
A tale notizia Sua Maest dispose che vuoi per l'Imperatrice, vuoi per l'Imperatore e vuoi per gli illustri Ospiti fosser organizzati fastosi festeggiamenti e puranco una battuta di caccia di cinque giorni di durata da tenersi alla Reale Palazzina di Caccia di Stupinigi.
E fece comandare al Capo Cuoco e Pasticciere di Real Casa Giovanni Vialardi d'organizzar le Salmerie Reali al Regio Campo Base e di curare i Carriaggi Reali e dispose puranco d'approntare panetti o qualsivoglia cibo simile a quello alla moda del Conte Giovanni Montagu in fatta tale che molteplici agili vivandieri cavallerizzi, galoppanti al seguito dei venatori potesser porger loro sostentamento di cibo e bevande qualora talun d'essi fosse stato colto d'appetenza e pertanto la potesse soddisfare senza dover far ritorno al Campo Base.
Saputa tal cosa, il Capo Cuoco e Pasticciere di Real Casa mi comand di realizzare un prt--manger che fosse consono ai desiderata di Sua Altezza Reale e io ne fui lusingato e mi posi all'opra e come mio costume espressi il meglio di me medesimo.
Reputando che sarebbe stata gran novit il riuscire a approntare un panatico e un companatico che non fosse imitazione d'altri, ne cogitai uno il quale parmi potesse esser realizzato con facilit appo le cucine delle Salmerie Reali e nel contempo esser ghiotto e leggero per lo stomaco di colui che deve ballonzolare per lungo tempo in sella a un destriero per inseguir le mute dei cani che a lor volta inseguon l'ambita preda e non intende perder tempo per discender d'arcione e far uso di stoviglie.
Esposi tale Ricetta al Capo Cuoco e Pasticciere di Real Casa Giovanni Vialardi il quale approv che fosse eseguita e pertanto io ne curai personalmente l'esecuzione.
Diedi perci rigorosissime disposizioni, ovverosia di come il mastro fornajo avesse da approntare un panetto soffice e sapido e di generosa mollica e di come il macellajo dovesse predisporre pel cuciniere delle Salmerie Reali una carne che fungesse da farcia pel panetto e che poscia cottura risultasse morbida, succulenta e d'agevole e presta digestione in quanto approntata come se essa fosse stata digi manducata.
E disposi altres che il panetto e la carne fosser allietati vuoi da corposo vino, vuoi da un dissetante Elixir di poco alcole e di mia fattura, ovverosia dal Sublime Elixir di Cola e di Coca della Ricetta n. 8 della parte di questo Libro che s'occupa d'Elixir.
Tale cibo suscit, com'io avea sperato, l'ammirato stupore dei Real cacciatori e del seguito tutto, e pi se ne facea e pi se ne mangiava e stante la gran calura ognuno avea disio di libare sia il mio ptillant Elixir, sia il vino che contenea ben pi alcole e forse fu per cagion sua o forse per suo merito che pel Regio Campo diffusesi grande allegrezza e ognuno s'abbandon a frizzi, a lazzi e a cachinni senza ritegno alcuno con un clamore che super di gran lunga i barriti dell'elefante Fritz il quale parea esser colto da gran timore per causa di quello che stava accadendo.
Tale vino che proviene dalle Regie Cantine  un vino di ammirevole qualit che la Marchesa Giulietta Francesca Vittorina Colbert Falletti produce col nome di nebbiolo in quel di Barolo con l'ausilio del Conte Luigi Oudart e del bibliotecario Silvio Pellico e che vien commerciato con gran lucro dal Conte Camillo Benso e libato in grande copia nei convivi della Real Casa e con grand'affanno dell'Economo di Palazzo.
A ogni buon conto, questo cibo veloce e entrambe queste bevande talmente piaccuero all'Imperatore di Asburgo e Lorena d'Austria che Costui vivamente complimentossi con Sua Altezza Reale che a Sua volta lod il Capo Cuoco e Pasticciere e mi fu riferito da persona di fiducia che gli confer Regio Brevetto di Commercio per eseguire tale panetto fuori delle mura del Regio Palazzo.
Giovanni Vialardi reput che fosse cortesia nei miei confronti ch'io potessi donare il nome a tale mia Ricetta nel Ricettario ch'io volea redigere da lunga pezza e io lo feci, appellandola Cottura di Trito di Manzo all'Asburgo da eseguirsi in duplice versione, ovverosia quella Ordinaria e quella Sublime.
Anch'egli per parte sua s'ispir al nome del casato dell'illustre Ospite e nom tale cibo veloce Panetto di Asburgo e questo fu poscia brevemente appellato a Corte e fuor d'essa come Asburgo o Asburger o Asburgher o Amburgher o Sburgher et cetera e divenne entro e fuori delle mura del Regio Palazzo il prt--manger prediletto sia da coloro i quali son massimamente affaccendati, sia da coloro i quali intendono interrompere il digiuno pomeridiano in special fatta giovini, nobili o plebei che sieno.
Ora vado a esporre come feci eseguire tale Ricetta dai guatteri delle Regie Salmerie e potrai eseguirla personalmente oppur farla eseguire o parimenti gustarla appo alcuni caf restaurants ch'ebbero dal Capo Cuoco e Pasticciere di Real Casa la licenza di somministrazione agl'avventori e egli trasse da tale faccenda gran guiderdone.
Per ottener quanto meno cinquecento panetti, che tanti furon quelli prodotti giornalmente alla battuta di caccia, comandai al mastro fornajo che fosser utilizzati tali ingredienti: di farina di frumento della miglior specie 137 libbre, di latte di vacca appena munto 2 brente e 17 boccali, di butirro sovraffino di latte di vacca 8 libbre e 1 onza, di sugna di majale non rancida 2 libbre e 8 onze, di zuccaro 5 libbre e 4 onze, di purissimo miele di favo il quale sia di preferenza quello sutto dalle laboriose api dal fior d'acacja 2 libbre e 8 onze, di quel lievito detto madre 2 libbre e 2 onze, di sale 2 libbre e 8 onze e di tanto bianco seme dell'indico sesamo da ricovrire al meglio la superficie dei panetti medesimi.
E gli comandai che la farina di frumento fosse posta in acconcio contenitore e che ivi fosse versato il latte di vacca pria intepidito e nel quale fosser stati previamente disciolti con somma cura quel lievito detto madre e il miele e gli dissi che poscia si avean d'aggiongere lo zuccaro, il sale, il butirro e la sugna e che l'impasto dovea esser lavorato vigorosamente da tanti guatteri quanti necessari fintanto ch'esso avesse cessato d'appiccicarsi alle mani e quinci fosse divenuto liscio, morbido e elastico similmente al gluteo d'un infante.
A tale punto volli che con tale impasto s'avesser da creare cinquanta sfere quanto pi simili infra di loro e che su ognuna d'esse dovesse esser inciso un taglio a croce, similmente al pane.
Poscia comandai che ognuna d'esse avesse da esser ricoperta con un acconcio telo che potea esser puranco canovaccio purch fosse lindo in quanto che l'igiene  l'ingrediente principe d'ogni preparazione e fosse umettato e che fosser poste a lievitare in loco tepido fino al raddoppio, per tanto tempo quanto necessario.
Infine volli che con ciascuna di dette sfere fosser confezionati dieci panetti che avesser da esser spennellati d'un velo di latte di vacca e spolverati di semi bianchi di indico sesamo e disposi che fosser lasciati riposare quanto meno due ore e infine posti al forno fintanto che divenissero dorati e morbidi nell'istesso tempo.
Quand'ebbi terminato col mastro fornajo, principiai col macellajo e gli comandai che fosser battute alla lama di coltello 250 libbre di polpa e di fusello di spalla di manzo, ovverosia di quella bestia che giammai potr giungere a divenir toro e neppur giunger a esser bove e che tale carne avesse da esser frolla al punto ottimale e con poco grasso e che il trito non risultasse poltiglioso.
Poscia disposi che colla carne trita venisser preparate cinquecento porzioni di 6 onze ognuna e che ciascuna d'esse fosse sapientemente impastata con sale, con pepe di Cajenna macinato, con sugo d'aglio e di cipolla e con un poco di salvia e che con ognuna di tali porzioni fosse costruito un disco di carne schiaccia che presentasse un diametro pari a quello d'un panetto tagliato alla sua met in modo orizzontale ci  in due parti esatte.
A tale punto volli che tali dischi di carne schiaccia fosser posti alla piastra rovente per tanto tempo quanto necessario per la lor cottura interna e al formarsi d'una crosta dorata all'esterno d'essi.
Infine comandai che ciascun panetto venisse farcito con un disco di carne cotto in tale fatta e che ogni panetto venisse avvolto in carta oleata e posto cogl'altri in capienti bisacce collocate sulla groppa di veloci destrieri cavalcati da agili vivandieri che seguitassero la battuta di caccia e rifocillassero eziandio di bevande i venatori secondo il loro disio.
La Cottura di Trito di Manzo all'Asburgo posta entro un panetto  assai gradevole al palato in special fatta s'essa non sar ingollata ma bens manducata con lentezza inquantoch prima digestio fit in ore, e del pari sommamente corroborante pel corpo e se la Cavallerizza e il Cavallerizzo che abbian trabalzato la IV et avran disio di degustare quanto puotesi realizzare merc la successiva Ricetta, della quale il Capo Cuoco e Pasticciere di Real Casa Giovanni Vialardi non detiene alcun Regio Brevetto di Commercio, ne trarrai gran rinomanza: trattasi d'un panetto farcito il quale adduce un durevol eccitamento dei sensi i quali avran ragione della ratio medesima fintanto che non pervengasi di gran necessit a prolungata estasi che sia di carnale consolo e confortorio, ci  a quella che gli Antichi dicean esser la piccola morte.
 Ricetta n. 12
La Sublime Cottura di Trito di Manzo all'Asburgo
Al fine di realizzare al meglio la presente Ricetta terrai tali comportamenti.
In primis per una quantit pari a 15 libbre di Trito di Manzo che vorrai porre in cottura principierai col procurarti le seguenti spezie che son d'agevole rinvenimento a breve distanza dal Palazzo Reale.
A tale fine ti recherai sotto porticati della piazza cosiddetta del Castello nella bottega impiantata dal signor Antonio Benedetto Carpano e ivi tu te ne procaccerai nove: di semi di noce muscata 3 onze, di ramoscelli di cynnamomo 1 onza, d'infiorescenza d'indica cannabacea 7 onze, di semi di cardamomo 2 onze, di chiodi detti del garofalo 1 onza, di fungo mescal 4 onze, di rizoma di galanga 1 onza, di rizoma d'iride fiorentina 4 onze, di foglie di tanaceto 3 onze.
In secundis curerai di verificare assai che tali spezie sieno ben essiccate e per nulla muffite e poscia le pestellerai personalmente tutt'insieme con somma cura in acconcio mortajo fintanto ch'esse divengan al pari di polvere finissima e del pari non sieno pi distinguibili l'une coll'altre.
A tale punto provvederai a eseguire personalmente la Ricetta secondo i dettami di quella che precede questa e pervenuto che tu sia nell'elaborazione laddove dicesi che le porzioni di carne trita han da esser di 6 onze e ch'ognuna d'esse sia sapientemente impastata con sale, con pepe di Cajenna macinato, con sugo d'aglio e di cipolla e con un poco di salvia, aggiongerai le nove spezie pestellate come sovra e porrai del pari somma attenzione affinch le quantit delle citate spezie sieno rispettose della quantit enunciata di Cottura che vorrai presentare ai tuoi commensali oppur proporzionali a essa.
Poscia, con ognuna di tali porzioni comporrai un disco di carne schiaccia che porrai alla piastra rovente per tanto tempo quanto necessario alla sua cottura interna e al formarsi d'una crosta dorata all'esterno.
Servirai la Cottura di Trito di Manzo all'Asburgo tale quale oppur che sia di farcia per panetti col sesamo bianco realizzati secondo i dettami della Ricetta che precede questa e quale libagione potrai offrire il Sublime Elixir di Cola e di Coca, dissetante e di poco alcole, che vien riportato alla Ricetta n. 8 della parte di questo Libro che s'occupa d'Elixir.
E con malcelato orgoglio farai degustare questa afrodisiaca e ghiotta Cottura e questo afrodisiaco Elixir ai tuoi fortunati commensali buongustaj e a fronte della lor riconoscienza oblierai tutta la fatica ch'affrontasti per approntarli personalmente, non essendoti avvalso dell'ajuto altrui al fine d'impedire che i tuoi guatteri o chi per essi potesser carpirne le Ricette e farne lucroso mercimonio.
Tale Cottura risulter esser assai gradevole pel palato in specie se non sar ingollata ma verr manducata con quella riflessiva e compiacente lentezza che ben s'addice ai commensali buongustaj inquantoch prima digestio fit in ore, e del pari essa sar sommamente corroborante pel corpo secondo quanto enunciato nella Ricetta che precede questa.
 Ricetta n. 13
L'Ordinaria Cottura d'Aquila Reale
 Ricetta n. 14
La Sublime Cottura d'Aquila Reale
 Ricetta n. 15
L'Ordinaria Cottura di Beccaccino
 Ricetta n. 16
La Sublime Cottura di Beccaccino
 Ricetta n. 17
L'Ordinaria Cottura di Fagiano
 Ricetta n. 18
La Sublime Cottura di Fagiano
 Ricetta n. 19
L'Ordinaria Cottura di Nibbio Reale
 Ricetta n. 20
La Sublime Cottura di Nibbio Reale
 Ricetta n. 21
L'Ordinaria Cottura d'Acciuga in Bagna Calda
Preliminarmente  d'uopo ch'io fornisca una breve descrizione di quel pesce che vien nomato acciuga inquantoch per questa Ricetta esso dev'esser utilizzato poscia ch' stato posto sotto sale e quinci deve esser riconosciuto dagl'altri a lui simili ma non eguali e pertanto di minor pregio e che son stati conservati in tale fatta e talvolta spacciati per esso dal commerciante mariuolo.
L'acciuga come tutti gl'altri esseri viventi che non sieno vegetali  dotata di bocca e la sua mascella inferiore  pi corta rispetto a quella superiore la qual cosa  invero singolare in ispecie per gli esseri aquatici che son pesci. 
Essa  di colore verde e azzurro, il ventre  argenteo come pure i due fianchi e lungo d'essi trovansi due linee marroni, una per ciascun fianco.
Pertanto al fine di eseguire al meglio questa Ricetta ti procurerai o farai in modo che ti sieno procurate acciughe le quali debbon esser quelle che son poste sotto sale e provengono dai Reali possedimenti di Nizza detta la Marittima ovverosia quelle spagniuole inquantoch esse son maggiormente carnose dell'altre e di assai miglior sapore rispetto a quelle della Via del Sale e ti procurerai o farai in modo che ti sieno procurati puranco teste d'aglio della miglior qualit e olio di olive sovraffino.
Dissalerai o farai dissalare l'acciughe nettandole con un panno che sia lindo in quanto che l'igiene  l'ingrediente principe d'ogni preparazione e in tale fatta che tolgasi la maggior salinit possibile e non le laverai punto come stoltamente talora vien fatto.
Poscia le priverai o le farai privare del capo, della coda e d'ogni loro interiora e le taglierai o le farai tagliare pel verso della lunghezza ottenendo in tal fatta due filetti per ciascun pesce.
Monderai o farai mondare l'aglio della sua ruvida pellecchia e taglierai o farai tagliare gli spicchi in fette quanto pi sottili sia possibile.
Per ciascun commensale che vorrai nutrire necessitano quanto meno 2 onze di filetti d'acciughe, 2 onze d'aglio affettato come pria detto e mezzo quartino d'olio di olive sovraffino e secondo tali proporzioni porrai o farai porre l'olio di olive e l'aglio in cupreo e largo pajolo che andr al picciolissimo foco in tale fatta che l'aglio non si frigga ma sia posto alla pi dolce cottura possibile e questa durer fintanto ch'esso disciolgasi perfettamente nel mentre che tramenerai pazientemente o farai tramenare l'intruglio.
Poscia porrai o farai porre le acciughe nel pajolo e nel mentre che tu tramenerai o farai tramenare il tutto, esse si discioglieranno in un battibaleno: a tal punto la cottura degl'ingredienti  terminata e pertanto porrai personalmente sul desco l'intingolo che permarr nel medesimo pajolo in cui cosse e sotto cui farai porre della bracia ardente in tale fatta che lo mantenga caldissimo ma non in cottura per tutta la durata del convivio.
Ecco servita la Cottura d'Acciuga in Bagna Calda che in tale fatta vien nomata inquantoch nel caldo intingolo han da essere bagnati tutti gli alimenti che seguono.
E in effetti, allorquando avrai portato sul desco l'intingolo, avrai digi approntato o fatto approntare e portato o fatto portare sul medesimo i cibi che vado a enumerare e fai in modo che essi sieno di copiosa quantit per ognun commensale il quale li tuffer nell'intingolo a piacer suo.
Essi son: cardi gobbi di Nizza nel Monferrato, in difetto cardi spadoni di Chieri, e pepperoni sia crudi, sia rostiti, sia conservati sotto aceto di vino nebbiolo e raspe d'uva, e topinambour, e cavoli verdi e rossi, e cuori d'insalata scarola e d'indivia, e porri freschi, e cipolle, e cipollotti, e barbabietole rosse cotte al forno, e cavoli e cavoli fiori allessati, e cipolle cotte al forno, e patate bianche allessate con la lor buccia, e pere madernasse, e mele cotognie, e fette di zucca e di polenta di farina di granturco cotte rostite o cotte fritte, e selleri, e finocchi, et cetera ovverosia tutto quanto tu riterrai possa esser mangiato di gusto bagnandolo profittevolmente nella Bagna Calda.
Allorquando i tuoi Commensali ti parranno sazi, nell'intingolo che residua, semmai ne sovravvanzer, porrai bastevoli torli d'ova freschissime di gallina e li tramenerai e quando si saran rappigliati al calor della bracia l'amalgama sar da assumersi con crostoni di pane che avrai fritto o fatto friggere vivacemente in butirro sovraffino di latte di vacca.
Questa Cottura risulter assai gradevole pel palato specie se non ingollata ma manducata con lentezza inquantoch prima digestio fit in ore, e sommamente corroborante pel corpo massimamente se la Dama o il Cavaliere che abbian trabalzato la IV et avran il disio di gustare quanto puotesi realizzare merc la successiva Ricetta d'una Cottura la quale adduce durevol eccitamento dei sensi i quali avran ragione della ratio medesima fintantoch non pervengasi di gran necessit a prolungata estasi che sia di carnale consolo e confortorio, ci  a quella che gli Antichi dicean esser la piccola morte.
 Ricetta n. 22
La Sublime Cottura d'Acciuga in Bagna Calda
Al fine di realizzare al meglio la presente Ricetta terrai tali comportamenti.
In primis per una quantit che sia pari a 15 libbre di Bagna Calda che vorrai presentare, principierai col procurarti personalmente le seguenti spezie che son d'agevole rinvenimento a breve distanza dal Palazzo Reale.
A tale fine ti recherai sotto i porticati della piazza cosiddetta del Castello nella bottega impiantata dal signor Antonio Benedetto Carpano.
Ivi te ne procaccerai nove: di semi di noce muscata 3 onze, di ramoscelli di cynnamomo 1 onza, d'infiorescenza d'indica cannabacea 7 onze, di semi di cardamomo 2 onze, di chiodi detti del garofalo 1 onza, di fungo mescal 4 onze, di rizoma di galanga 1 onza, di rizoma d'iride fiorentina 4 onze, di foglie di tanaceto 3 onze.
In secundis curerai di verificare assai che tali spezie sieno ben essiccate e non muffite.
Poscia le pestellerai personalmente tutt'insieme con somma cura in acconcio mortajo fintanto ch'esse divengan al pari di polvere finissima e del pari non sieno pi distinguibili l'une coll'altre.
A tale punto provvederai a eseguire personalmente la Ricetta secondo i dettami di quella che precede questa e pervenuto nella sua elaborazione laddove dicesi che poscia porrai o farai porre le acciughe nel pajolo, aggiongerai le nove spezie pestellate come sovra, ponendo somma attenzione affinch le quantit delle spezie sieno rispettose della quantit enunciata di Cottura che vorrai presentar oppur proporzionali a essa.
Tramenerai le spezie coll'acciughe e vedrai che esse si discioglieranno in un baleno e a tale punto la cottura degl'ingredienti  terminata e pertanto porrai sul desco l'intingolo che avr da permanere nel medesimo pajolo in cui cosse e al disotto del quale porrai della bracia ardente in tal fatta che lo mantenga al picciolissimo foco per tutta la durata del convivio.
Ecco servita la Cottura d'Acciuga in Bagna Calda che in tale fatta vien nomata inquantoch in tale intingolo caldo ha da bagnarsi una copiosa quantit di alimenti.
Infatti allorquando tu avrai presentato sul desco l'intingolo, avrai digi diligentemente approntato e portato sul medesimo i cibi che vado a enumerare e che sien come detto di copiosa quantit per ogni commensale e che andran tuffati nell'intingolo a piacer di ciascuno d'essi.
Essi son: cardi gobbi di Nizza nel Monferrato, in difetto cardi spadoni di Chieri, e pepperoni sia crudi, sia rostiti, sia conservati sotto aceto di vino nebbiolo, e raspe d'uva, e topinambour, e cavoli verdi e rossi, e cuori d'insalata scarola e d'indivia, e porri freschi, e cipolle, e cipollotti, e barbabietole rosse cotte al forno, e cavoli e cavoli fiori allessati, e cipolle cotte al forno, e patate bianche allessate con la lor buccia, e pere madernasse, e mele cotognie, e fette di zucca e di polenta di farina di granturco cotte rostite o cotte fritte, e selleri, e finocchi, et cetera ovverosia tutto quanto tu riterrai possa esser mangiato di gusto bagnandolo nella Bagna Calda.
Allorquando i tuoi Commensali ti parranno sazi ma non ancor satolli, nell'intingolo che residua porrai bastevoli torli d'ova freschissime di gallina e li tramenerai e quando si saran rappigliati al calor della bracia otterrai un amalgama degl'ingredienti che sar da assumersi con crostoni di pane che avrai fritto vivacemente in butirro sovraffino di latte di vacca.
E con malcelato orgoglio farai degustare questa afrodisiaca e ghiotta Cottura ai tuoi fortunati commensali buongustaj e a fronte della lor riconoscienza e delle lor congratulazioni oblierai tutta quanta la fatica ch'affrontasti per approntarla personalmente, non essendoti avvalso dell'ajuto altrui al fine d'impedire che i tuoi guatteri o chi per essi potesser carpirne la Ricetta al fine di farne un lucroso mercimonio.
Tale Cottura risulter esser assai gradevole pel palato in specie se non ingollata ma manducata con quella riflessiva e compiacente lentezza che ben s'addice ai commensali buongustaj inquantoch prima digestio fit in ore, e del pari sommamente corroborante pel corpo secondo quanto  stato enunciato nella Ricetta che precede questa.
 Ricetta n. 23
L'Ordinaria Cottura di Carpa
 Ricetta n. 24
La Sublime Cottura di Carpa
 Ricetta n. 25
L'Ordinaria Cottura di Luccio
Preliminarmente fornisco una breve descrizione di tale pesce inquantoch esso deve esser utilizzato quanto pria poscia ch'esso  stato tratto dall'aqua e inoltre non ha da esser confuso con altre specie simiglianti che allignano nel fiume Po o in altre aque non salmastre.
Inoltre  da preferirsi quello che vive nell'aque correnti e non in quelle che ristagnano.
Quello che sguazza in aque ferme ha pellecchia oscura mentre l'altro ha il dorso di color verdastro e il ventre di color bianco argenteo e  di gran lunga il pi atto da sottoporre a cottura.
Come la pi parte degl'esseri viventi che non sieno vegetali puranco tale pesce  dotato di bocca e questa  fornita di moltissimi denti, taluni poco visibili e puote aver una lunghezza d'oltre 2 piedi e puote esser di peso di gran lunga superiore alle 50 libbre specie se femmina e ha testa grande rispetto al corpo il quale  di forma lunga e schiaccia.
Dicon ch'esso si nutra solo d'altri pesci e che forse a cagion di ci la sua carne s'appalesa assai delicata al gusto; il corpo  fornito di molte lische e affinch riesca agevole il toglierle  d'uopo porre a cottura lucci che sieno d'almeno 7 libbre.
Infine, oltre che delle lische e di quanto andr di poi a illustrare  cosa buona e giusta il toglier gl'organi di riproduzione sia del pesce maschio sia del pesce femmina inquantoch tali parti della bestia han mostrato d'avere un effetto dirompente che risulta sommamente risolutivo per la costipazione dello stomaco e non per quella del naso.
Pertanto qualora fosse d'uopo purificare il corpo e son mal'accetti i serviziali, la Dama o il Cavaliere ne potran fare uso previa cottura ma  altres d'uopo il sapere che occorrer esser molto lesti nell'abbandonare il desco ai primi sintomi.
A ogni buon conto ti procurerai o farai in modo che ti sia procurato un luccio appena pescato che sia d'almeno 7 libbre e avutolo, tu raschierai o farai raschiare le scaglie con acconcia lama, lo priverai o lo farai privare di pinne, testa, coda, interiora e quante pi lische possibili e lo dividerai o lo farai dividere in quattro tozzi che saran bastevoli per due commensali, in modo tale che ciascheduno ne abbia due tozzi.
Poscia agirai personalmente.
Spellecchierai ciascun tozzo di pesce e in luogo della sua pellecchia l'avvilupperai con sottili fette di lardone di majale detto della vena che condirai di sale e di pepe di Cajenna macinato e che fermerai con la ficelle de cuisine.
Ora sar tempo di preparar un battuto d'aglio, di cipolla, di sellero e di carota che sia proporzionale a quanti tozzi avrai approntato e porrai il battuto in acconcia cuprea cazzarola ove siavi dell'olio di olive sovraffino e porterai il tutto a friggere con lentezza al dolce foco.
Allorquando gl'ingredienti principieranno a prender colore, aggiongerai del sugo di pomidoro che sia di ristretta fattura e che non deve giammai mancar nella dispensa e se non l'hai, l'avrai pria preparato e attenderai il bollore dell'intingolo e lo restringerai con butirro sovraffino di latte di vacca priamente ammorbidito e infarinato di farina di frumento e d'esso ne userai quanto necessita.
A tal punto porrai i tozzi di luccio in cuprea cazzarola che andr posta al foco vivace fintanto che le fette del lardone della vena divengan trasparenti e nel contempo passerai allo staccio di maglia fine l'intingolo che verserai sovra i tozzi di luccio che ora avran da sobbollire lentamente in esso fintanto che sieno cotti.
Cotti che sieno, li poserai s'un piatto di portata, porrai nell'intingolo del vino di Marsala della miglior specie, tramenerai velocemente il tutto e con esso covrirai i tozzi di luccio.
Questa Cottura risulter assai gradevole al palato specie s'essa non sia ingollata ma bens manducata con lentezza inquantoch prima digestio fit in ore, e del pari sar sommamente corroborante pel corpo massimamente se la Dama o il Cavaliere che abbian trabalzato la IV et avran disio di gustare quanto puotesi realizzare merc la successiva Ricetta d'una Cottura la quale adduce durevol eccitamento dei sensi i quali avran ragione della ratio medesima fintanto che non si pervenga di gran necessit a prolungata estasi che sia di carnale consolo e confortorio, ci  a quella che gli Antichi dicean esser la piccola morte.
 Ricetta n. 26
La Sublime Cottura di Luccio
Al fine di realizzare al meglio la presente Ricetta terrai tali comportamenti.
In primis per una quantit pari a 15 libbre di tozzi di luccio che vorrai presentare principierai col procurarti personalmente le seguenti nove spezie che son d'agevole rinvenimento a breve distanza dal Palazzo Reale ovverosia sotto i porticati della piazza detta del Castello nella bottega impiantata dal signor Antonio Benedetto Carpano: di semi di noce muscata 3 onze, di ramoscelli di cynnamomo 1 onza, d'infiorescenza d'indica cannabacea 7 onze, di semi di cardamomo 2 onze, di chiodi detti del garofalo 1 onza, di fungo mescal 4 onze, di rizoma di galanga 1 onza, di rizoma d'iride fiorentina 4 onze, di foglie di tanaceto 3 onze.
In secundis curerai di verificare assai che tali spezie sieno ben essiccate e per nulla muffite e poscia le pestellerai personalmente tutt'insieme con somma attenzione in un acconcio mortajo fintanto ch'esse divengan al pari di polvere finissima e del pari non sieno pi distinguibili l'une coll'altre.
A tale punto provvederai a eseguire la Ricetta secondo i dettami di quella che precede questa e pervenuto che sia nell'elaborazione laddove dicesi che allorquando gl'ingredienti principieranno a prender colore, aggiongerai del sugo di pomidoro di ristretta fattura, aggiongerai le nove spezie pestellate come sovra e porrai somma cura affinch le quantit delle spezie sieno rispettose della quantit enunciata di tozzi di luccio che vorrai presentar sul desco oppur proporzionali a essa.
Poscia attenderai il bollore e restringerai l'intingolo con tanto butirro sovraffino di latte di vacca che sia ammorbidito e infarinato di farina di frumento e d'esso ne userai quanto necessita.
A tale punto porrai i tozzi di luccio in una cuprea cazzarola che andr al foco vivace fintanto che le fette del lardone della vena divengan trasparenti e nel contempo passerai allo staccio di maglia fine l'intingolo col quale covrirai i tozzi di luccio che avran da sobbollire lentamente in esso fintanto che sieno cotti.
Cotti che sieno, li poserai s'un piatto di portata, porrai nell'intingolo del vino di Marsala della miglior specie, tramenerai velocemente e con esso covrirai i tozzi di luccio.
E con malcelato orgoglio farai degustare questa afrodisiaca e ghiotta Cottura ai tuoi fortunati commensali buongustaj e a fronte della lor riconoscienza oblierai tutta quanta la fatica ch'affrontasti per approntarla personalmente, non essendoti avvalso dell'ajuto altrui al fine d'impedire che i tuoi guatteri o chi per essi potesser carpirne la Ricetta al fine di farne lucroso mercimonio.
Tale Cottura risulter esser assai gradevole pel palato in specie se essa non sar ingollata ma verr manducata con quella riflessiva e compiacente lentezza che ben s'addice ai commensali buongustaj inquantoch prima digestio fit in ore, e essa sar del pari sommamente corroborante pel corpo secondo quanto enunciato nella Ricetta che precede questa.
 Ricetta n. 27
L'Ordinaria Cottura di Merluzzo
Per questa Ricetta potrai far uso indifferentemente sia di merluzzo, sia di baccal, sia di stoccafisso inquantoch il baccal altri non  che il merluzzo che vien conservato sotto il sale e lo stoccafisso altri non  che il merluzzo che vien conservato per mezzo del suo essiccamento.
In ogni caso si tratter della carne del medesimo pesce e dico carne poich come la maggior parte degl'esseri viventi che non sieno vegetali puranco il pesce  dotato di occhi, bocca, nari, core, fegato, sangue et cetera che son tutti rattenuti dalla carne e talor puranco dalle squame e nessuno dei massimi pensatori comprende perch chi vuol astenersi dal mangiar carne nei giorni cosiddetti di magro mangia carne di pesce che sempre carne .
A ogni buon conto, nell'approntare tale Ricetta tu agirai personalmente e se avrai merluzzo fresco l'userai tale quale e se per contro avrai baccal, al fine di dissalare la carne lo porrai in purissima aqua di fonte fluente per almeno tre giorni consecutivi a se medesimi oppure in acconcio bacile colmo di purissima aqua di fonte per analogo tempo e in tale caso l'aqua ha da esser mutata con gran frequenza e puranco durante la notte in tal fatta che i mutamenti sieno quanto meno una dozzina.
Trascorsi i tre giorni sar d'uopo l'assaggiare a crudo la carne del merluzzo al fine di verificare ch'essa non sia pi salata e pertanto agevolmente commestibile poscia averla posta a cottura.
Se da ultimo, in luogo dei due precedenti alimenti avrai stoccafisso lo porrai in acconcio bacile colmo di purissima aqua di fonte ma non sar d'uopo il mutar l'aqua durante la notte inquantoch la carne non  salata ma deve solo sugger aqua per perder la secchezza che  dovuta alla perdita dell'aqua medesima e in tale caso l'aqua ha da esser mutata mezza dozzina di fiate pro die ovvero 6.
Nei tre casi sar d'uopo che tu tolga la pellecchia che covre la carne del pesce con l'ausilio della lama affilatissima d'un coltello e sar pure d'uopo lo svellere quante pi spine sia possibile affinch i commensali non ne trovino alcune nel boccone e non debban farne disdicevole sputacchio.
Per ciascun commensale necessitano 15 onze di merluzzo, oppur di baccal o di stoccafisso che sieno stati trattati coll'aqua, e t'occorreranno pure 2 quartini di latte di vacca munto da pochissimo tempo, i filetti di 2 acciughe ottenuti cos come vien insegnato nella Ricetta n. 21 che precede questa, 1 spicchio d'aglio spellecchiato, 1 quartino di olio di olive sovraffino e sale e pepe di Cajenna macinato e petrosemolo trito a piacer tuo.
Se in luogo di merluzzo avrai baccal o stoccafisso curerai che l'uno o l'altro sieno ben gocciolati e poscia l'asciutterai con un panno che sia lindo in quanto che l'igiene  l'ingrediente principe d'ogni preparazione, com'ebbi a dir pria e dir poscia.
Verserai il latte di vacca in acconcio cupreo pajolo che porrai al picciol foco e allorquando il latte di vacca avr preso il bollore v'immergerai la carne del pesce prescelto e ivi lo lascerai per mezza ora al tenue bollore e a pajolo coperto eseguendo la cottura che nomasi potacchio o potaggio.
A tale punto toglierai il pesce dal latte di vacca e lo porrai sovra un colatojo e attenderai ch'esso siasi asciuttato e allorquando lo sar l'accomoderai in un acconcio mortajo ove aggiongerai gl'altri ingredienti eccetto il latte di vacca.
Poscia ti avvarrai dell'ausilio altrui e farai pestellare il tutto fintanto ch'esso divenga cremoso, la qual cosa abbisogner di non men di tre ore e non pi di sette e alla bisogna aggiongerai o farai aggiongere il latte di vacca di cottura e farai tramenare il tutto con vigore e allorquando diverr mousseux lo spalmerai personalmente su crostoni di polenta di farina di granturco che avrai precedentemente grillato e se per azzardo vedrai spine, le toglierai.
Questa Cottura sar assai gradevole al palato in specie s'essa non sia ingollata ma bens manducata con lentezza inquantoch prima digestio fit in ore, e del pari sommamente corroborante pel corpo massimamente se la Dama o il Cavaliere che abbian trabalzato la IV et avran disio di gustare quanto puotesi realizzare merc la successiva Ricetta d'una Cottura la quale adduce durevol eccitamento dei sensi i quali avran ragione della ratio medesima fintanto che non pervengasi di gran necessit a prolungata estasi che sia di carnale consolo e confortorio, ci  a quella che gli Antichi dicean esser la piccola morte.
 Ricetta n. 28
La Sublime Cottura di Merluzzo
Al fine di realizzare al meglio la presente Ricetta terrai tali comportamenti.
In primis per una quantit pari a 15 libbre di merluzzo o di baccal o di stoccafisso che vorrai presentare principierai col procurarti personalmente le seguenti nove spezie che son d'agevole rinvenimento a breve distanza dal Palazzo Reale ovverosia sotto i porticati della piazza detta del Castello nella bottega impiantata dal signor Antonio Benedetto Carpano.
Di semi di noce muscata 3 onze, di ramoscelli di cynnamomo 1 onza, d'infiorescenza d'indica cannabacea 7 onze, di semi di cardamomo 2 onze, di chiodi detti del garofalo 1 onza, di fungo mescal 4 onze, di rizoma di galanga 1 onza, di rizoma d'iride fiorentina 4 onze, di foglie di tanaceto 3 onze.
In secundis curerai di verificare assai che tali spezie sieno ben essiccate e non muffite e poscia le pestellerai personalmente tutt'insieme con somma attenzione in un acconcio mortajo fintanto ch'esse divengan al pari di polvere finissima e del pari non sieno pi distinguibili l'une coll'altre.
A tale punto provvederai a eseguire personalmente la Ricetta secondo i dettami di quella che precede questa.
Allorquando sarai pervenuto nell'elaborazione laddove dicesi che toglierai il pesce dal latte di vacca e lo porrai sovra un colatojo e attenderai ch'esso siasi asciuttato e allorquando lo sar l'accomoderai in un acconcio mortajo ove aggiongerai gl'altri ingredienti tranne il latte di vacca, aggiongerai le nove spezie pestellate come sovra.
Nel contempo porrai somma cura affinch le quantit delle spezie impiegate sieno rispettose della quantit pria enunciata di merluzzo o di baccal o di stoccafisso che vorrai presentare oppur proporzionali a essa.
Poscia pestellarai il tutto fintanto ch'esso divenga cremoso, la quale cosa abbisogner di non men di tre ore e non pi di sette e al bisogno aggiongerai il latte di vacca di cottura e tramenerai il tutto con vigore e allorquando diverr mousseux lo spalmerai su crostoni di polenta di farina di granturco che avrai precedentemente grillato e se per azzardo vedrai spine, le toglierai.
E con malcelato orgoglio farai degustare questa afrodisiaca e ghiotta Cottura ai tuoi fortunati commensali buongustaj e a fronte della lor riconoscienza oblierai tutta quanta la fatica ch'affrontasti per approntarla personalmente, non essendoti avvalso dell'ajuto altrui al fine d'impedire che i tuoi guatteri o chi per essi potesser carpirne la Ricetta al fine di farne lucroso mercimonio.
Tale Cottura risulter esser assai gradevole pel palato in specie se non sar ingollata ma manducata con quella riflessiva e compiacente lentezza che ben s'addice ai commensali buongustaj inquantoch prima digestio fit in ore, e del pari sommamente corroborante pel corpo secondo quanto  stato enunciato nella Ricetta che precede questa.
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Ricetta n. 29. L'Ordinaria Cottura di Rana.
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Ricetta n. 30. La Sublime Cottura di Rana.
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Ricetta n. 31. L'Ordinaria Cottura di Testuggine.
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Ricetta n. 32. La Sublime Cottura di Testuggine.
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Ricetta n. 33. L'Ordinaria Cottura di Bodino.
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Puranco s'io son in grado di realizzarne a josa, qui scriver di soli quattro bianco mangiare che sono simbol di purezza e d'ascetismo nel modo di nutrire il corpo e che talora convien presentare sul desco inquantoch per lor natura saziano lo stomaco e pertanto riducono la smodata assunzione di quelle preparazioni che richiedono la cottura delle carni d'animali di terra, d'aria e d'aqua e che donano soverchio calore al corpo e l'infiammano eccessivamente puranco se omnia munda mundis.
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A tale fine il bianco mangiare o blanche mangieri, o balmagier, o bramagre che dir si voglia  stato introdotto nei banchetti di Corte da lungo tempo e il Capo Cuoco e Pasticciere di Real Casa Giovanni Vialardi ebbe a ispirarsi dagli scritti di Mariantonio Carme per la loro realizzazione, eccezion fatta per le successive Ricette che son opera mia e la cui versione volutamente discostasi dall'originario color bianco al fine di smorzare l'immagine di smodato ascetismo come risulter qualora vogliansi approntare sia la Ricetta che segue questa che vado a esporre, sia la successiva e la seguitante a essa.
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Questo bianco mangiare vien servito alla fine del convivio e perci se pria s' mangiato in eccesso esso perder il suo scopo originario, ma esso  talmente ghiotto e nel contempo moderatamente nutriente che il presentarlo otterr il plauso dei commensali e non l'ingaglioffer ulteriormente.
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Pertanto ti procurerai o farai in modo che ti sieno procurate mandorle della miglior specie, sia fresche sia secche e nel primo caso esse saran private solo del guscio mentre nel secondo  puranco d'uopo porre il seme a bagno in purissima aqua di fonte affinch'esso non sia pi disseccato.
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Poscia porrai o farai porre le mandorle in purissima aqua bollente di fonte, la quale cosa agevola il privarle della pellecchia della quale le priverai o le farai privare e ci fatto le pisterai o le farai pistare al mortajo e porrai personalmente il pastone in acconcia cuprea cazzarola e lo sommergerai di purissima aqua di fonte e ivi lo lascerai riposare quanto meno per quindici ore trascorse le quali filtrerai la pozione con un lindo panno che sia canovaccio, al fine che la pasta di mandorle goccioli dell'aqua di cui venne intrisa.
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Terminata la colatura farai strizzare il canovaccio da due nerboruti famigli.
L'un terr un capo e l'altro, l'altro e avvoltoleranno con forza i due capi girando l'estremit l'una da una parte e l'altra dall'altra e ottenendo in tale fatta il gocciolio del latte delle mandorle che sar accolto in apposito bacile e che servir alla preparazione del Bodino.
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E scrivo scientemente bodino e non budino affinch questa Ricetta non abbia a confondersi con quella del budino bianco o boudin blanc che trattasi d'una preparazione di carne, core e fegato di majale e d'altri ingredienti, la quale cosa null'attiene col cibo detto bianco mangiare, anzi l'offende.
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Per ciascun commensale terrai queste quantit che son quelle equivalenti per approntare una porzione, ovverosia 2 quartini di latte delle mandorle, 3 onze di zuccaro e 4 torli d'ova freschissime di gallina.
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Siccome si principia a far sanbajonne, tramenerai o farai tramenare i torli e lo zuccaro in un acconcio cupreo pajolo fintanto che l'amalgama principii a incorporar dell'aria e questa erutti in bolle e pervenuto a tal punto verserai personalmente il latte delle mandorle e tramenerai senz'affanno alcuno siccome s'usa per approntare mayonnaise al fine d'ottenere un soffice preparato.
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Ora porrai o farai porre il pajolo entro un altro pajolo eziandio non cupreo in cui siavi dell'aqua che porrai o farai porre al picciol foco e che perverr al moderato bollore per praticar quel moderato tipo di cottura che nomasi bagno Maria.
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Allorquando e sempre tramenando personalmente avrai ottenuto una densa crema, la verserai entro coppe di cristallo ove dovr raffrescarsi e pertanto coagulare per esser poscia offerta ai commensali.
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Tale bianco mangiare risulter esser copiosamente gradevole pel palato, specie se non ingollato ma sutto con lentezza e del pari sar sommamente corroborante pel corpo massimamente se la Dama o il Cavaliere che abbian trabalzato la IV et avran disio di gustare quanto puotesi realizzare merc la successiva Ricetta d'un Bodino il quale adduce un durevol eccitamento dei sensi i quali avran ragione della ratio medesima fintanto che non pervengasi di gran necessit a prolungata estasi che sia di carnale consolo e confortorio, ci  a quella che gli Antichi dicean esser la piccola morte.
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Ricetta n. 34. La Sublime Cottura di Bodino.
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Al fine di realizzare al meglio la presente Ricetta terrai tali comportamenti.
In primis per una quantit pari a 15 libbre di Bodino che vorrai presentare provvederai a realizzare la Ricetta n. 16 della parte di questo Libro che tratta d'Elixir e appronterai pertanto 12 pinte e 1 boccale di Sublime Elixir di Latte di Capra.
In secundis ti procurerai 6 libbre e 3 onze di zuccaro e otto dozzine di torli d'ova freschissime di gallina e con tali elementi  d'uopo che tu principi a far sanbajonne.
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Pertanto tramenerai di buona lena i torli congiuntamente con lo zuccaro entro un acconcio cupreo pajolo fintanto che l'amalgama principii a incorporar dell'aria e questa erutti in bolle sulla superficie.
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A tale punto verserai con lentezza il Sublime Elixir di Latte di Capra e tramenerai senz'affanno alcuno siccome s'usa per approntare mayonnaise al fine d'ottenere un soffice preparato.
Ora porrai il pajolo entro un altro pajolo eziandio non cupreo in cui siavi dell'aqua che porrai al picciol foco e che perverr al moderato bollore al fine di praticar quel moderato tipo di cottura che nomasi bagno Maria.
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Allorquando e sempre tramenando otterrai una densa crema, la verserai in coppe di cristallo ove dovr raffrescarsi e pertanto coagulare per esser poscia offerta ai commensali.
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E con malcelato orgoglio farai degustare tale afrodisiaca e ghiotta Cottura ai tuoi fortunati commensali buongustaj e a fronte delle lor congratulazioni oblierai tutta quanta la fatica ch'affrontasti per approntarla personalmente, non essendoti tu avvalso dell'ajuto altrui al fine d'impedire che i tuoi guatteri o chi per essi potesser carpirne la Ricetta al fine di farne lucroso mercimonio.
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Tale Cottura risulter esser assai gradevole pel palato di chiccessia in specie se non sar ingollata ma verr sutta con quella riflessiva e compiacente lentezza che ben s'addice ai commensali buongustaj inquantoch prima digestio fit in ore, e del pari sar sommamente corroborante pel corpo secondo quanto enunciato nella Ricetta che precede questa.
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Ricetta n. 35. L'Ordinaria Cottura di Pizza Ludovica.
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Pria d'esporre la presente Ricetta son d'uopo talune brevi ma necessarie notazioni che m'approccio a esporre concisamente com' mio costume.
Essa fu creata in onore della Principessa Ludovica Teresa Maria Clotilde di Savoia e rimembro come se fosse jeri allorquando la Primogenita di Lor Altezze Reali vide la luce e del pari rimembro quanti e quali festeggiamenti furon tenuti a Palazzo in occasione del lieto evento e quanti e quali cibi e bevande furon approntati sotto il vigile guardo del Capo di Cucina di Real Casa e del suo Ajutante Giovanni Vialardi per festeggiar l'evento.
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La Principessa naccue il giorno 2 del mese di marzo dell'anno 1843 e io a quel tempo era ancor guattero, sibbene digi nelle simpatie del Capo di Cucina in quanto persona dotta, precisa e puntuale, di lindo e gradevole aspetto, pulita, capace, sobria, devota, laboriosa, timorata d'Iddio, oculata e altres di sana e robusta complessione.
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Ma qui s'ha da parlar di Lei e non di me.
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Fin da infanta Ella mostr grande inclinazione e trasporto e smodato amore per la dottrina Cattolica e le diuturne letture che le facea il Cappellano di Corte il Monsignore Valerio Anzino, specie degli scritti dei Padri della Chiesa infra i quali Luigi Bourdaloue, Giovanni Croiset e Giovan Battista Massillon, furon mirabilmente propedeutiche per l'assunzione entro se medesima del Corpo Mistico di nostro Signore Ges Cristo transustanziato in Ostia e tal cosa avvenne nel sacro rito della Prima Comunione la quale si tenne nel giorno 11 del mese di giugno dell'anno 1853 nella Reale Cappella del Castello di Stupinigi, officiante il Monsignore Andrea Charvaz.
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Il giorno susseguente la Principessina annunzi radiosa alla sua femme de chambre che l'Arcangelo Gabriele era apparsole in sogno e che Le avea disvelato il mistero della transustanziazione e che pertanto Ella non potea aver altro cibo che l'Ostia.
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A nulla valsero i ragionamenti che Le fecero le Altezze Reali e i precettori e in breve lasso di tempo Ella deper a tal punto che dovette prender il letto e a nulla serv il consulto di preclari medici e neppur l'ammannirle qualsivoglia ghiotto manicaretto: Ella volea cibarsi unicamente di Ostie le quali come ogni buon Cristiano sa son di massimo sostentamento per l'anima ma di picciol nutrimento pel corpo in quanto han da essere assunte solo dopo il digiuno eucaristico e sutte e non manducate.
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Grande era la disperazione di Sua Maest, ormai dimentico delle grazie della fulgida Adelaide Ristori della Drammatica Compagnia Sabauda e pur quella del Capo di Cucina e dell'Ajutante Capo Cuoco e Pasticciere Giovanni Vialardi che temeano il Regio biasimo per la loro incapacit nel vellicare l'appetito dell'ormai magerrima Principessina.
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Essi pertanto mi si rivolsero incitandomi a reperire quella soluzione che essi non eran stati in grado di rinvenire e io poscia lunga e profonda meditazione cogitai che potea esser d'ausilio ch'io m'adoperassi per approntare un cibo simile a quello bramato e pertanto mi posi all'opra e cossi al forno, al pari di come si  usi produrre il pane, alquanti dischetti di pasta lievita azzima ch'eran tanto grandi quanto  grande un'Ostia e pertanto la sua apparenza.
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Tale bianco mangiare venne offerto alla Principessina e il Monsignore Charvaz lo bened mentr'Ella giacea esangue sovra il letto, incipiente catafalco.
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Ella ingoll con riluttanza il primo dischetto e poscia con titubanza il secondo e poscia con appetenza il terzo fintanto che pervenne a consumarne, l'un di seguito all'altro, oltre una dozzina.
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Tronfio pel successo ottenuto, il giorno seguente principiai a porre del sale sul dischetto e quello successivo un poco di condimento e quello seguente un altro condimento ancor e poscia un altro ancor fintanto che pervenni a approntare questo cibo come oltre specificato.
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I dischetti furon offerti alla Principessina con tale sequenza di preparazione e essi sempre furon benedetti in Sua presenza dal Monsignore.
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Ella se ne cib quotidie per oltre quindici settimane mentr'io continuai a produr dischetti che divennero a mano a mano sempre pi conditi e sempre pi grandi fintanto ch'assunsero la dimensione d'un piatto di portata e la Principessina quella d'una cicciarda fanciulla d'oltre 200 libbre.
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A tale punto l'Ajutante Capo Cuoco e Pasticciere di Real Casa mi disse che era tempo ch'io cessassi d'approntare questa medicamentosa preparazione alimentare in quanto la Principessina ormai cibavasi copiosamente di qualsivoglia cibo in qualsivoglia ora di qualsivoglia d e che a causa di ci purificava pi fiate pro die il suo il corpo ma che altrettanto non potea dirsi per l'anima.
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E in effetti Ella non volea pi soggiacere a quel necessario digiuno che  prodromico all'assunzione della Particola e tanto s'impunt che venne alfine dispensata dal comunicarsi dal Monsignore Charvaz il quale si sottopose al cilicio diurno per espiare la colpa di non esser stato in grado di convincere la Principessina a permanere nel viver la sua vita in odor di santit.
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Nel frattempo questa mia preparazione avea riscosso gran successo puranco nel corso di numerosi banchetti ove fu servita talch meditai, come ebbi la ventura di leggere, d'appellarla siccome nel Regno del Re Ferdinando II delle Due Sicilie nomasi una preparazione similare per forma ma non per condimento, ovverosia pizza e ch'essa portasse il nome della Principessina.
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Tal mio disio ebbe il beneplacito del Capo di Cucina pel tramite dell'Ajutante Capo Cuoco e Pasticciere di Real Casa Giovanni Vialardi e in quel frangente io seppi ch'essi per aver portato a salvamento la Real Creatura ricevettero notevol aumento del lor digi cospicuo guiderdone annuale.
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Ma di tale cosa affatto me ne calse allora e neppur me ne cale al presente, avend'io come disio non il danaro ma la speme d'esser ancor quel soggetto che sar oggetto della benevolenza di Sua Maest.
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Orbene, poscia tali necessarie notazioni, pervengo alla Ricetta della Pizza Ludovica: le quantit che qui fornisco son valevoli per approntarne una e quinci proporzionalmente per quante desideransi.
Provvederai a preparare personalmente il cibo e a effettuarne puranco la cottura poich tutto ci  d'agevole fattura e ti doner gran soddisfazione.
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Ti procurerai pertanto mezza onza di quel lievito detto madre e con esso e con 4 onze di farina di frumento della miglior specie e con sale a piacer tuo e con bastevole purissima aqua di fonte tu appronterai una pasta pari a quella che  del pane ma in essa porrai pure una generosa dose del pi rinomato infra gl'olii di olive sovraffini.
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Ne formerai un impasto e lo lavorerai fintanto ch'esso cessi d'appiccicarsi alle mani e fintanto che lo sentirai divenire al tatto liscio, morbido e elastico similmente al gluteo d'un infante.
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A tale punto formerai con tale impasto una sfera sulla quale farai un taglio a croce e la covrirai con un telo che puote esser puranco canovaccio purch esso sia lindo in quanto che l'igiene  l'ingrediente principe d'ogni preparazione e che sia umettato e la porrai a lievitare in loco tepido e per tanto tempo quanto necessita affinch il suo volume divenga quanto meno doppio rispetto a quello originario.
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Raddoppiato che sia, stenderai l'impasto su di una spianatoja e gli darai la forma d'un disco che porrai entro acconcia teglja che sia ben oleata e che lo contenga perfettamente e che abbandonerai in loco tepido per quanto meno tre ore e la covrirai con un telo che puote esser puranco canovaccio purch sia lindo e sia umettato.
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Nel frattempo ti sarai digi procurato del pomidoro che sia maturo, siccome suggerisce Don Ippolito Cavalcanti duca di Buonvicino nel suo libro titolato Cucina Teorico Pratica epper oltre a esso ti avvarrai com'io feci di altri due ingredienti che son quel formaggio fatto di latte di bufala della miglior specie e che  appellato mozzarella e di foglie di basilico in abbondanza e ti comporterai come segue.
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Spellecchierai il pomidoro e ne farai dadolini che porrai al colatojo e di essi ne utilizzerai 2 onze e poscia sfilaccerai il formaggio mozzarella colle mani che sieno entrambe ben nettate in quanto che l'igiene  l'ingrediente principe d'ogni preparazione, ottenendone una quantit che sia pari a 3 onze e disporrai pria la mozzarella sovra il disco di pasta che trovasi entro la teglja e poscia il pomidoro.
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Porrai in forno previamente riscaldato la teglja e ivi la terrai fintanto che il disco di pasta risulti cotto e che il bordo del medesimo assuma la sembianza di un cornicione e tal cosa accadr nel tempo d'una dozzina di minuti o pi a seconda del calor che tu avrai donato al forno.
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A tale punto estrarrai la Pizza e sovr'essa porrai una generosa dose di foglie di basilico e questo originario bianco mangiare ora sar d'un colore tricolore al pari di quello che compone la Bandiera Reale ovverosia verde, bianco e rosso!
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Questa Pizza sar assai gradevole al palato specie s'essa non sia ingollata ma bens manducata con lentezza inquantoch prima digestio fit in ore, e del pari sommamente corroborante pel corpo massimamente se la Dama o il Cavaliere che abbian trabalzato digi la quarta et avran diso di gustare quanto puotesi realizzare merc la successiva Ricetta che tratta d'una Pizza la quale adduce un durevol eccitamento dei sensi i quali avran ragione della ratio medesima fino a che non pervengasi di necessit a prolungata estasi che sia di carnale consolo e confortorio, ci  a quella che gli Antichi dicean esser la piccola morte.
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Ricetta n. 36. La Sublime Cottura di Pizza Ludovica.
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Al fine di realizzare al meglio la presente Ricetta terrai tali comportamenti.
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In primis per una quantit pari a 15 libbre di Pizza che vorrai presentare principierai col procurarti personalmente le seguenti nove spezie che son di agevole rinvenimento a breve distanza dal Palazzo Reale ovverosia sotto i porticati della piazza detta del Castello nella bottega impiantata dal signor Antonio Benedetto Carpano: di semi di noce muscata 3 onze, di ramoscelli di cynnamomo 1 onza, d'infiorescenza d'indica cannabacea 7 onze, di semi di cardamomo 2 onze, di chiodi detti del garofalo 1 onza, di fungo mescal 4 onze, di rizoma di galanga 1 onza, di rizoma d'iride fiorentina 4 onze, di foglie di tanaceto 3 onze.
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In secundis ti curerai di verificare assai che tali spezie sieno ben essiccate e non muffite.
Poscia le pestellerai personalmente tutt'insieme con somma cura in acconcio mortajo fintanto ch'esse divengan al pari di polvere finissima e del pari non sieno pi distinguibili l'une coll'altre.
A tale punto provvederai a eseguire la Ricetta secondo i dettami di quella che precede questa.
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Pervenuto nell'elaborazione laddove dicesi che disporrai pria la mozzarella sovra il disco di pasta, aggiongerai le nove spezie pestellate come sovra ponendo somma attenzione affinch le quantit delle spezie sieno rispettose della quantit enunciata di Pizza che vorrai presentare sul desco oppur proporzionali a essa.
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Poscia disporrai il pomidoro sovra la mozzarella e le spezie e porrai in forno previamente riscaldato le teglje che saran in numero di sedici o di diciassette a seconda dell'altezza con cui avrai forgiato i dischi di pasta per ottenere una quantit pari a 15 libbre di Pizza e ivi le terrai fintanto che i dischi di pasta risultino cotti e che il bordi dei medesimi assumano la sembianza d'un cornicione e questo accadr nel tempo d'una dozzina di minuti o pi, secondo del calor del forno.
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A tale punto estrarrai le Pizze e sovr'esse porrai una generosa dose di foglie di basilico e questo originario bianco mangiare ora sar d'un colore tricolore al pari di quello che compone la Bandiera Reale: verde, bianco e rosso!
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E con malcelato orgoglio potrai infine far degustare questa afrodisiaca e ghiotta Cottura ai tuoi fortunati commensali buongustaj e a fronte della lor riconoscienza e delle lor congratulazioni oblierai tutta la fatica ch'affrontasti per approntarla personalmente, non essendoti punto avvalso dell'ajuto altrui al fine d'impedire che i tuoi guatteri o chi per essi potesser carpirne la Ricetta al fine di farne un lucroso mercimonio.
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Tale Cottura risulter esser assai gradevole pel palato in specie s'essa non sar ingollata ma bens manducata con quella riflessiva e compiacente lentezza che ben s'addice ai commensali che son buongustaj inquantoch prima digestio fit in ore, e del pari sar sommamente corroborante pel corpo secondo quanto  stato enunciato nella Ricetta che precede questa.
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Qui termina il Tomo 3. Qui termina il Libro. QUOD SCRIPSI, SCRIPSI.
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FINE.
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POSTFAZIONE. di Vittorio Ubertone.
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Terminata la lettura delle ricette del Barla e delle brevi notazioni poste quale incipit ad alcune delle medesime, ecco sorgere nella mente del lettore considerazioni e correlati quesiti di non facile soluzione, e qui ne enumero alcuni.
Per esempio, si potrebbe avere l'impressione che la stesura di alcune delle sue ricette - vuoi di confetture, vuoi di elisir e vuoi di vivande - abbia fornito l'input per la realizzazione di simili preparazioni a esse sia coeve, sia successive e che col tempo queste hanno acquistato vita propria in quanto conosciute ai giorni nostri con diverso nome.
E ci premesso, sembra sia anche lecito il chiedersi: pu essere possibile che qualche copia dello sfortunato libro circol, oltre che in Italia, anche all'estero?
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A questo proposito, merita ricordare che nel 1876 venne posto in commercio nel Vecchio Continente l'Elixir Coca Buton e nel maggio di dieci anni dopo venne ufficializzato nel Nuovo Mondo il brevetto per una bevanda chiamata Coca-Cola; che nel giugno 1889 in Napoli vide la luce la Pizza Margherita (anche se una simile ricetta  documentata a far tempo dal 1830), ecc.
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E qui si accenna volutamente solo a due delle numerose ricette che sono state oggetto di apparente plagio. Da rimarcare che il Barla, a questo proposito, non ha voluto o potuto tutelarsi, anche adendo alle vie legali, come verificatosi spesso in quei tempi a Torino.
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Citasi quale esempio l'intricato caso che, a far tempo dal 1865, vide Giuseppe Bernardino Carpano versus Alessandro Martini e Teofilo Sola a proposito del brevetto di un vermouth: la soluzione richiese approfondimenti di non poco conto, per giungere infine a decretare a chi dovesse essere attribuita la paternit dell'opera dell'ingegno, al pari di quanto  accaduto in altre sedi a proposito della bussola, della polvere da sparo, della stampa a caratteri mobili, degli spaghetti, ecc.
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 per indubbio che il Barla lamenta di esser stato plagiato sfacciatamente dalla concorrenza e invoca giustizia, al pari di quando lascia intendere di esser stato subdolamente privato dei frutti che avrebbe potuto trarre dal suo lavoro, dalla sua indubbia inventiva e dalle sue numerose e ben riuscite sperimentazioni.
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A onor del vero, si deve per anche tener conto di un fatto: se si confrontano fra loro i ricettari comparsi nel corso del XIX secolo, quante preparazioni alimentari sono simili tra loro! Per molte di esse, al di l di come vengono presentate pi o meno pomposamente al lettore, varia solo il titolo della ricetta e/o la presenza di qualche ingrediente sicuramente secondario e questa osservazione vale a grandi linee anche per i precedenti secoli e almeno per la prima met di quello successivo.
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Mutando tipo di considerazione, che dire circa gli scrittori dalle cui opere il Barla estrapola alcuni brevissimi brani e li fa propri, senza menzionare la fonte e l'autore? Che se ne individuano agevolmente almeno una decina!
E che pensare della sfrontatezza con cui, dopo aver citato ampiamente l'Ecclesiaste nel corso della Prefazione Autoriale, egli termina e suggella il suo libro attingendo addirittura a una locuzione che compare nel Vangelo secondo Giovanni?
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E che dire del modo con cui il Barla talvolta tratteggia e commenta, con estrema disinvoltura, il comportamento di alcuni illustri, riveriti e amati personaggi del nostro Risorgimento sino a pervenire in qualche caso, forse involontariamente, al gossip?
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A questo proposito, sarebbe interessante poter compulsare alcune lettere inviate dal Barla alla madre, quelle riportate nel citato libricino intitolato Lettere a mamma Margherita dalla Corte Sabauda, e speriamo che ci sia a breve fattibile. Come gi  stato auspicato, forse in qualcuna di esse potrebbero essere presenti preziose informazioni, non ancora a conoscenza degli studiosi di varie discipline.
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Numerose possono essere pertanto le chiavi di lettura di questo libro del Barla, da cui provengono non pochi stimoli per approfondimenti che travalicano quelli dell'arte culinaria. Non siamo solo in presenza di uno dei tanti trattati di cucina, ma di un affresco letterario - che talvolta introduce di soppiatto il lettore nelle cucine e nelle stanze della corte sabauda - in cui il Barla afferma di aver profuso quella che definisce essere la miglior scienza e conoscienza dei tempi nostri circa la cucina e l'arte del ben mangiare e nel contempo invita il lettore a negligere le altre opere a essa simili (cfr. 2 - 74).
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Un'ultima considerazione.
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Trentasette anni dopo la stampa del libro del Barla, vide la luce La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene dell'Artusi, e quasi quasi si potrebbe azzardare l'ipotesi che il titolo di questa opera riecheggi quanto sopra menzionato: forse che l'illustre autore abbia avuto modo di leggere e forse di apprezzare Il Confetturiere, l'Alchimista, il Cuciniere piemontese di Real Casa Savoia?
Non  dato il saperlo: in ogni caso, al pari di quella del Barla, anche quella dell'Artusi - come spesso  stato rilevato da insigni studiosi -  un'opera che travalica il mero concetto di ricettario.
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E soprattutto, come ha sagacemente puntualizzato Clara Vada Padovani nel mese di maggio 2011 nel corso di un intervento effettuato presso il Salone Internazionale del Libro di Torino, non bisogna dimenticare tutta la tradizione culinaria a lui [all'Artusi] precedente e i molti cuochi, caduti nell'oblio, che 40 anni prima della pubblicazione della sua opera, seppero imprimere il gusto presso le corti sabaude. A questi l'Artusi deve molto.
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Vittorio Ubertone.
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FINE.